E poe...sia! | 14 marzo 2021, 08:21

"Libere" di vendersi

Oggi parliamo di donne, di diritti, di conoscenza e di inaccettabili violenze. Per poi ascoltare Gianluca Lalli, attraverso le sue parole e i suoi versi. Infine, il contributo di un lettore

"Dulce Dino en amarillo", collage dell'artista colombiana Valentina Rojas. https://www.instagram.com/valentinalabruja/

"Dulce Dino en amarillo", collage dell'artista colombiana Valentina Rojas. https://www.instagram.com/valentinalabruja/

Ben ritrovati #poetrylovers e, come sempre, buona domenica!

Sì, questa volta ho deciso di prendere il sentiero battuto e non ignorare deliberatamente giorni e festività. Vuoi perché di sesso femminile, vuoi perché non tollero le spiegazioni superficiali, userò la ricorrenza appena passata come trampolino di lancio verso altro.

Sono passati 6 giorni dall'8 marzo, Giornata Internazionale dei Diritti della Donna (altro che “festa”). Qualche breve cenno storico, piuttosto lontano dalle bufale circolanti sul web: richiesta a gran voce nel 1911 dal Partito Socialista americano, nella speranza di porre l'accento sull'importanza del ruolo femminile in una società che si definisca "civile", venne poi confermata (negli intenti) dai due scioperi delle operaie russe del 1917 e del 1921 e infine perorata dall'ONU (nella forma), che istituì ufficialmente la Giornata Internazionale dei Diritti della Donna nel 1977. E poco importa se all'uomo, prima di CAPIRE e di conseguenza AGIRE, servano sciagure, dolore e morte. Nel caso in questione, condizioni ignobili e decenni di soprusi subiti dalle lavoratrici.

Interessante e non di poco conto il fatto che siano state proprio le difficili condizioni delle donne operaie a scatenare i primi movimenti intestini e le prime, lente, lentissime, solidarietà istituzionali. Già, donne operaie. Donne a cui, sin dall'infanzia, era richiesto (pardon, preteso) di adattarsi a un ambiente ostile e ingrato, che le voleva madri, mogli, concubine, lavoratrici e massaie. Ma, soprattutto, che le voleva zitte.

Per fortuna, tutto è cambiato.

O forse no? Scusate il mio entusiasmo, lettori: mi faccio prendere troppo la mano, alle volte. Una precisazione: questo articolo non intende in alcun modo essere l'ennesima invettiva al maschilismo o incitare alla lotta di genere. Credo fermamente che, fintanto si affronteranno i dissidi gridando più forte dell'altro/a, non si risolverà un bel niente. Scelgo di non estremizzare, esasperare, polemizzare e snaturare concetti. La società sta già cambiando e velocemente, se pensiamo ai secoli di patriarcato che ci lasciamo alle spalle, che piaccia o meno ai detrattori. Non ovunque, però: ecco il vero problema.

Confrontiamo dati e fatti concreti; presto capirete dove voglio andare a parare.

Si stima che circa 757 milioni di adulti e 115 milioni di giovani non hanno le più elementari competenze per quanto riguarda leggere e scrivere. In totale, si parla di circa 870 milioni di persone. Le donne rappresentano i due terzi sul totale degli analfabeti adulti: quindi, sono circa 477 milioni. Dal 2000, il tasso di analfabetismo femminile è diminuito dell’1% appena.

La metà delle donne adulte che vivono in Asia meridionale, Asia occidentale e Africa subsahariana non sa né leggere né scrivere. Un esempio emblematico? Il Nepal, piccolo stato himalayano famoso per essere la patria di alpinisti e amanti del trekking. A fronte della sua scarsa alfabetizzazione e di una cultura femminile del tutto assente, risulta che circa il 5,35% dei suoi 28 milioni di abitanti siano vittime di tratta di esseri umani, ossia 1,5 milioni di donne e bambine. Oltre il 5%! Ci rendiamo conto? Provo a spiegarmi meglio: immaginate che, dall'oggi al domani, 3 milioni 250 mila italiane svaniscano nel nulla, puff, abracadabra, trasportate come bestie da macello ai quattro angoli della terra. Tra loro figlie, nipoti, cugine, vicine di casa, amiche, mamme. Tradite dagli stessi familiari. Tradite da tutti noi.

Sapete qual è il modo migliore per rendere una Donna schiava? Rinchiuderla in una stanza, forse? Legarla? Umiliarla, allora?! Nah... la volontà non si piega facilmente: fisico e mente possono resistere a lungo. Il primo passo è privarla della conoscenza. A priori, a monte, esiliarla dal sapere. Dalla capacità di ragionare, confrontare e capire. Dunque, solo allora, sferrare il colpo di grazia: toglierle la SCELTA. Sradicare la sua libertà all’autodeterminazione. Derubarla del futuro.

Una donna priva di autonomia e protezione, che sin da bambina non sviluppa senso critico e si arrende al volere altrui, senza maturare idee, obiettivi e gusti personali, come pensate possa sottrarsi a un destino spesso già segnato? Foraggiato, persino? A chi potrebbe chiedere aiuto? Come scappare dalla sua condizione? Tre le strade: ricorrendo a scorciatoie degradanti per scelta, sotto minaccia o semplicemente e disperatamente credendo a promesse da marinaio di bella vita e nuovi inizi, lontano da casa. "Libere" di vendersi, perché solo questo resta da fare, perché unica realtà possibile, perché non si conosce altro.

Ad oggi, nel mondo, si contano circa 40 milioni di vittime coinvolte nella piaga della prostituzione (perlopiù di sesso femminile): una vittima su 4 è minorenne e, tra i casi segnalati, una su 20 ha meno di 8 anni (fonti: Save the Children e Osservatorio sulla prostituzione - Ministero dell'Interno). Non credo serva aggiungere altro.

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Quest'oggi, a chiusura di una settimana iniziata tra mimose e post sdolcinati sulla grandezza della Donna, intervistiamo un artista a tutto tondo che ci fa dono della sua esperienza.

Gianluca Lalli (Colle di Arquata, 24 giugno 1976) è cantautore, docente, regista e scrittore.

Leggere la tua biografia è stato pazzesco; hai accumulato una gran bella scorta di successi e soddisfazioni, in musica e in letteratura. Ti va di riassumere brevemente ai nostri fedeli lettori il percorso artistico intrapreso finora?

Ho iniziato a prendere seriamente la musica con la vittoria del premio "Rino Gaetano" nel 2005; dopo quell'esperienza ho fondato una band, Ucroniutopia. 

Nel 2011 ho pubblicato il primo disco, Il tempo degli assassini. Lo stesso anno sono stato tra i vincitori del Talent Demo l'acchiappatalenti di Radio Rai.

Nel 2013, con il videoclip Il lupo, ho vinto il premio "Pasinetti", il premio "Hard Rock Cafè" e sono stato premiato al festival del cinema di Venezia. 

Nel 2014 ho realizzato il mio secondo disco con la collaborazione del cantautore bolognese Claudio Lolli. Tre anni dopo ho realizzato il mio terzo disco, Metropolis, il cui titolo trae ispirazione dal film distopico di Fritz Lang. 

Nel 2020 ho pubblicato il mio ultimo lavoro, il disco Le Favole al telefono, facendo eco all’opera omonima di Gianni Rodari (1962).

Dicci del tuo progetto di musicare l'immenso Gianni Rodari di cui, a fine 2020, si è festeggiato il Centenario. Da dove nasce l'idea e come prosegue?

L'idea di musicare Gianni Rodari è nata a seguito di un laboratorio di scrittura creativa, Il cantafavole, che da 12 anni presento nelle scuole italiane: insegno ai bambini a scrivere canzoni dalle favole di Gianni Rodari e dalla letteratura in generale. Il disco ha avuto un ottimo riscontro di critica; molti quotidiani, come Repubblica, il Manifesto, il Tempo, Cinecorriere, hanno recensito il disco. È stato citato anche da Tgcom 24 e altre emittenti televisive. Rai Radio Kids ha inserito il disco nel suo palinsesto.

Tornando al triste ma pericolosamente in crescita problema dello sfruttamento sessuale, sappiamo che ti sei dedicato all'argomento, costruendoci intorno un vero e proprio spettacolo teatrale (quanto ci manca il teatro!), Lisistrata & le altre. Se non vado errando, si divide in tre parti e altrettanti componimenti: "Bambina" (sulla prostitizione minorile), Violenza (sui matrimoni riparatori) e Sexy (sulla sessualità stereotipata). Ti prego, raccontaci tutto.

Il teatro mi manca moltissimo, come mancano i bambini, il mondo della scuola tutto e il progetto La musica dei ricordi, ideato da me e indirizzato alle cliniche specializzate in malattie neurodegenerative (soprattutto Alzheimer) e ai centri d’igiene mentale.

Lo spettacolo teatrale Lisistrata & le altre si propone di ripercorrere, attraverso vari personaggi femminili e l’ausilio della poesia, le fasi storicamente più importanti della nostra società, raccontando vicende di donne, protagoniste-vittime della violenza di genere. Il titolo è una rievocazione e insieme un omaggio alla commedia di Aristofane che per prima collocò le donne al centro, protagoniste di uno spettacolo teatrale, immaginando così un mondo alla rovescia, un mondo pacifico guidato dal sesso femminile e suscitando angosce ancestrali di cui neppure lo stesso grande commediografo fu scevro. Volgendo brevemente lo sguardo alla nostra storia, raramente alle donne sono stati offerti strumenti grazie ai quali ribellarsi: istruzione, autonomia economica, autodeterminazione, tutele giuridiche. Tuttavia, con il passar del tempo, ci sono state importanti rivoluzioni a loro favore, spesso promosse dalle donne stesse: dalla legge più importante, quella del codice romano che concesse alle donne il diritto di ereditare, alle più recenti conquiste, quali: il diritto di voto, l’abolizione della ridicola legge sul delitto d’onore, il divorzio e l’aborto, il lento ma progressivo riconoscimento delle competenze femminili nel mondo del lavoro. Nonostante ciò, il fatto che i femminicidi e gli omicidi di genere siano sempre più frequenti (fino a 114 in un mese!) fa e mi fa riflettere su come questa società, malgrado le vittorie giuridiche, sia ancora in effetti una società violenta, analfabeta in senso civico, incapace di accogliere come arricchimento le diversità di ogni sorta, spesso vissute con competitività o percepite come impedimenti alla realizzazione di sé.

Come pensi che l'arte, inclusa la Poesia, possa aiutare il pubblico a empatizzare e, Dio voglia, lottare per porre fine a realtà tanto mostruose il prima possibile?

Purtroppo temo l'arte non basti a sensibilizzare. Il teatro è frequentato da una certa tipologia di persone, mentre situazioni tanto drammatiche accadono quasi sempre fuori dal contesto artistico, lontano da un teatro o da un palco; nella maggior parte dei casi questi orrori si verificano dentro casa. Penso, quindi, che sia responsabilità delle istituzioni, tra cui scuola e famiglia, adoperarsi. Lo Stato dovrebbe investire e tanto sull'educazione e la cultura. Mi sorge tuttavia una domanda spontanea e provocatoria: il potere vuole davvero la gente sia istruita ed educata, culturalmente preparata? O, al contrario, gli fa comodo obbedisca ciecamente ai propri disegni (inquietanti), mentre noi artisti restiamo relegati in casa senza stipendio, tra spettacoli sospesi, palchi e piazze chiuse al pubblico e centri commerciali guarda caso operativi?

Progetti futuri?

I progetti futuri includono in primis un nuovo disco, in perfetto equilibrio tra letteratura e musica. In esso s’intervalleranno collaborazioni importanti. Per citarne alcune: Massimo Gelmini e la chitarrista di Roberto Vecchioni, Leonardo Sgavetti - tastierista dei Modena City Ramblers, Stefano Sanguigni - chitarrista di Bob Malone dei Creedence Water Revival, Daniele Sepe e tanti altri artisti. È un disco che si pone l’obiettivo di avvicinare i giovani alla letteratura; sto infatti musicando opere di George Orwell, Ignazio Silone, Carlo Levi, Trilussa e altri grandi scrittori.

Infine, a breve, sarà pubblicato il mio settimo libro, un testo di poesie e aforismi dal titolo Conosci te stesso.

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A conclusione di un articolo tanto impegnativo, vi chiedo un ultimo sforzo, amici: leggete d'un fiato, insieme a me, la poesia finale del nostro ospite. Meglio ancora, ascoltatela cliccando sul link sottostante.

https://youtu.be/x_keAZosRCU

E portatela con voi, nella vita, almeno per un po'.

 

BAMBINA

"Bambina qui mi chiaman tutti

ma vi giuro sul mio cuore

che benché io mi ci sforzi

non ricordo più il mio nome

A 11 anni mi han violata

sul mio corpo come cani

ma io non ho sentito niente

solo il sangue sulle mani

il mio pane è sulla strada

dai miei primi 12 anni

un esercito di uomini

si confondono con gli anni

e scordare è una salvezza

così dimentico le facce

ma l'odore che rimane

non si toglie con le docce

vivon gli uomini di mondo

in simbiosi con il sole

ma per me non c'è speranza

solo tenebre e dolore

e tutti quanti hanno un amore

e molti figli da cullare

io lavoro senza tregua

ma non ho bocche da sfamare

I benpensanti e i moralisti

fanno leggi senz' appello

ma la notte poi ti pesan

come carne da macello

questa gente menzognera

ci racconta dell''eterno

non sa che la morte consola

paragonata a questo inferno

perché poi sei nei gironi

mi ritocca ancor l'inferno

e mi ributtano qui in strada

poi mi sente il padre eterno.

quante bocche quante mani

dentro questa vita ad ore

cinquant'anni di lavoro

senza fare mai l’amore

ma il mio amore sai è la luna

mi protegge e mi vuol bene

lei mi ascolta e mi sostiene

poi torniamo a casa insieme

Gli anni volan senza sconti

ma io son tale e quale a prima

ho mezzo secolo suonato

ma qui mi chiamano Bambina"

 

Questo verso in particolare:

"...e scordare è una salvezza"

Per le vittime, sicuramente. Per tutti noi, invece, una condanna.

Pensateci su.

Alla prossima

PICCOLA CHICCA FINALE

Pubblichiamo la lirica del signor Francesco Lena, da Cenate Sopra (Bergamo), arrivata in redazione qualche giorno fa. Grazie per avercene fatto dono! Continuate a seguire “E Poe…sia!” e inviare pensieri, aforismi e liriche; sarò felice di condividerli negli articoli della rubrica!

PASQUA 2021

Auguri di una Pasqua, piena di umanità, per prendersi cura dei nostri anziani,

portare un sorriso, una carezza, ascoltarli, la loro genuina saggezza è ricca di veri valori umani.

Auguri di una Pasqua, di speranza per prendersi cura degli ammalati, con gentilezza e coraggio,

generosità, umiltà, stare vicini, portare una parola di sollievo, sarà un raggio di sole, illuminerà il loro viso.

Auguri, buona Pasqua, di cura dei ricordi delle persone che sono andate, senza poterli tenere per mano,

far loro una promessa, non li dimenticheremo, il loro esempio sarà la luce, che illuminerà il nostro cammino.

Auguri di una Pasqua, d’amore e di cura delle donne, indispensabile pilastro della nostra comunità e civiltà,

c’è bisogno di coltivare collaborazione, dialogo, condivisione, amare e soprattutto stimare e rispettare.

Auguri di una Pasqua, di ascolto, dolcezza, da dedicare con cura a bambini, fare di più e meglio con amore,

raggiungere l’obiettivo che tutti i bambini del mondo abbiano da mangiare, opere di bene fatte col cuore.

Auguri di una Pasqua solidale, cura dei migranti, salvarli i nostri fratelli in mare, con amorevole dedizione,

venga fatta loro buona accoglienza, ospitalità, una generosa e fraterna integrazione.

Auguri di una Pasqua d’impegno, cura dei diversamente abili, sia garantito diritto, salute e assistenza,

siano abbattute ogni forma di barriere e ci sia un aiuto speciale per loro e per i familiari.

Auguri di una Pasqua aperta al dialogo tra fratelli del mondo, dentro un progetto di pace e amicizia,

basta costruzione di armi, strumenti di morte ma costruzione di strumenti per la vita e la giustizia.

Auguri di una Pasqua, di cura e più attenzione per la natura, per l’ambiente, delle sue infinite bellezze,

il cielo, le montagne, il mare, i fiori, tutte cose meravigliose, da amare, ammirare e rispettare.

Auguri di una Pasqua piena di opportunità, per lavorare uniti giovani e meno giovani per il bene comune,

per la costruzione di un mondo più giusto, migliore, quando finirà questo periodo buio per il COVID, sarà per tutti una bella Pasqua, piena di gioia, di resurrezione e tutto rinascerà.

Johanna Poetessa

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Johanna Finocchiaro

Buongiorno, Good morning, Bonjour, Buenos Días, Namasté!
Sono Johanna. Classe 1990, nata a Torino, impiegata, appassionata di lingue straniere e poetessa. Già, poetessa.
Scrivo sin dalla tenera età (mi sono innamorata della poesia dal primo incontro, alle elementari) e leggo, leggo tanto, sempre e ovunque. La mia massima fonte d'ispirazione è l'arte: mi conquista la sua immediatezza, la forza comunicativa, la varietà di forme e concetti espressi, la chiarezza.
Viaggiando, ho compreso quanto il mondo sia dinamico. Mi ci sono adattata, pian piano, stravolgendo piani e idee. Oggi lavoro per un importante istituto bancario ma continuo a essere curiosa. E gioiosa. Faccio parte della corrente letteraria dei Poeti Emozionali e ho, all'attivo, la pubblicazione di tre libri: una silloge corale, un e-book e l'ultimo arrivato, “Clic” (L’Erudita Editore).

E POE...SIA!
Questa rubrica nasce sotto una buona stella o così mi piace pensare; si propone, con determinazione, di avvicinare il lettore a un genere letterario incompreso ma testardo: la poesia.
Perché no!? Perché non recuperarla dal cassetto, vestirla con abiti nuovi, freschi, darle una possibilità? La possibilità di emozionarci, semplicemente questo: riflettere, sentire qualcosa, qualsiasi cosa, con e grazie a Lei.
Allontaniamoci dall'impostazione scolastica e dall'analisi del testo, lasciando spazio, invece, all'analisi del SENSO. Senso che sta per ragione e sensazione insieme. Impariamo a cercare la curiosità, prima delle domande. Accendiamo il pensiero. Che dite, ci lanciamo nel viaggio? Al paracadute provvedo io! 

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