E poe...sia! | 11 aprile 2021, 08:11

Il "mistero" svelato: cosa c'è dietro l'occulto

Il poliedrico Aleister Crowley, il mito di Babalon per poi concludere con i versi di Claudio Spinosa

Acrylic on canvas, Hope Gangloff (2011)

Acrylic on canvas, Hope Gangloff (2011)

Buongiorno e buona domenica, #poetrylovers!

Spero abbiate passato le festività pasquali in allegria e bagordi; lasciare le redini del controllo, a volte, serve proprio a ritrovare forza e propositi.

Senza perdermi in ulteriori preamboli, vado a presentare il tema di oggi: l’Occulto”.

Sempre un bel rompicapo trovare la giusta chiave di lettura e, successivamente, analisi. Sia per l’argomento di per sé inflazionato (relegato ai soliti schemi semantici – astrologia, tarocchi, animismo, magia) sia per la difficoltà oggettiva a sradicare quegli stessi schemi, quelle impronte su cemento armato che si muovono galleggiando nella mente ogni qualvolta ne sentiamo parlare. Insomma, un mondo immenso ma dai contorni sbavati.

Cosa s’intende per Occulto, prima di tutto?

Il termine deriva dal latino “occultus e si riferisce alla conoscenza di ciò che è nascosto, occulto appunto, come pure all'approfondimento del soprannaturale, in antitesi al visibile, ovvero alla scienza ufficiale nelle sue consuete forme. Semplice, tutto sommato.

Tralasciando il lato esoterico, personalissima branca dell’essere e del sentire umano, a mio parere vero e proprio bisogno da soddisfare legato alla ricerca dell’oltre, soffermiamoci insieme sulla definizione.

Oscar Wilde credeva fosse il mondo visibile a rappresentare il vero mistero. Ed è così; in parte è così. Tuttavia, in una società ormai evoluta e che ben poco non ha approfondito, ecco tornare prepotente quello slancio assopito ma mai perso alla scoperta, all’avventura, all’esplorazione di ciò che è invisibile agli occhi. Brama di sapere, voglia di addentrarsi in realtà che semplicemente non conosciamo. Fintanto saremo curiosi, cari amici, fin quando manterremo la voglia di sapere, resteremo umani. Capire significa crescere. E crescere dà spazio al miglioramento.

Data la mia consueta premessa, cominciamo a scavare nel personaggio che l’ospite odierno ha deciso di proporre per l’articolo, il poliedrico Aleister Crowley. Dopo aver approfondito la sua vita, ho compreso alcune cose. Ad esempio, che definirlo poeta non basta. Come non basta definirlo un mistico. Nessuna etichetta potrebbe in effetti ingabbiare una personalità tanto variopinta.

Crowley era di natura uno spirito eclettico e si fece la reputazione di poeta, romanziere, giornalista, scalatore, esploratore, giocatore di scacchi, grafico, sperimentatore di droghe, burlone, amante delle donne, beneamato dagli uomini, yogi, mago, profeta, pioniere nella lotta per la libertà, attivista dei diritti umani, filosofo e artista. Una predisposizione a cercare e ricercare, conoscere e mettersi in gioco che lo ha portato infine alla dimensione spirituale, come ultima ma imprescindibile tappa del suo “vagare”.

Spiritoso e teatrale, uno dei primi sostenitori delle virtù estetiche e ispiratrici delle droghe, del sesso, della musica e della danza, egli gravitava intorno alle comunità in esilio culturale: New York durante la Prima Guerra Mondiale, la Generazione Perduta di Parigi negli Anni Venti e la Berlino decadente di Christopher Isherwood negli Anni Trenta. Compare in innumerevoli memorie e fu preso a modello per la creazione di molti personaggi letterari, da “The Magician” di Somerset Maugham sino al cattivo nel capitolo “Casino Royale” della famosa saga di Ian Fleming.

È stato paragonato a Sir Richard Burton e oggi, Crowley, è forse meglio conosciuto come l’autore dei manuali di occultismo più influenti del XX secolo e come il primo inglese ad aver fondato una religione - Thelema - una fede riconosciuta in tutto il mondo. Riassumendo il credo degli aderenti, noti come thélemiti: si dovrebbe cercare e seguire il proprio percorso nella dimensione reale, inteso come realizzazione dell’autentica volontà (il destino individuale di una persona durante l’esistenza), piuttosto che i piccoli desideri egoistici.

A tal proposito, giungiamo finalmente al fulcro del discorso e del culto stesso, la complessa divinità Babalon.

Conosciuta anche con gli epiteti di Donna Scarlatta, Grande Madre o Madre di abominazioniessa rappresenta la dea del sistema occulto del Thelema (The Book of the Law) e, nella sua forma più astratta, l’impulso sessuale femminile e la donna liberata. Nel credo della Messa Gnostica viene inoltre identificata con Madre Terra, nel suo senso più fertile. Molto forte il legame con il simbolismo biblico che nell’Apocalisse dipinge una donna simile, scarlatta e disinibita, al comando dei mari (a sua volta simbolo di popoli).

Nella sua prima funzione di Porta alla Città delle Piramidi, Babalon custodisce l’abisso; non si nega bensì s’unisce interamente ai propri adepti, richiedendone un dazio di sangue in segno di fedeltà e offrendosi da ponte tra identità egoica terrena (il falso sé, la sfera inconscia) e conoscenza. Una porta, appunto, che conduce a Vita e Bellezza. Questo mischiarsi, quasi automaticamente, si allaccia e s’incrocia con l’atto sessuale tra uomo e donna, massimo esempio di unione.

Il secondo ruolo, quello di Donna Scarlatta, racchiude la funzione erotica femminile che, in base all’idea di Crowley, poteva “incarnarsi” in amanti-avatar, sue compagne nel rito, degne sostitute (ma sempre sostitute restano) dell’unica vera amante, Babalon. Furbacchione di un Aleister, ogni scusa è buona!

Infine, nell’ultima e più cosmica funzione di Thelema, la dea riveste i panni di Grande Madre, probabilmente ispirandosi alla Natura, come colei che fornisce energia e materia agli spiriti nudi, vita.

 

Ne avevate mai sentito parlare? Trovate queste informazioni interessanti? Personalmente, posso confidarvi di aver provato sorpresa mista a scetticismo man mano mi addentravo in questo mondo mistico-religioso. Un vero e proprio sistema cardinale.

In tutta onestà non sento di appartenergli, non in questa forma. La spiritualità, a parer mio, non dovrebbe assumerne alcuna, di forma. Né richiedere riti d’iniziazione o nascondersi dietro magici portali. È più reale di quanto sembri; possiamo sentirla, toccarla, ammirarla intorno a noi nei suoi mille volti. Tuttavia, rispetto e ammiro chiunque la pensi diversamente e trovi la propria soddisfazione intima, umana; ovunque si abbeveri.

L’aspetto che desidero enfatizzare, che poi è quello con cui amo concludere – il "cosa ci portiamo a casa", è questo: affascinante o meno si consideri l’esoterismo e il suo sistema di valori, indubbia è la fantasia e la profonda volontà umana di spiegare e spiegarsi TUTTO. Sta sempre lì la molla, negli anfratti del dubbio e delle domande, pronta a saltar fuori e svilupparsi in mille modi ed uno ancora. Qualcuno trova le risposte nell’arte, qualcun altro nella natura, altri ancora nella famiglia, nello sport o nella religione. Perché no, in Thelema.

Il credo è forse il più vasto dei mondi occulti, il più genuino ed importante bacino dell'invisibile. Nessuno può dirsi davvero "ateo", nessuno può definirsi "non credente", fintanto avrà capacità di pensare, amare ed empatizzare con il proprio inconscio. E l'inconscio è fatto della stessa sostanza per tutti, di quell'essenza inspiegabile che viva racconta di luoghi lontani. A noi la scelta di come arrivarci, del "mezzo di trasporto" più adatto. Aleister, ad esempio, è figlio di un’epoca scevra da violenza, dedita ai piaceri e alle sperimentazioni artistiche conosciuta come Belle Époque. Il suo personale "Occulto" assume dunque forme creative e sensuali, profondamente libertine.

SVELATO IL MISTERO!

Perdiamoci adesso tra i versi di Claudio Spinosa: poeta, performer, presentatore e giornalista, che generosamente offre ai lettori la sua interpretazione poetica del mito di Babalon.

BABALON

Allietato

dai tormenti

Nudo

quando in viso scendono lacrime

La bufera

che sibila sulle foglie

Il mio umore

ha suoni di cristallo

E poi uno schianto

Rude

Sinistro

Vermiglio

L’orizzonte in fuga

scompare nella cenere

che fu gloria

e gloria.


Questo verso in particolare:


L’orizzonte in fuga”


Avete mai pensato a come descrivereste il vostro?

Pensateci su.

Alla prossima

Johanna Poetessa

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Johanna Finocchiaro

Buongiorno, Good morning, Bonjour, Buenos Días, Namasté!
Sono Johanna. Classe 1990, nata a Torino, impiegata, appassionata di lingue straniere e poetessa. Già, poetessa.
Scrivo sin dalla tenera età (mi sono innamorata della poesia dal primo incontro, alle elementari) e leggo, leggo tanto, sempre e ovunque. La mia massima fonte d'ispirazione è l'arte: mi conquista la sua immediatezza, la forza comunicativa, la varietà di forme e concetti espressi, la chiarezza.
Viaggiando, ho compreso quanto il mondo sia dinamico. Mi ci sono adattata, pian piano, stravolgendo piani e idee. Oggi lavoro per un importante istituto bancario ma continuo a essere curiosa. E gioiosa. Faccio parte della corrente letteraria dei Poeti Emozionali e ho, all'attivo, la pubblicazione di tre libri: una silloge corale, un e-book e l'ultimo arrivato, “Clic” (L’Erudita Editore).

E POE...SIA!
Questa rubrica nasce sotto una buona stella o così mi piace pensare; si propone, con determinazione, di avvicinare il lettore a un genere letterario incompreso ma testardo: la poesia.
Perché no!? Perché non recuperarla dal cassetto, vestirla con abiti nuovi, freschi, darle una possibilità? La possibilità di emozionarci, semplicemente questo: riflettere, sentire qualcosa, qualsiasi cosa, con e grazie a Lei.
Allontaniamoci dall'impostazione scolastica e dall'analisi del testo, lasciando spazio, invece, all'analisi del SENSO. Senso che sta per ragione e sensazione insieme. Impariamo a cercare la curiosità, prima delle domande. Accendiamo il pensiero. Che dite, ci lanciamo nel viaggio? Al paracadute provvedo io! 

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