E poe...sia! | 12 settembre 2021, 10:18

L’eleganza del riccio

Un componimento della poetessa pugliese Maria Teresa Cosi ci ricorda l'importanza del "tacere" e del non giudicare

Alba, olio su tela 50x70 - Francesco Senise (www.francescosenise.it)

Alba, olio su tela 50x70 - Francesco Senise (www.francescosenise.it)

Buona domenica, miei cari #poetrylovers! Che emozione ritornare finalmente “in trincea”, testa bassa e cuore alto a lottare per la rivalutazione della Poesia nelle nostre vite!

“E Poe…sia!” riparte oggi con nuovi ospiti, intriganti opere d’arte ed emozionanti versi: tutti da gustare.

Spero abbiate passato vacanze stimolanti ma, sopra ogni cosa, serene.

Dopo qualche mese di meritato riposo mentale (da ambo le parti… non dev’essere facile sopportarmi!) ci aspetta un programma fitto e, mi auguro, piacevole, pensato per accompagnarci sino alle festività natalizie; l’intento resta immutato, ormai vero e proprio marchio di fabbrica della rubrica: mettere in evidenza il valore concreto del genere lirico, rispolverarne la valenza pratica, dimostrando che i confini nei quali l’opinione pubblica l’ha rinchiuso stanno decisamente stretti; Poesia è il linguaggio dell’interiorità quanto della realtà.

Dato questo piccolo promemoria a rinfrescare la memoria dei lettori, affezionati oppure capitati tra queste righe per la prima volta, direi d’introdurre l’argomento odierno.

Sapete, ho pensato a lungo al tema da affrontare di rientro dalle vacanze; vuoi per il periodo estivo quasi alle spalle - tradizionalmente più spensierato, vuoi per quello che ci attende - inevitabilmente più stressante, la prima idea è stata quella di trasmettere carica, entusiasmo, grinta. Essenziali come il pane e vero carburante delle nostre attività: riparte il lavoro, la scuola, la routine quotidiana che tanto ci era mancata. Se i mesi che ci attenderanno saranno ancora turbolenti, anomali o sottotono, lo scopriremo. Diamoci merito di un fatto, intanto: ognuno di noi ha agito con coscienza, per fare la sua parte nell’assicurare la propria ed altrui incolumità. E non stiamo parlando della campagna vaccinale, benché ne sia una parte importante quanto controversa, piuttosto della volontà di agire con giudizio, rispettando quelle solite tre regole ormai entrate nel nostro DNA che (non scordiamolo!) possono ancora fare la differenza.

Pacca sulla spalla a parte, tuttavia, ho avuto modo di riscontrare e “annusare” distintamente una puzza che poco tollero: l’Intolleranza. Durante le vacanze, che ci avevano abituato a un clima di pausa e sano distacco, vi è stato in realtà un gran fermento. D’idee? Di opinioni? Di confronti?

No. Magari.

Per lo più, molto rumore. Rabbia, oserei dire, violenza e gare a chi gridasse più forte. Tutti noi, già parecchio provati e stanchi, abbiamo assistito a miriadi di dispute e diatribe in cui la sensazione netta era sempre la stessa: giudicare. Pareri su pareri, discussioni su discussioni, interventi di ogni genere in cui – urlando – si tentava di convincere il pubblico della superiorità di una posizione. Ma (e sta qui l’immenso nodo della matassa) sminuendo e ridicolizzando qualsiasi altra opinione.

Questo mi ha spaventato, amici. Questo mi ha scosso: il clima di disprezzo in cui ci siamo ritrovati a vivere, spinti a forza nel frullatore, talmente confusi da non riuscire più a sentire la nostra e l’altrui voce, ormai ridotte a un’eco lontana, tra continui tentativi di schiacciare il diritto a pensarla diversamente, ad averlo un pensiero. Libero, possibilmente.

Non ha senso e non è mia intenzione scendere nei meriti della questione; nessuno ha la facoltà né la capacità di apporre il marchio “torto” o “ragione” sui propri simili. Men che meno io. Ribadisco un’ultima volta, perciò, che in questo articolo non sostengo né critico alcuna linea di condotta e mi auguro l’intento profondo giunga forte e chiaro. Eppure, quale che sia la nostra opinione e conseguente scelta, credo sia fondamentale sostenere il diritto di ogni essere umano e il dovere del singolo cittadino a informarsi, scegliere, convincersi, avere dubbi, agire, attendere se necessario. Insomma, a essere libero. Fermo restando che in casi di grave emergenza, piaccia o no, DEVE prevalere necessariamente un atteggiamento che mira al male minore e al bene collettivo, ciò non autorizza né giustifica la macchina mediatica ad alimentare un clima d’odio e (ripetiamolo) Intolleranza verso il diverso – sia esso un parere contrario, un maggior bisogno di chiarezza o semplicemente paura di quel che poco o niente si conosce.

Ecco perché, a dispetto di qualsiasi idea iniziale potessi avere, decido di riaprire le danze a voce bassa, quasi sussurrata, senza lanciare “slogan” di esagerata positività o falsa allegria. Il futuro arriverà e ci faremo i conti, con le armi a disposizione e (non sarebbe male) facendo tesoro dell’esperienza.

Questo è dunque il momento della discrezione, del saper tacere, del non lasciarsi trascinare dalle continue estremizzazioni. Non esiste bianco e nero, non esiste schieramento; soltanto persone con sentimenti feriti, vite stravolte, legittimi dubbi. Permettiamo al tempo e alla coscienza personale di formarsi e consolidarsi, senza forzarne la volontà che, quasi certamente, trarrà le sue conclusioni e saprà agire per il meglio, proprio e altrui. Insomma, una modalità corretta e rispettosa della libertà di pensiero.

Proviamo a essere osservatori attenti e parlatori lenti. Abbassiamo il volume del caos, talmente alto da coprire quasi del tutto la “visuale”. Innalziamo, invece, i muri del rispetto, così da poterci ergere oltre la disumanità programmata. Molto più contagiosa di un virus.

Sì, questo è il momento dell’Eleganza del riccio, rifacendoci infine al titolo odierno, preso a prestito dal romanzo di Muriel Barbery che ben incarna lo spirito a cui faccio appello: una propensione alla calma, all’eleganza, appunto, con cui affrontare le giornate, soprattutto le più buie.

Non saranno certo lo sfoggio di arroganza e la violenza a determinarne la riuscita. Questa battaglia ha e avrà sempre due soli alleati per vincere: Umiltà e Altruismo.

Come di consueto, lascio posto al meraviglioso componimento dell’ospite di oggi, la poetessa pugliese Maria Teresa Cosi, conosciuta sui social e subito amata!


senza titolo…


Imprigionata nell'eleganza del non dire,

depongo ogni mia lotta afona

in un giaciglio insonne.


Nella forza del tacere

disperdo il mio Io

e approvvigiono il mio Essere

di pietre che preferisco non scagliare

e che trattengo nell'impeto

della furia che mi assale.


Ho una sorella gemella

ingabbiata tra lo stomaco e la gola;

sento il suo urlo evaporare

agli angoli della mia bocca

cucita da un sorriso d'apparenza.


Questo verso in particolare:

“…pietre che preferisco non scagliare”

Vorrete mica dirmi che possiamo ancora scegliere chi e come essere, che il nostro atteggiamento non dipende dall’esterno, sia pure in corso una pandemia o un’invasione aliena?

Pensateci su.

Alla prossima

Johanna Poetessa

Leggi tutte le notizie di E POE...SIA! ›

Johanna Finocchiaro

Buongiorno, Good morning, Bonjour, Buenos Días, Namasté!
Sono Johanna. Classe 1990, nata a Torino, impiegata, appassionata di lingue straniere e poetessa. Già, poetessa.
Scrivo sin dalla tenera età (mi sono innamorata della poesia dal primo incontro, alle elementari) e leggo, leggo tanto, sempre e ovunque. La mia massima fonte d'ispirazione è l'arte: mi conquista la sua immediatezza, la forza comunicativa, la varietà di forme e concetti espressi, la chiarezza.
Viaggiando, ho compreso quanto il mondo sia dinamico. Mi ci sono adattata, pian piano, stravolgendo piani e idee. Oggi lavoro per un importante istituto bancario ma continuo a essere curiosa. E gioiosa. Faccio parte della corrente letteraria dei Poeti Emozionali e ho, all'attivo, la pubblicazione di tre libri: una silloge corale, un e-book e l'ultimo arrivato, “Clic” (L’Erudita Editore).

E POE...SIA!
Questa rubrica nasce sotto una buona stella o così mi piace pensare; si propone, con determinazione, di avvicinare il lettore a un genere letterario incompreso ma testardo: la poesia.
Perché no!? Perché non recuperarla dal cassetto, vestirla con abiti nuovi, freschi, darle una possibilità? La possibilità di emozionarci, semplicemente questo: riflettere, sentire qualcosa, qualsiasi cosa, con e grazie a Lei.
Allontaniamoci dall'impostazione scolastica e dall'analisi del testo, lasciando spazio, invece, all'analisi del SENSO. Senso che sta per ragione e sensazione insieme. Impariamo a cercare la curiosità, prima delle domande. Accendiamo il pensiero. Che dite, ci lanciamo nel viaggio? Al paracadute provvedo io! 

Leggi anche

domenica 17 ottobre
domenica 26 settembre
Climate Clock Roma, Ministero della Transizione Ecologica (immagine dal web)
(h. 09:53)
domenica 20 giugno
domenica 06 giugno
domenica 23 maggio
domenica 09 maggio
domenica 25 aprile
domenica 11 aprile
domenica 28 marzo
domenica 14 marzo
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium