Politica | 23 maggio 2022, 13:18

Cure domiciliari per non autosufficienti, dal Comune il PD incalza la Regione: "Non si può continuare a tagliare"

Negli anni il bilancio piemontese ha visto calare la voce di spesa da 55 a 45 milioni. Conticelli: "Ci sono quasi 12mila persone in lista d'attesa". Canalis: "Penalizzata Torino perché di colore politico diverso"

anziana non autosufficiente

Cure domiciliari per non autosufficienti, dal Comune il PD incalza la Regione

Tornare a finanziare (a livelli "storici", ovvero come in passato) la spesa per le cure domiciliari che vanno oltre il cosiddetto Lea, ovvero il livello essenziale di assistenza. Le cure, cioè, destinate a persone non autosufficienti, ma che vivono a casa propria.

È questa la richiesta che il Comune di Torino fa alla Regione (su proposta di ordine del giorno del Partito Democratico) pensando soprattutto a quelle persone che soffrono di disturbi psichiatrici o patologie come la Sla, sclerosi laterale amiotrofica.

Dotazione in calo da tre anni

In particolare, sotto i riflettori finisce il Fondo di coesione sociale, istituito con una Legge regionale del 2004 e ribattezzato come "fondo extra Lea". La dotazione, nel 2019, era di 55 milioni, scesi a 53 nel 2020 e a 50 nel 2021, ma anche nel bilancio di previsione 2022 avrebbe una quota non superiore ai 45 milioni.

A fine 2021 erano quasi 12mila le persone in lista d'attesa per i progetti domiciliari in tutto il Piemonte, di cui circa la metà solo a Torino. E poco meno di cinquemila quelli in lista per i progetti residenziali. "Sono cure non definite essenziali, ma che nella realtà sono fondamentali - dice Nadia Conticelli, capogruppo PD Comune di Torino - ma soprattutto sono numeri che rappresentano ciascuno una famiglia che si ritrova a dover sostenere lo sforzo e la fatica dell'assistenza".

Il Pnrr come leva di crescita

"Il nodo centrale verte intorno alla legge regionale su questo tema - sottolinea Vincenzo Camarda, consigliere PD, presidente della commissione Sanità e Servizi sociali e promo firmatario dell'odg - E riteniamo necessario che la Regione riprenda a stanziare risorse crescenti arrestando il calo di questi ultimi anni". Inevitabile non pensare ai fondi Pnrr: "Non si deve solo risistemare ciò che già esiste, ma bisogna organizzare e pianificare in maniera più ampia e condivisa".

Spesa al 50% come per gli ospiti delle Rsa

"La Città non concorda con le scelte strategiche della Regione in questo caso - aggiunge Jacopo Rosatelli, assessore della Città di Torino - e non si può continuare nel disimpegno per le persone non autosufficienti a livello domiciliare. Come avviene per gli ospiti delle Rsa, noi crediamo che si debba suddividere a metà la spesa tra quota sanitaria e quota sociale, con la partecipazione del sistema sanitario nazionale".

Una scelta di colore politico

"Siamo la seconda regione per età media, ma a Torino si parla di oltre 226mila persone over65 - conclude Monica Canalis, vicesegretaria PD Piemonte - e nella metropoli ci sono relazioni e rapporti di reti famigliari più frammentate. Le risorse avrebbero dovuto aumentare, invece che diminuire. Ma soprattutto fa riflettere il fatto che il taglio abbia riguardato il territorio torinese e non quelli di altre zone, dove è rimasta invariata. C'è stata una penalizzazione mirata che evidentemente risponde a una scelta politica visto che qui l'amministrazione ha un colore diverso dalla Regione".

"Si vuole smontare il modello Torino, un modello che però nacque quando in Regione c'era una giunta di centrodestra. Perché quando le cose sono fondamentali, non hanno colore. E Torino andava in controtendenza, avendo più pazienti sottoposti a cure domiciliari rispetto a pazienti in Rsa", conclude Monica Canalis.

Massimiliano Sciullo

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