Economia e lavoro | 18 giugno 2026, 10:47

Uil Piemonte, si chiude l’era Cortese. “Disoccupazione giovanile, a Torino è il 26%”

Tredicesima edizione per il congresso regionale che richiama 310 delegati in rappresentanza di 160mila iscritti. “Nell’indotto auto a rischio 350 aziende”

Si è aperto stamattina presso il Sacro Volto il 13esimo congresso della Uil Piemonte. Un momento a suo modo storico visto che, nella giornata di domani, sarà eletto il nuovo segretario generale che raccoglierà l’eredità da Gianni Cortese. Presenti anche gli assessori regionali Gianluca Vignale e Andrea Tronzano, le delegazioni di Cisl e Cgil Piemonte, il governatore Alberto Cirio e il sindaco di Torino Stefano Lo Russo.

310 delegati e 160mila iscritti

All’appuntamento prendono parte 310 delegati, in rappresentanza di quasi 160mila iscritti e con un aumento di 6569 unità rispetto al congresso del 2022. Una soglia che raggiunge il massimo storico.

90 sedi e 350mila utenti

Sono 90 le sedi dove vengono erogati i servizi, mentre nel 2025 oltre 350mila persone hanno ricevuto assistenze fiscali e previdenziali, tutele dei consumatori, assistenza agli inquilini, sostegno agli immigrati, difesa degli anziani, dei disabili e sportelli dedicati agli artigiani.

Cortese: “No ai lavoratori fantasma”

Nella sua relazione, Cortese ha ribadito come si sia “alle prese con scenari geopolitici caratterizzati dal ritorno di imperialismi economici e militari che calpestano il diritto internazionale e umiliano le aspettative dei popoli”. 

E se tra le sfide ci sono intelligenza artificiale, inverno demografico e migrazioni, Cortese concentra l’attenzione sul mercato del lavoro attuale: “La disoccupazione giovanile rappresenta una delle note più dolenti: a Torino è addirittura il 26%”. E ancora: “La ripresa occupazionale post pandemia nasconde fragilità evidenti, cresce tra gli over50 e quella giovanile resta stagnante”.

Attenzione poi ai cosiddetti “lavoratori fantasma”, che sono “meno tutelati e più esposti agli infortuni sui posti di lavoro, spesso per mancanza di formazione e per contratti di breve durata”. “L’instabilità erode non solo il presente, ma anche la possibilità di costruire un futuro”.

Mirafiori è indotto: “A rischio metà delle aziende”

Impossibile poi non parlare di Mirafiori: “Lo stabilimento da anni subisce il ricorso agli ammortizzatori sociali e azioni costanti di incentivazione ai licenziamenti. È evidente che se non saranno assegnati altri modelli e non saranno assicurati alti volumi di produzione, Mirafiori e l’occupazione non sarà al sicuro”. E anche l’indotto scricchiola: “Sono circa 700 aziende con 58mila occupati, se non si troveranno soluzioni, quasi la metà delle imprese è a rischio sopravvivenza”.

Massimiliano Sciullo

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