Che cos'è l'anima, dove sta e dove va l'anima?
Sono alcune delle domande alla base del lavoro dell'artista cinese Song Dong, ospite per la prima volta in Italia al Mao Torino con la mostra Soul out, fino al 27 giugno.
Un progetto site-specific monumentale, intimo e al tempo stesso condiviso, che riunisce alcune delle installazioni più iconiche dell'artista, insieme a un archivio di fotografie e video di performance realizzate dagli anni '90 a oggi.
Un'opera collettiva
Un progetto che mette in luce una pratica capace di intrecciare esperienza individuale e storia collettiva, memoria privata e trasformazioni sociali, restituendo al contempo uno sguardo sulla Cina contemporanea. "Ho lavorato con mia mamma e altre persone e ora il Mao mi offre un nuovo scenario da creare con questi edifici e con le persone che li percorreranno. Sono opere mie, ma sono anche collettive, fatte con le persone".

Il percorso
La mostra comincia all'ingresso con Believe, installazione luminosa adattata per gli spazi del museo che, attraverso una cascata suggestiva di luce rossa, introduce alla dimensione immersiva e sensoriale. L'opera, attraverso un gioco di parole, riflette sul significato di fiducia, generando una rete di reciproca diffidenza che coinvolge tanto il rapporto con l'altro quanto quello con sé stessi.
Cuore del progetto, è la monumentale opera Waste Not, letteralmente non sprecare, rappresentazione ideale della casa della madre di Song Dong. Una tipica abitazione degli anni Sessnta cinese, scomposta e ricomposta, come se fosse esplosa di tutti gli oggetti raccolti nell'arco di cinque decenni dalla madre dell'artista.
Oltre 10 mila oggetti di uso quotidiano
Un percorso diviso per sezioni composto da oltre 10 mila oggetti di uso quotidiano, dalle scarpe, ai giornali, fino ai tappi di bottiglia. Una vera e propria collezione, compresa della struttura in legno dell'abitazione originale, che la madre aveva iniziato a mettere insieme dopo la morte del padre di Song Dong nel 2002.

"Quando abbiamo cominciato a presentare Waste Not con mia madre - spiega Song Dong - lei era ancora viva, abbiamo iniziato nel 2005 e lo abbiamo proposto per 14 volte. Veniva mostrata in un grande spazio, qui invece è divisa in capitoli, questo permette di avere una vicinanza con gli oggetti che la rende speciale".
Insieme a Waste Not, altri lavori approfondiscono il tema delle relazioni familiari, centrale nella ricerca di Song Dong, tra cui Touching My Father e My Daughter is my Four Seasons, dedicate rispettivamente al padre e alla figlia, che esplorano le dinamiche affettive e le diverse forme di interazione all interno del nucleo familiare.
Borrow Light: un'installazione partecipativa
Suggestiva e immersiva, l'opera che dialoga con il Salone Mazzonis, Borrow Light. Un'installazione partecipativa e poetica composta dalla luce di centinaia di lampade circondate da pareti e un pavimento di specchi in cui il pubblico può perdersi e riprendersi. Ispirandosi sia alle case degli specchi dei luna park sia al tradizionale feng shui cinese, l'installazione costruisce uno spazio che evoca la natura effimera e relazionale dell'esistenza.

"Con questa installazione Song Dong sostiene lo scambio più autentico e paritario tra le persone - spiega il curatore Li Zhenhua -. Ogni visitatore riflette sulla propria connessione a questa luce imprestata e condivide la propria storia. Queste narrative formano la fonte infinita di luce che illumina lo spazio. Tanto più l'arte sottolinea la caratteristica specifica tra individui e legame tra loro e tanto più cattura la linea spirituale della nostra era".
Il Mao, dove il museo diventa artista
"L'artista è diventato il museo e il museo è diventato l'artista - aggiunge il direttore Davide Quadrio -. Questa mostra è un dono. Nata non da un desiderio di avere un'altra esposizione per la stagione autunnale torinese, ma come parte del progetto riallestimento Cina".
Il progetto infatti inaugura il nuovo look della sezione dal titolo Made in China, curato da Laura Vigo, aperto al pubblico dal 23 ottobre. Attraverso colori rinnovati e teche specchianti, strumenti digitali e contenuti accessibili in LIS, il progetto propone una rilettura della collezione archeologica cinese, composta da oltre 140 oggetti dal Neolitico alla dinastia Tang, per un'esperienza di visita accessibile e multisensoriale.

















