Cultura e spettacoli | 28 febbraio 2024, 10:22

Paolo Ruffini al Circolo dei lettori: "Torino città magica, esercita un fascino profondo" [INTERVISTA]

L'attore ha presentato il suo ultimo libro Posso solo amare, sul morbo di Alzheimer: "Dostoevskij diceva che la bellezza avrebbe salvato il mondo, invece probabilmente è l'amore"

Paolo Ruffini al Circolo dei lettori: "Torino città magica"

Paolo Ruffini al Circolo dei lettori: "Torino città magica"

Paolo Ruffini torna a Torino per presentare il suo ultimo libro Posso solo amare, ispirato dall'esperienza dal documentario PerdutaMente, realizzato nel 2022 e che raccoglie otto storie vere di persone affette dalla Malattia di Alzheimer.

"È una bella raccolta di storie, una delle quali mi riguarda personalmente - spiega l'attore, ospite del Circolo dei lettori -. È realizzato sotto forma di intervista diretta, che è stata una scelta narrativa fatta proprio allo scopo di preservare l'autenticità e l'immediatezza della voce diretta delle persone che sono state intervistate, che mi hanno concesso il privilegio di condividere la propria storia. È una raccolta di racconti molto diversi che riguardano diversi casi di disagio, difficoltà e dolore".

Come si è passati dal documentario PerdutaMente al libro? 

"Nel caso del documentario, tutto è iniziato come un'indagine sulla Morbo di Alzheimer con l'intento di scoprire il mistero che si cela dietro questa malattia. Un mistero affascinante e crudele al tempo stesso". 

"Alla fine della lavorazione del film, che è durata più di due anni, mi sono ritrovato a realizzare un documentario sull'Amore. Perché, qual è il minimo comun denominatore di tutte quelle storie e del dolore di quella malattia? Il minimo comun denominatore restava sempre l'amore, l'amore che lega la persona con la malattia alla persona che se ne prende cura.

"In queste storie, così come nel documentario PerdutaMente, il protagonista del libro non è quella malattia o quel disagio. Il protagonista del libro è proprio il legame, l’amore. Ce ne sono di diversi tipi. Il protagonista è quel legame che c'è tra la persona che vive un disagio, un dolore, una malattia e la persona che lo accompagna in questo cammino".

Quindi lei ritiene che la cura fondamentale sia l’amore, ma nel concreto cosa può fare chi ha parenti affetti da questa malattia? 

"Ciò che è emerso è che non esiste necessariamente una guarigione o non esiste una possibilità definitiva di soluzione. Esiste la possibilità di curare. Esiste la possibilità di prendersi cura della persona che si ama ed è questa forma di cura la protagonista dei racconti di questo libro. In sostanza, l'importanza che ha l'amore nei percorsi tortuosi e complessi della vita. A ben pensarci, nella vita si può soffocare o si può smettere di respirare, ma non si può smettere di amare. L'amore rappresenta sicuramente qualcosa di cui l'essere umano non può fare a meno. In qualche modo l'amore è una condanna: non è nemmeno una scelta. Le persone non possono fare a meno di amare e non possono vivere una vita intera senza essere amati. Questo li ucciderebbe. Quindi, l'amore può salvare. Dostoevskij diceva che era la bellezza che avrebbe salvato il mondo, invece probabilmente è l'amore".

Quello dell’Alzheimer non è il primo tema sociale di cui si occupa, in passato è capitato con l’happening comico Up&Down, ci sarà un ritorno a progetti simili? 

"Questo libro è collegato a un filone di tematiche sociali: tematiche che riguardano ognuno di noi, tematiche che rappresentano una quota dei progetti a cui mi dedico da molto tempo. Uno tra tutti è sicuramente il progetto Up&Down, che è un lavoro teatrale, è un happening comico in cui io sono in scena con attori straordinari, attori che hanno delle disabilità. Ho scelto di dedicarmi a questo tipo di attività non per mio vanto, un mio merito, ma per un puro atto di egoismo. Perché ho imparato che nel condividere, nel dare, sta la vera bellezza. Insomma, non lo so, è una cosa che arricchisce me, non è qualcosa che io faccio per gli altri, ma è una cosa che faccio per me stesso".

Parlando del suo lavoro nei teatri, sarà all’Alfieri a Torino il 24 aprile con Quasi Amici, può raccontarci qualcosa dello spettacolo? 

"In Quasi Amici interpreto il personaggio di Driss, mentre il mio compagno di avventure, Massimo Ghini, interpreta Filippo. Sono molto affezionato a questi personaggi. È una delle ragioni per cui ho scelto di continuare questa avventura che ormai è alla sua seconda stagione teatrale. Un'altra ragione, invece, è legata proprio al fatto che mi ritrovo in molti valori che questa storia mette a nudo, in molti significanti che sento miei. In particolare, l’importanza di saper vivere - di saper accogliere - con leggerezza anche le cose più gravi o difficili. Perché saper ridere insieme di una difficoltà è un modo per esorcizzarla". 

Ad oggi, che legame conserva con la città di Torino?

"Con riguardo a Torino, si tratta di una città cui sono sempre stato particolarmente legato. Anche perché è la città in cui ho girato il mio primo film da regista, Fuga di cervelli. Per questo, e anche per altre ragioni, conservo un ricordo molto, molto speciale. È una città che esercita in me un profondo fascino, una sorta di attrazione. È una città dall'aria magica".

Chiara Gallo

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Federica Monello

Giornalista pubblicista, ascoltatrice vorace di musica, amante di tutto ciò che è cultura. Nasco e cresco in Sicilia dove da studentessa di Lettere Moderne muovo i primi passi nel giornalismo, dopo poco unisco la scrittura alla passione per la musica. Giungo ai piedi delle Alpi per diventare dottoressa in Comunicazione e Culture dei media e raccontare di storie di musica, versi, suoni e passioni.

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