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Attualità | 02 luglio 2017, 13:15

Pastiglie Leone: 160 anni festeggiati con dolcezza e un brindisi a spritz (FOTO e VIDEO)

Il celebre aperitivo è uno dei gusti innovativi della gamma proposta dalla storica azienda torinese, che lega il suo ultimo prodotto addirittura con la Cedrata Tassoni

Pastiglie Leone: 160 anni festeggiati con dolcezza e un brindisi a spritz (FOTO e VIDEO)

Un marchio storico del tessuto imprenditoriale torinese, ma soprattutto del comparto del gusto, pezzo forte del made in del nostro territorio. Pastiglie Leone compie 160 anni e (oltre a regalarsi un cameo tra le pagine del libro "My Secret Turin", edito da L'Airone e scritto da Irene Perino con le illustrazioni di Alice Del Giudice), continua ad applicare la sua ricetta: guardare al futuro, pur senza perdere di vista il suo forte legame con il passato.
Da circa dieci anni, la sua sede è stata trasferita - con i 70 dipendenti e un fatturato da circa 10 milioni di euro annui - a Collegno. All'interno di spazi più ampi e confortevoli, prosegue dunque una storia iniziata ad Alba nel 1857 e continuata a Torino nella sede storica di corso Regina Margherita. Da tempo ormai proprietà della famiglia Monero - che era distributore dei prodotti Leone e che, alla morte del fondatore Luigi Leone, nel 1934, rilevò l'attività su iniziativa di Giselda Balla Monero - la Pastiglie Leone vanta una gamma di pastiglie con ben 40 gusti diversi. Tra gli ultimi e più innovativi, ci sono le pastiglie allo spritz e quelle alla Cedrata Tassoni, a celebrare l'abbraccio con un altro grande marchio storico italiano.
Ma non solo: Pastiglie Leone, nel suo settore, è l'unica azienda che produce una vasta gamma di prodotti dolciari: oltre alle pastiglie, anche le caramelle, le gommose, le gelatine e il cioccolato. Il tutto nel rispetto di ricette antiche e controlli rigorosi sugli ingredienti e sulla qualità.

A livello di export, il primo mercato in Europa è la Germania, seguita da Regno Unito, Francia, Spagna ed Est Europa. Per quanto riguarda invece i Paesi extra Ue, spiccano gli Stati uniti e altre zone nel mondo, più a macchia di leopardo. I gusti più venduti? Violetta e cannella.

Addentrarsi all'interno della fabbrica è come mettere piede in una di quelle location da sogno come nel caso del film di Willy Wonka. Macchinari altissimi e rumorosi che mescolano, cuociono e poi fanno colare, separano e spezzettano materia prima pronta a diventare dolciume. Qualche intervento umano quasi artigianale, controlli sui prodotti, attenzioni e cure amorevoli quasi famigliari e poi via: tutto all'impacchettamento. Tra le curiosità, c'è senza dubbio la lavorazione delle pastiglie alla cannella: "Un gusto talmente forte - raccontano - che viene tenuto separato, per non influenzare le altre pastiglie". E infatti, sta accuratamente chiuso in scatole a parte, il cui coperchio - se sollevato - lascia poco spazio all'immaginazione del contenuto.

Ma trucchi e curiosità non finiscono qui. Per esempio, ci sono pastiglie più dure e altre più morbide. Questo accade perché quelle più morbide sono fatte coi succhi di frutta, mentre quelle più dure sono fatte con oli essenziali. Non esiste poi la data di scadenza: questo perché le pastiglie sono fatte di puro zucchero al 96% e, dunque, non vanno mai a male.



Ogni giorno, in fabbrica si lavorano 8-9 dosi da 120 chilogrammi su un unico turno. E pur essendo da sempre senza glutine, ora la scelta degli ingredienti ha permesso alle produzioni Leone di essere anche vegane.

Passeggiando tra i macchinari si scopre che, all'origine delle caramelle - lo dice il nome stesso - ci sono enormi colate di zucchero bollente, cotto a 200 gradi. Per le gelatine, invece, la marmellata viene lavorata e messa in forme di amido di riso e - dopo una notte trascorsa adagiata in questa sorta di culla - diventa gelatina. Di riso, appunto, perché sono senza glutine.

Ma un'altra grande novità è stata un ritorno al passato, datato 2006. Da quando Pastiglie Leone ha trasferito i suoi stabilimenti a Collegno, avendo più spazio a disposizione, ha ripreso anche a produrre cioccolato - tavolette, gianduiotti e così via - attività condotta fino agli anni Settanta, ma poi interrotta proprio per carenza di spazi. Anche in questo caso, la lavorazione è rigorosa e prevede l'uso di sole fave di cacao e nessuna lecitina o altre scorciatoie.


E mentre la figlia Daniela fa gli onori di casa, spiega e racconta, il papà Guido (che dagli anni Ottanta ha preso il timone dell'azienda proprio dalle mani della mamma Giselda) si guarda intorno soddisfatto, coccolando macchinari e prodotti, ma anche altri piccoli gioielli che la fabbrica custodisce, nella sua sede di Collegno. Reperti che custodiscono storie e aneddoti. Come i distillatori per la menta regalati a Monero proprio da Giovanni Calvino, noto produttore che operava nella "mecca" di questa fragranza, ovvero Pancalieri. Ma anche antiche stampe che raccontano le radici di quella zona che oggi chiamiamo Mirafiori, a Torino, ma che deve il suo nome a una storia più antica, quella della di Caterina d'Asburgo. Moglie di Carlo Emanuele I di Savoia, Caterina aveva studiato presso la Certosa spagnola di Miraflores, ancora esistente nei pressi di Burgos, in Spagna. In suo onore, il marito fece costruire una residenza andata oggi distrutta (sullo stesso terreno si erge il Mausoleo della Bela Rosin), chiamata appunto Castello di Miraflores, con giochi d'acqua e giardini disegnati dal Palladio. Dell'epopea del Cinquecento, oggi, restano poche testimonianze di quell'area: per esempio le due stampe incorniciate quasi all'ingresso della fabbrica. Ma cosa c'entrano con Pastiglie Leone? "Al seguito di Caterina d'Asburgo, arrivò la sua corte spagnola, con tanto di "ciocolateros" - racconta Guido Monero - il che testimonia l'arrivo del cioccolato, subito apprezzato da tutta la nobiltà sabauda del tempo, prima in Italia che in Francia. Lo dicono i documenti storici!".

E un altro pezzo di storia di casa Savoia è testimoniata dalla presenza, dominante sulla parte comune degli uffici, di due enormi quadri. Due ritratti gemelli, uno di Vittorio Emanuele II e l'altro della moglie, Maria Adelaide d'Asburgo-Lorena (cui il re preferì, ripetutamente, proprio la Bela Rosin, Rosa Vercellana): "Li ho acquistati a un'asta di Sotheby's, a Londra - racconda Monero -: sono arrivati tutti piegati, ma li ho fatti ristrutturare e mettere in sesto. Sono un pezzo di storia, come noi. Spesso mi chiedono di prestarli per alcune mostre".

Perché qui dentro, evidentemente, la storia è di casa. E questa estate si regalerà un gusto alla cedrata, oppure allo spritz.

Massimiliano Sciullo

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