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Cultura | mercoledì 08 agosto 2018, 18:02

Francesca Ravera: "Da Genova al mio debutto a "Broadway"

Genovese d'adozione ma torinese di origine, odontoiatra, ma soprattutto attrice. E ha debuttato in questi giorni in un teatro Off Broadway come protagonista in "Two Rooms", mentre al cinema recita in "Ulysses: A Dark Odyssey" con Danny Glover

Francesca Ravera: "Da Genova al mio debutto a "Broadway"

Ha appena debuttato come attrice protagonista a Broadway, il sogno di tutti gli attori. Ma è italiana, torinese di nascita, genovese d’adozione, e soprattutto ha talento.

Si tratta di Francesca Ravera, una Laurea in Odontoiatria presa a Genova, dove ha vissuto per anni e dove ha la residenza, e il desiderio di fare l’attrice. Lo ha realizzato trasferendosi a New York, dove attualmente vive, e dove ha studiato recitazione. Da qui, dopo il debutto in Taxi tales, non si è più fermata, arrivando a recitare la parte principale in Two rooms (all’Access Theater di Off Broadway dal 3 al 5 agosto scorso), uno spettacolo molto impegnativo in cui interpreta Lainie, moglie di un ostaggio americano, prigioniero di un gruppo di terroristi a Beirut. E intanto al cinema è Scilla in Ulysses: A Dark Odyssey del regista torinese Federico Alotto.

Quando hai capito che volevi fare l’attrice e quando hai iniziato?

Sebbene sia cresciuta con la passione per la recitazione, non l’ho da subito assecondata: Terminato il liceo mi sono trasferita a Genova dove ho studiato odontoiatria. Fortunatamente ho capito che non dovevo rinunciare ai miei sogni, così, mi sono trasferita a New York. Ho studiato al Lee Strasberg Theater and Film Institute, dove mi sono diplomata.

Come sei arrivata a New York?

Tante ragioni mi hanno portato a New York. Ho sempre avuto una grande passione per la cultura americana, e di New York ho sempre amato la sua fervida vita artistica, nonché il suo multiculturalismo. Volevo fare parte di questa realtà. È stata una grande sfida per me, ma ho messo da parte le paure, le insicurezze, e sono partita. È una città difficile, dura, ma se credi in quello che puoi dare, e lo doni con entusiasmo ed impegno, i risultati arrivano.

Recitare in inglese impersonando un’americana significa che parli un perfetto inglese: è stato un provino difficile da superare?

La mia carriera professionale è iniziata qui negli Stati Uniti, per questo mi sento a mio agio a recitare in inglese, è come se fosse la mia lingua nativa. A volte penso che le mie emozioni e i miei sentimenti parlino inglese meglio che italiano! Hai esordito come protagonista di Two rooms a Broadway: cosa significa per te? Avere ottenuto il ruolo di Lainie, la protagonista di questa pièce, scritta da Lee Blessing, e diretta da André Vauthe, per me significa molto. Sin dalle lettura delle prime pagine del copione ne sono stata molto colpita: non solo è meravigliosamente scritta, è anche un’opera intensa, vera, umana.

La trama e è impegnativa e mo.to attuale: è stato difficile prepararti?

Sicuramente è un ruolo che richiede un grande investimento emotivo, una grande apertura e disponibilità a rendersi vulnerabili e ad esplorare tutto ciò a cui Lainie va incontro e affronta. Come attrice, mi sono subito sentita attratta da questo ruolo e sono estremamente grata di aver avuto la possibilità di interpretarlo.

Com’è andato lo spettacolo?

Le tre repliche sono andate molto bene; il bello del teatro è che avviene in diretta, c’è una connessione diretta con il pubblico. Dopo gli spettacoli alcune persone mi hanno ringraziato per quello che ho portato in scena; uno di questi, un giovane ragazzo americano, mi ha detto che suo fratello si trova in Afghanistan, e nella mia interpretazione ha riconosciuto situazioni che ha vissuto. Questo per me ha significato molto: che qualcuno che è familiare con una situazione simile a quella portata in scena, ne abbia riconosciuto la realtà, la verità, e non ci abbia visto, al contrario, l’interpretazione di un’ “idea”, un’”immagine” che, chi è veramente coinvolto nella situazione, sa però non essere realistica.

Preferisci recitare a teatro o sul grande schermo?

Amo molto anche il cinema, in un certo senso potrei persino dire che è il mio primo amore. Mi piace recitare davanti alla camera; mi piace come questa catturi ogni dettaglio della performance, ogni pensiero.

Reciti anche in Ulysses: A Dark Odyssey, uscito lo scorso giugno in Italia, presto sarà al cinema anche in Usa. Che ruolo interpreti? E cosa significa recitare con artisti internazionali come Danny Glover?

In questo film diretto da Federico Alotto, un giovane regista torinese con un incredibile talento, interpreto il ruolo di Scilla: Scilla lavora per Mr. Ocean, interpretato da Danny Glover, ed è uno degli antagonisti di Ulysses, interpretato da Andrea Zirio. È stata un’esperienza straordinaria. Danny Glover e Udo Kier sono due incredibili attori che ammiro molto.

Hai recitato anche in Taxi tales: che spettacolo è stato?

Taxi tales di Leonard Melphi è una raccolta di 5 brevi play ambientate nella New York degli anni ’70. Si tratta di racconti di sopravvivenza, di solitudine, di bisogno di connessione. Una piece significativa per il mio debutto sul palcoscenico a New York!

E poi c’è Claire.

Forse è presto per parlarne, ma possiamo dire che si tratta di un lavoro recente di cui sono protagonista, che è già stato presentato allo short film corner di Cannes.

Consigli il tuo stesso percorso a chi vuol fare l’attore?

Io posso parlare solo della mia esperienza: seguire il mio sogno e trasferirmi a New York è stata la scelta migliore della mia vita. Penso che ognuno debba seguire la proprio strada, non ne esiste una sola valida per tutti, né una “migliore” in assoluto. A chi vuole fare l’attore - così come a chi vuole fare qualunque altro lavoro- consiglio di ascoltare il proprio istinto e non farsi frenare dalla paura. Sono convinta che ognuno di noi abbia la potenzialità di realizzare i propri sogni, e per farlo è necessario procedere con impegno, costanza e disciplina.

Medea Garrone

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