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Via Filadelfia 88 | 05 luglio 2019, 10:03

Il derby di guerra, la Guerra nel derby

Una pagina di storia calcistica riesumata e portata a conoscenza dei cultori del genere.

Il derby di guerra, la Guerra nel derby

Ci sono partite epiche, come quella del 1  aprile 1945, descritta in Derby di Guerra da Nico Ivaldi (Editrice il Punto, Piemonte in Bancarella). Una pagina di storia calcistica riesumata e portata a conoscenza dei cultori del genere.
Un incontro che appare come la trasposizione sul campo da gioco delle considerazioni di Churchill, che diceva degli italiani: ‘vanno alla guerra come fosse una partita di calcio e vanno a una partita di calcio come fosse la guerra’.
Quel giorno, mai motto trovò maggior riscontro. Lo Stadio Mussolini, dove la Juve trasferì la sua casa abbandonando l’impianto di corso Marsiglia, era gremito in ogni ordine di posto, per un evento il cui incasso andava devoluto a Pio Monti detto ‘Aviatic’, gloria bianconera morta sotto il bombardamento alla città l’8 dicembre ‘42.
Il Torino, Campione d’Italia nel 1943, schierava: Bodoira, Di Gennaro, Ferrini, Castelli, Ellena, Baldi III, Ossola, Loik, Gabetto, Mazzola (capitano), Barbero. Riserva: Piola.
La Juventus replicava con: Sentimenti IV, Foni, Rava (capitano), Depetrini, Parola, Capaccioli, Sentimenti III, Borel II, Raccis, Lushta, Conti. Riserve: Spadafora, Spadavecchia.
Sugli spalti, tra il folto pubblico, anche dei partigiani accorsi al richiamo del ‘fulbal’, mentre alcuni fascisti e soldati presenziavano all’evento insieme a soldati tedeschi.
Al minuto ventitré del primo tempo, Mazzola insaccò il gol del 1-0 per i granata.
Un raccattapalle, dietro la porta, insultò pesantemente il portiere juventino Sentimenti IV, detto Cochi, che rispose con una vistosa boccaccia, calciando stizzito il pallone verso il centrocampo.
La Juve pressava, ma la retroguardia del Toro sembrava gestire con abilità il vantaggio, fino a quando, un paio di minuti dalla fine del primo tempo, Sentimenti III, per tutti ‘Ciccio’, infilò Bodoira con un preciso diagonale: 1-1.
Nel secondo tempo successe di tutto e di più.
Un fallo di Ferrini su Raccis, convinse l’arbitro Canavesio a fischiare il penality alla Juve ma poi, giunto al limite dell’area, piroettò su se stesso e ritornò indietro sulla decisione presa. Tra le proteste dei giocatori juventini e l’ira del pubblico vociante. Fu il preludio alla tensione vera e propria.
Sentimenti III siglò, qualche minuto dopo, il 2-1 per la Juve.
Un intervento privo di cattiveria di Ostilio Capaccioli su Loik, surriscaldò gli animi.
Il ‘tachis’ Ellena falciò Raccis e Di Gennaro si attaccò alle caviglie dell’ala sinistra bianconera Ugo Conti. La spavalderia di Borel, che fece passare la palla sopra la testa di Mazzola, lo istigò a reagire e il capitano granata sferrò un calcio nel deretano all’avversario.
Da lì in poi, il Far-West, con rissa generale tra le squadre e le rispettive panchine, come descrive caparbiamente l’autore nel testo.
All’entrata in campo dei soldati tedeschi per cercare di ristabilire l’ordine, qualche sparo sibilò sulle loro teste, proveniente da un punto imprecisato degli spalti.
Ciò diede adito alla fuga di una parte del pubblico e momentanea pausa del gioco.
Al termine degli spari, i giocatori si riattaccarono e l’arbitro espulse Loik e Mazzola da un lato e Capaccioli dall’altro.
Ma solo la momentanea sospensione della partita pose fine alla caccia all’uomo.
Alla ripresa del gioco, si sentirono altri spari, a cui seguì il definitivo 3-1 per la Juve, che incentivò l’arbitro a fischiare la fine dieci minuti prima del termine regolamentare.
Il Derby di guerra era finito.
Un libro da leggere tutto in un fiato.

Nico Ivaldi, ‘Derby di Guerra’, Editrice Il Punto-Piemonte in Bancarella, pagg.109, €10

Beppe Franzo

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