La pioggia ha spazzato via il freddo e la neve, ma a Riva di Chieri la desolazione è dentro le persone, non fuori.
Al cambio di turno di mezzogiorno i lavoratori attendono il ministro (ormai ex) Carlo Calenda. Poi entrano, varcano i cancelli senza sapere quante volte potranno ancora ripetere questo gesto. Fuori, con loro, giornalisti, televisioni, forze dell'ordine. Un piccolo circo cui hanno ormai fatto l'abitudine.
Tra coloro che entrano, la voce è quasi comune: "Abbiamo dato tutto - dice uno degli operai prima di varcare la soglia - siamo stati disponibili a riduzioni salariali anche forti in questi anni. Non ce l'abbiamo fatta, non per demeriti nostri. Ma siamo solo la punta di un iceberg, con multinazionali che arrivano, attingono al tessuto sociale e da fondi pubblici e poi quando non c'è più nulla emigrano in cerca di nuove condizioni favorevoli".
Poche illusioni anche da ciò che è arrivato da Roma e ora dalle urne. "Da Roma non hanno risolto, ma solo allungato i tempi. Vedremo nel medio periodo, anche per valutare il lavoro di Calenda. Adesso dobbiamo aspettare questa reindustrializzazione. Speriamo".

















