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Attualità | 26 ottobre 2019, 14:30

Rapporto Rota su Torino: “Futuro rinviato, la città ha perso la vocazione al confronto"

Presentata questa mattina alla Nuvola Lavazza l'analisi annuale sulla Città realizzata dal Centro Luigi Einaudi. La Sindaca Appendino: “Puntare su industria, innovazione e distretti”

Rapporto Rota su Torino: “Futuro rinviato, la città ha perso la vocazione al confronto"

“Futuro rinviato”: con questo titolo, volutamente provocatorio, il 20° Rapporto “Giorgio Rota”del Centro di Ricerca e Documentazione “Luigi Einaudi” analizza l'attuale situazione di Torino alla luce degli obiettivi posti dai vari piani strategici elaborati nel corso degli anni. Il documento, che prende in considerazione diversi ambiti tematici confrontandoli con quelli delle altre città metropolitane nell'arco temporale 2000-2019, è stato presentato questa mattina alla Nuvola Lavazza.

La fotografia del capoluogo piemontese mostra una crescita significativa in diversi indicatori, come le presenze nei musei e il numero di turisti, non sempre bilanciata dal giusto grado di competitività con le altre città italiane: “Torino - ha commentato Luca Davico, uno degli autori del Rapporto – è indubbiamente migliorata rispetto a vent'anni, il problema è che all'esterno non sono rimasti a guardare. Il futuro è rinviato perché ci si aspettava di essere più avanti di quanto, in realtà, non siamo: rispetto a vent'anni fa si è persa la vocazione al confronto, in questo la collaborazione con il resto della regione potrebbe portare dei benefici”.

Tra gli indicatori negativi c'è il numero di addetti nel settore industriale, elemento significativo in relazione alla nomina di Torino come “area di crisi complessa”: “La Città - ha dichiarato la Sindaca Chiara Appendino – oltre a essere fortemente indebitata non ha più la capacità di spesa e investimento di vent'anni fa: il sistema economico deve essere in grado di raccogliere le nuove sfide ma l'ente pubblico non può più fare da traino. La nomina ad area di crisi, inoltre, non è una semplice etichetta ma una spinta ad attuare sinergie, riportando al centro il tema dell'industria; per il futuro dobbiamo lavorare sul binomio con l'innovazione e sul concetto di distretto anziché su quello di città singola”.

Sul tema è intervenuto anche Marco Lavazza, vice-presidente dell'omonimo gruppo: “Le perdite avute nella grande industria – ha ribattuto – purtroppo non possono essere colmate dall'incremento turistico, ma se questo trend dura da vent'anni non dobbiamo stupirci, la partita è stata giocata male dall'inizio in tutto il paese. A Torino, grazie agli sforzi delle due fondazioni bancarie più grandi d'Italia e di aziende come la nostra siamo rimasti a galla, servono unità di intenti e visione strategia. Proprio perché il pubblico non può essere il traino, chiediamo maggiore libertà di iniziativa”.

In chiusura, il presidente della Compagnia di San Paolo Francesco Profumo ha ricordato l'importanza del sistema di istruzione nazionale: “A questi ritmi la conoscenza – ha sottolineato – diventerà obsoleta tra cinque anni. Torino ha l'opportunità di disegnare un sistema scolastico che tenga conto di queste considerazioni: la qualità dell'educazione ha un ruolo determinante”.

 

Marco Berton

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