/ Cronaca

Cronaca | 24 marzo 2021, 16:58

Last Banner, al processo gli ultrà si difendono: "Mai imposto in curva lo sciopero del tifo"

La Juventus si è costituita parte civile, denunciando tentativi di estorsione ai suoi danni

la curva sud dello Stadium - foto di repertorio

Last Banner, al processo gli ultrà si difendono: "Mai imposto in curva lo sciopero del tifo"

"Lo sciopero del tifo era una protesta contro il caro biglietti. E non è mai stato imposto a nessuno. D'altra parte quando in campo c'era qualche bella azione era automatico incitare la squadra gridando 'Forza Juve' fino alla fine". E' arrivato oggi il turno dei testimoni della difesa al processo Last Banner contro alcuni esponenti dei gruppi ultrà accusati di un tentativo di estorsione ai danni della Juventus.

"Non ricordo che i cori razzisti siano partiti da noi"

La tesi della procura è che la tifoseria organizzata, tra il 2018 e il 2019, abbia messo in atto una serie di iniziative per riottenere una serie di agevolazioni. "Se ci sono stati cori razzisti - ha detto un testimone, che fa parte di una sezione lombarda dei Drughi - non sono partiti da noi, ma da gruppetti sparsi e isolati di tifosi. Noi abbiamo sempre cercato di evitarli. Quando ne sentivamo uno, lo sovrastavamo con un nostro coro".

Gli avvocati della Juve (che si è costituita parte civile) gli hanno fatto presente che il 29 settembre 2018, durante la partita casalinga contro il Napoli, canti e slogan come "senti che puzza scappano anche i cani ..." portarono a una pesante sanzione per la società. "Non ricordo - è stata la risposta - ma sarà andata così".

Fuori programma con foto assieme al Pm

Nel corso dell'interrogatorio di uno dei testimoni della difesa, il pubblico ministero ha mostrato una fotografia, scattata da lei stessa all'ingresso del Palazzo di giustizia, in cui si vedeva l'uomo intrattenersi con l'imputato Sergio Genre insieme ad altre due persone alla prospicente stazione dei taxi: "L'ho fatto perché stava dichiarando di non avere contatti con lui dal 2019", ha spiegato.

L'avvocato difensore si è detto "sconcertato" dal gesto del magistrato: "Se è un servizio di monitoraggio - ha aggiunto - si sappia che nuoce al processo e alla serenità di tutti". Il presidente del tribunale, Roberto Arata, ha sottolineato che la fotografia non è negli atti processuali e che "non possiamo pronunciarci su ciò che accade fuori da questa aula".

In una pausa dell'udienza un altro avvocato difensore, Ennio Galasso, ha commentato l'episodio con una battuta: "Mi fa venire in mente quanto diceva il grande giurista Piero Calamandrei a proposito dell'istinto venatorio dei pubblici ministeri".

redazione

Google News Ricevi le nostre ultime notizie da Google News SEGUICI

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium