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Cronaca | 01 dicembre 2021, 15:30

Plusvalenze Juve, due degli indagati non rispondono all'interrogatorio

Si tratta degli ex manager Marco Re e Stefano Bertola. L'avvocato Chiappero spiega: 'Solo questioni tecniche che necessitano di riflessione"

tribunale di torino

Plusvalenze Juve, due degli indagati non rispondono all'interrogatorio

Annunciano di volersi avvalere della possibilità di non rispondere all'interrogatorio due degli indagati nell'inchiesta della procura sui conti della Juventus e la vicenda plusvalenze. Si tratta degli ex manager Marco Re (convocato per oggi) e Stefano Bertola, che si occupavano di questioni amministrative e bilanci.

L'avvocato Chiappero: "Dobbiamo conoscere le contestazioni"

"Le questioni in discussione - ha spiegato il loro legale, l'avvocato Luigi Chiappero - sono essenzialmente di carattere tecnico e necessitano di una riflessione". Re non è stato fra i destinatari delle perquisizioni ordinate dai pm. "Nel 2015 - osserva ancora l'avvocato Chiappero - la normativa è cambiata. La valutazione, in sé, non è reato. C'è grande discrezionalità. Se ci sono risposte da dare, dobbiamo prima conoscere il contenuto delle contestazioni. Al momento non lo conosciamo".

La Procura chiederà una consulenza tecnica

Non sarà sul valore dei calciatori la consulenza tecnica che la procura affiderà per fare luce su conti della Juventus. L'orientamento dei magistrati è affidare a un esperto di bilanci l'incarico di vagliare la corretta collocazione delle poste e di occuparsi di una eventuale rettifica. Non saranno dunque presi in esame, secondo quanto si è appreso, i criteri con cui gli addetti ai lavori stabiliscono i "prezzi" degli atleti nell'ambito delle operazioni di compravendita o di scambio.

Non sarà ascoltato Cesare Gabasio

Non potrà essere ascoltato dai pm uno dei personaggi considerati fra i testimoni più importanti dell'inchiesta sui conti della Juventus. Si tratta di Cesare Gabasio, avvocato, general counsel della società. Gabasio è stato indicato dal club come procuratore e legale rappresentante nell'ambito della chiamata in responsabilità (il riferimento è al decreto legislativo 231 del 2001). Il suo ruolo, dunque, non consente ai magistrati di interrogarlo come testimone, ma solo affiancato da un avvocato.

redazione

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