Caffè amaro per i baristi e clienti torinesi. Ristretto, lungo, macchiato, in vetro. Per noi italiani la tazzina rappresenta quasi una necessità: un appuntamento fisso al bar per 5 milioni e mezzo di persone. Ma il caro-bolletta, così come i rincari sulle materie prime, hanno i primi effetti su questo piccolo piacere quotidiano.
"Prezzo corretto 1.50"
Al momento, nella maggioranza dei bar di Torino, il caffè costa un euro e venti. Ma potrebbe aumentare nei prossimi mesi. “Ci sono stati importanti rincari, – commenta Fulvio Griffa, presidente di Assoturismo-Confesercenti - a cominciare dall’energia. Il caffè, come tutto, segue il mercato: al momento nella maggioranza dei locali costa 1.20 euro, ma il prezzo corretto di vendita per avere un giusto ricavo sarebbe di 1.50: in questo momento storico ed economico ovviamente non è proponibile”.
In due anni e mezzo miscele su di 8 euro
Oltre a guidare la categoria, Griffa è anche il proprietario del Caffè Elena. Sono centinaia gli espresso che vengono serviti quotidianamente al bancone o tavolini di questo storico locale di piazza Vittorio. E quindi lui, come altri colleghi, vive sulla propria pelle tutti gli aumenti, a cominciare da quelli del chicco nero. “Pre-pandemia – spiega – le miscele più care costavano sui 18 euro al chilo: ora siamo a 26”. In due anni e mezzo il costo del caffè, come materia prima, è cresciuto di ben otto euro.
Griffa: "Non sono ancora finiti i rincari"
Ma questo sembra essere solo il primo assaggio, come chiarisce il presidente di Assoturismo-Confesercenti. “Non siamo ancora alla fine dell’onda lunga dei rincari, che sono facili ad avere e difficile a tornare indietro”. “Nessuno ci ha poi spiegato – continua - come mai a dicembre, quando non c’era ancora la guerra in Ucraina, le bollette sono raddoppiate”.
Bollette raddoppiate
Se un bar della metratura del Caffè Elena pagava fino a sette-otto mesi tra luce e gas circa duemila euro al mese, ora si parla del doppio. “Al momento – chiarisce – siamo tra i 3.800 e 4mila euro di bollette”. “Aumenti di questo tipo hanno giustificazione economica e/o speculativa: siccome la prima sembra non ci sia, rimane solo la seconda” conclude.




