Con la fine di febbraio le temperature meno rigide e le ricorrenti piogge stanno agevolando la migrazione dei rospi. Per evitare le morìe di esemplari schiacciati dai veicoli in transito sulle strade provinciali, per il sedicesimo anno consecutivo il Dipartimento Ambiente e Sviluppo Sostenibile della Città metropolitana di Torino ha programmato le operazioni di salvaguardia dei rospi.
Ogni anno al termine della stagione invernale gli anfibi escono dai siti di svernamento in cui hanno trascorso i mesi di ibernazione per raggiungere gli stagni dove avviene la riproduzione. Si tratta di un’uscita di massa sincronizzata con l’allungarsi delle giornate, le temperature più miti e le piogge, che aumentano l’umidità atmosferica, creando le condizioni ambientali favorevoli a dare l’avvio alla migrazione. La migrazione di massa raggiunge l’apice nelle serate più umide e piovose, protraendosi per circa un mese, durante il quale gli animali vanno verso il sito di riproduzione e poi ritornano verso il bosco o altri siti da cui sono partiti. La realizzazione di strade, autostrade e nuovi insediamenti abitativi ha in taluni casi eliminato del tutto aree umide di importanza vitale per la specie. In altre situazioni, le infrastrutture hanno frapposto ostacoli e complicazioni al raggiungimento dei siti di riproduzione. La campagna di salvaguardia dei rospi ha lo scopo di mitigare l’interferenza negativa delle attività umane sulla consistenza e lo stato di salute delle popolazioni di batraci.
In località in cui il traffico veicolare è intenso e gli spazi di manovra ristretti l’unica azione possibile è il posizionamento di cartelli stradali che segnalano la presenza dei rospi sulla strada, invitando l’automobilista a moderare la velocità. Nei siti più idonei e meno pericolosi per l’eventuale presenza di operatori su strada, vengono collocate reti, la cui funzione originaria era quella di indirizzare i rospi verso i sottopassi preesistenti o creati ad hoc. Non sempre, però, i rospodotti vengono effettivamente utilizzati dagli animali e allora la funzione delle reti è quello di agevolare l’azione degli operatori, che spostano manualmente l’animale da un lato all’altro della strada.
DOVE E COME SI INTERVIENE
Negli anni, in alcuni siti di intervento il numero di animali è calato in maniera drastica. A San Giorio di Susa, Rivarossa, Rosta e Buttigliera e la migrazione non ha quasi più luogo e gli schiacciamenti di esemplari sono diventati rari. In alcune località, come la zona collinare di Torino, il fenomeno è tuttora presente e si registra una notevole attenzione dei cittadini verso la tutela di dei rospi.
Per il 2026 è stato confermato come sito di intervento, seppur in misura minore a causa di un cantiere in corso, il bacino artificiale del lago Gurzia, che interessa i territori dei Comuni di Vistrorio e Vidracco: vi convergono migliaia di anfibi provenienti dalle vicine colline. I volontari del Circolo di Legambiente “Chiusella Vivo” provvedono alla posa di barriere che facilitano le operazioni di salvataggio degli anfibi. Da quest’anno si è aggiunto un ulteriore sito di intervento nel Comune di Val di Chy, dove i volontari della LAC-Sezione Regionale Piemonte e il personale della Città metropolitana hanno posato una barriera lunga 300 metri per intercettare i rospi durante la migrazione verso la torbiera che sovrasta la Strada Provinciale 64.
A Giaglione, grazie all’interessamento dell’amministrazione comunale, si cercherà di tutelare la migrazione dei rospi verso un lago all’interno di una proprietà privata, con la collocazione di una barriera di intercetto.
Un gruppo spontaneo di volontari, con il supporto del Circolo di Legambiente della Val Pellice, ha programmato interventi nelle serate piovose in alcune località della Valle in cui negli anni scorsi sono stati registrati numerosi schiacciamenti di batraci. Si cercherà di individuare quei siti che, per numeri di animali coinvolti e per criticità di schiacciamento, potrebbero diventare, nei prossimi anni, contesti in cui effettuare un’azione di salvaguardia più mirata.
Come detto, l’esperienza degli ultimi 16 anni ha insegnato che i rospodotti realizzati non svolgono la funzione per cui sono stati progettati, a causa del diametro insufficiente e della difficoltà di convogliare gli animali al loro interno, unita alla riluttanza degli stessi nell’imboccarli. Laddove sono presenti sottopassi stradali del diametro superiore ad 1 metro, adibiti allo scolo delle acque o all’impluvio, si è notato che il passaggio viene effettivamente utilizzato.














