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Cronaca | 06 marzo 2026, 14:28

"Fermate per ore al freddo, perquisite e denunciate per aver attaccato nomi di partigiane sulle vie di Torino"

La denuncia di cinque attiviste di Extinction Rebellion

"Denunciate per aver attaccato nomi di partigiane sulle vie di Torino"

"Denunciate per aver attaccato nomi di partigiane sulle vie di Torino"

Cinque attiviste di Extinction Rebellion sono state fermate dai carabinieri per aver incollato con acqua e farina i nomi di alcune partigiane sulle vie della città. «Il decreto sicurezza ha dato il via libera a una gestione surreale dell’ordine pubblico: ore di fermo per un gesto simbolico in difesa della democrazia». Le persone sono state identificate sul posto e le attività necessarie svolte dal personale sono durate non oltre 45 minuti.

A tre giorni dall’8 marzo, giornata internazionale dei diritti delle donne, Extinction Rebellion riferisce che cinque ragazze sono state fermate, perquisite e denunciate ieri sera, per aver attaccato con acqua e farina i nomi di alcune partigiane su cartelli stradali della città di Torino. «Un gesto simbolico» – spiegano dal movimento – «per richiamare l’attenzione pubblica sul ruolo spesso dimenticato delle donne partigiane, in un momento storico in cui i processi democratici e il coinvolgimento della popolazione diventano essenziali per affrontare le più grandi crisi del nostro tempo, da quella climatica a quella sociale».

Il movimento denuncia quella che definisce una reazione sproporzionata da parte delle forze di polizia rispetto alla natura dell’iniziativa. Secondo quanto riportato, le cinque persone sono state fermate per l’identificazione intorno alle 23, trattenute in strada all’aperto in attesa della restituzione dei documenti, perquisite e infine rilasciate dopo circa tre ore con una denuncia per "imbrattamento", nonostante sia stato imbrattato nulla e si trattasse di una semplice affissione di fogli di carta con acqua e farina. A una di loro è stata inoltre contestata l'assurda denuncia per “possesso abusivo di armi” per il semplice fatto di avere nello zaino un coltellino svizzero da campeggio. In un video diffuso dal movimento, inoltre, si vede come gli agenti intervenuti chiedono insistentemente il numero di telefono personale, nonostante le ragazze si siano rifiutate di fornirlo. 

Gli agenti lo definiscono una normale prassi, benché si tratti di una richiesta non prevista dalle procedure di identificazione stabilite dall’art. 349 del codice di procedura penale. «Quello che è successo ieri sera è l'ennesima evidenza dello stato del diritto in Italia: ore di fermo illegittimo, perquisizioni e denunce pretestuose per aver ricordato chi ha lottato per la libertà e per la democrazia», dichiara Extinction Rebellion. «Una gestione surreale di un’azione simbolica che voleva ricordare il coraggio di chi ha lottato per i nostri diritti e affermare che anche oggi serve quello stesso coraggio per difendere il futuro della democrazia. Un'azione terminata con un grave atto di repressione che conferma esattamente ciò che volevamo denunciare».

L’azione, spiegano dal movimento, nasceva dall’idea di utilizzare lo spazio pubblico per raccontare la storia dei diritti e delle battaglie che hanno costruito la nostra democrazia. «Molte strade portano ancora nomi legati a figure e vicende che simboleggiano repressione, violenze e guerre». Tra gli esempi citati c’è via Pietro Toselli, nel quartiere Crocetta, intitolata a un comandante militare impegnato nelle campagne coloniali italiane in Africa orientale. «Utilizziamo oggi lo spazio pubblico per raccontare una storia diversa, capace di dare visibilità a chi ha lottato per la libertà, la giustizia e la democrazia, oggi ormai a rischio estinzione», afferma Extinction Rebellion.

A una settimana dall’approvazione da parte del governo dei nuovi decreti volti a reprimere e limitare la libertà di dissenso, come il decreto sicurezza, i movimenti sociali continuano a scendere in piazza, mentre si moltiplicano gli episodi di repressione segnalati in diverse città: da Bagnoli (Napoli) a Bologna e Sanremo, fino ad arrivare ora a Torino. «In un momento storico segnato da una crisi climatica globale senza precedenti, mentre il governo finanzia guerre e restringe spazi democratici, le storie dei nomi che abbiamo appeso sui muri volevano ricordarci che possiamo ancora fermare questa deriva autoritaria», conclude Extinction Rebellion. 

redazione

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