Il più giovane, l’imperiese Pietro Vittone, aveva solo 17 anni, il più anziano di anni ne aveva 32, si chiamava Guido Pecoraino ed era di Cuceglio. Furono trucidati dai nazifascisti il 22 marzo 1945 ad Alpignano, a pochi giorni dalla Liberazione, come rappresaglia per un’azione militare condotta dai partigiani. Sono ricordati come i Dieci Martiri del Maiolo e ogni anno la comunità alpignanese li onora con una celebrazione, che quest’anno è in programma venerdì 20 marzo. Il programma dell'evento si aprirà alle 19,30 con il ritrovo dei partecipanti alla fiaccolata in piazza I Maggio. Saranno presenti le associazioni locali, le rappresentanze dei Comuni vicini e molti semplici cittadini. Il percorso toccherà le vie Roma, Almese, Mazzini e Caselette e, alle 20,15, la fiaccolata si concluderà davanti al monumento dedicato ai Dieci Martiri in via San Giacomo. Sarà consegnato un riconoscimento civico al Gruppo di Alpignano dell’Associazione Nazionale Alpini per la realizzazione del Giardino della Memoria.
L’orazione ufficiale sarà tenuta da Martina Merletti e sarà preceduta dai saluti istituzionali del Presidente della sezione ANPI di Alpignano, Giovanni Nepote, e del Sindaco Steven Giuseppe Palmieri. Parteciperanno all’evento il gruppo di vocalità “InCanto” dell’associazione culturale “Nuova musica più” e la Società Filarmonica di Alpignano. Il Gruppo ANA di Alpignano ristorerà i partecipanti con una cioccolata calda. In caso di maltempo gli eventi di entrambe le giornate si svolgeranno nel salone Cruto, in via Matteotti 2.
CHI ERANO I DIECI MARTIRI DEL MAIOLO E COME MORIRONO
In uno scontro a fuoco nel Comune di San Gillio il 14 marzo 1945 venne ucciso dalle brigate nere il comandante partigiano alpignanese Tullio Robotti, insieme ad un suo compagno. Il 17 marzo 1945 si celebrò ad Alpignano il funerale alla presenza di molti partigiani. Due giovani partigiani di Rivoli, Vittorio Perotti e Mario Piovano, compagni del Robotti, non sentendosi sicuri di uscire dal cimitero, che era circondato dai tedeschi, si nascosero nel sepolcreto utilizzato per la tumulazione del comandante. Furono catturati dai tedeschi dietro delazione e i partigiani della 17ª brigata della squadra Callet, per salvare loro la vita, decisero di catturare alcuni militari germanici per tentare successivamente uno scambio.
Il 19 marzo, come racconta don Giovanni Vitrotti nel volume “Cronistoria Alpignanese 1932-1968, “Verso le 20, nell'albergo dell'Albero Fiorito dove abitualmente i tedeschi passavano le serate bevendo, giocando e ballando, improvvisamente entrano due partigiani armati di fucile mitragliatore ed intimano: ‘Alte le mani!”. Il partigiano “Enrico” uno dei protagonisti dell'azione racconterà di quei concitati istanti “..il nostro comandante sapeva come si diceva in tedesco di alzare le mani, soltanto che in quel momento lì il maresciallo, che era seduto al tavolo, proprio vicino all'entrata, di scatto si è alzato e ha cercato di disarmare il comandante Luciano Torre detto “Cianito” e lì è successo l'inevitabile. Nell'azione muoiono un maresciallo, 3 caporali tedeschi e un sergente maggiore della repubblica, che era di passaggio”.
La successiva rappresaglia tedesca costò la vita a Luciano Bertolo, ventitreenne di Almese; Romolo Cimilando, ventenne torinese; Giacomo Corna, diciannovenne di Villate; Angelo D’Aquila, ventitreenne siracusano; Nicola Distani, ventenne del rione Talsano di Taranto; Enzo Migliore, ventenne di Lessolo; Guido Pecoraino, trentaduenne di Cuceglio; Pietro Rocca, diciannovenne di Airasca; Renato Tua, ventiduenne di Occhieppo Superiore (Biella); Pietro Vittone, diciassettenne di Imperia.














