Bracconaggio, incendi, alluvione, siccità, innalzamento dei mari e famiglie sfollate: sono questi i protagonisti al centro degli scatti della mostra "Nick Brandt. The Day May Break. La luce alla fine del giorno". Il progetto espositivo, a cura di Arianna Rinaldo, è dedicato ad uno dei più importanti fotografi attivi sulla crisi climatica.
Distruzione ambientale
Avviata nel 2020 in piena pandemia, The Day May Break è una serie globale in quattro capitoli su persone, animali ed ambienti colpiti dalla distruzione ambientale in aree del mondo che risultano tra le meno responsabili del collasso climatico.
Per la prima volta alle Gallerie d'Italia - Torino sono presenti tutti i quattro capitoli del progetto, in un percorso immersivo di 63 immagini di grande formato. L'ultima sezione, come sottolineato dall'Executive Director Arte Intesa Sanpaolo Michele Coppola, è stata commissionata dalla banca, confermando l'impegno sul piano della sostenibilità.
Crisi climatica
"La bellezza - ha aggiunto - e la monumentalità di queste potentissime immagini ci aiuta a comprendere meglio le conseguenze della crisi climatica". "Attraverso la calma ed il silenzio di questi scatti, - ha sottolineato Arianna Rinaldo - sentiamo l'urgenza delle persone".
Il primo capitolo è stato realizzato in Kenya e Zimbabwe: qui animali e persone, sfollate da cicloni devastanti o impoverite da siccità prolungate, sono ritratti insieme trasmettendo un Comune sensi di perdita. La seconda sezione è stata fatta in Bolivia, un paese con una straordinaria biodiversità sempre più minacciata da incendi, alluvioni e siccità.
Terzo capitolo vede protagonista le isole Fiji, dove si guarda al futuro. I protagonisti delle immagini - fotografati sott'acqua mentre compiono gesti quotidiani - rappresentano le comunità che nei prossimi decenni perderanno terre, case e mezzi di sostentamento a causa dell'innalzamento dei mari. L'ultimo è stato realizzato in Giordania, dove sono ritratte famiglie di rifugiati siriani costretti a vivere in sfollamento permanente.
Monito per chi vive una vita privilegiata
Il COVID, ha spiegato Nick Brandt, ha segnato un punto di rottura e chiamata ad affrontare questo genere di argomenti. "Questo foto - ha proseguito - servono come monito, soprattutto a chi vive una vita privilegiata: nelle immagini non ci sono l'Europa e gli USA, ma l'Africa e l'Asia. Paesi condizionati dal cambiamento climatico, nonostante emettano pochissima anidride carbonica".
"Dal momento in cui concepiscono una scatto, lavoro affinché tutto stia all'interno senza necessità di Photoshop. Ho scelto il bianco e nero perché non ci sono distrazioni. In Africa ho amato fotografare con questa nebbia, che era presente solo mezz'ora al mattino e alla sera", ha aggiunto.
Una parte dei proventi va ai soggetti ritratti, che così hanno potuto realizzare i loro progetti: c'è chi ha aperto un B&B e chi è diventato un calzolaio. Il catalogo della mostra è stato realizzato dalla Società Editrice Allemandi


















