Tum. Tum. Tum. Tum. Il pallone da basket rimbalza sul palcoscenico del Teatro Colosseo, in legno proprio come il parquet dei palazzetti di pallacanestro. Federico Buffa entra palleggiando e il rumore martella come una grancassa. Si capisce subito che il confine tra musica e sport, durante lo spettacolo, sarà flebile.
Sul palco ci sono i fratelli Alessandro, Sebastiano e Filippo Nidi, ognuno col proprio strumento: un pianoforte, un trombone e le percussioni. Federico Buffa inizia a raccontare la storia di Kobe Bryant partendo dall'ultimo titolo NBA vinto nel 2010, quando si prese la rivincita contro i rivali storici dei Boston Celtics di due anni prima ma anche contro tutto e tutti.
La sua è una storia di vittorie ma anche di sconfitte, dov'è eroe ma anche angelo caduto e il racconto di Buffa non sorvola su niente, meno che mai sull'accusa di violenza sessuale e sul processo. Solo della sua tragica morte, avvenuta il 26 gennaio del 2020 quando precipitò con un elicottero con a bordo anche la figlia Gianna, non si sente parlare.
Come aveva raccontato nell'intervista rilasciata al nostro giornale, la morte di Kobe aleggia nel teatro ma il racconto si ferma al suo ritiro dallo sport nel 2016. Tutti i presenti sanno la sua storia e non hanno voglia di sentirla ripetere: il pubblico è lì per sentire il racconto della sua vita, non della sua morte.
Soltanto l'ultima frase dello spettacolo la affronta, lasciando con un magone di tristezza misto a serenità, per aver affrontato tutti insieme questo viaggio nella carriera di Kobe Bryant. Viaggio che parte proprio dall'Italia, dove Kobe è cresciuto per ben sette anni prima di tornare negli Stati Uniti, senza il background "black" che contraddistingueva la maggior parte dei giocatori NBA.
Lo spettacolo sarà sicuramente più apprezzato da chi segue il basket americano ma il suo racconto è così avvincente che chiunque finirà per apprezzarlo. I nomi di giocatori sono sciorinati con la tipica parlantina di Federico Buffa, alcuni eventi sono dati per scontati o abbozzati e i numerosi richiami a Michael Jordan - come il rapporto con coach Phil Jackson e Tex Winter - potranno capirli solo i veri appassionati.
Il rapporto tra parole e musica dura per tutto il tempo e Buffa spiega subito perché, raccontando un aneddoto che vede protagonista il compositore John Williams, chiamato da Kobe per avere dritte su come si dirige un'orchestra. È uno dei momenti di trasformazione di Bryant, che vuole imparare a guidare una squadra e a non essere più il solista di un tempo, prendendo ispirazione dalla musica. E così alcuni suoi brani affiancano la narrazione, tra cui Star Wars e Lo Squalo, in un continuo dialogo tra parole e musica.
L'altro momento di trasformazione riguarda invece il cinema, ma a Los Angeles non poteva che essere altrimenti: è guardando Kill Bill che Kobe decide di diventare "Black Mamba", durante l'ennesima notte insonne passata a tormentarsi. E così tra trionfi e cadute, tra imprese ed errori, il viaggio di Kobe Bryant ricalca quello dell'eroe greco e torna in scena per il bis, questa sera alle 20:30, al Teatro Colosseo.














