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Economia e lavoro | 03 aprile 2026, 12:05

Terzo settore in Piemonte: quanti fondi dal 5 per mille e come vengono spesi

Il Piemonte è una delle regioni italiane con il tessuto associativo più denso e radicato.

Terzo settore in Piemonte: quanti fondi dal 5 per mille e come vengono spesi

Migliaia di organizzazioni operano nei settori della salute, dell’assistenza sociale, della cultura, della ricerca e dello sport, spesso con risorse limitate e un forte legame con il territorio. Per molte di queste realtà, il 5 per mille rappresenta una fonte di finanziamento importante, talvolta la principale. Ma quanto vale, concretamente, questo strumento per gli enti piemontesi? E come vengono utilizzati i fondi?

I numeri del Piemonte

Ogni anno l’Agenzia delle Entrate pubblica gli elenchi dei beneficiari del 5 per mille con il dettaglio degli importi ricevuti e delle scelte espresse dai contribuenti. Secondo i dati consultabili sull’elenco completo dei beneficiari 5 per mille disponibile su Risultati5x1000, il Piemonte si colloca stabilmente tra le prime regioni per numero di enti beneficiari e per importi totali raccolti. La piattaforma raccoglie 19 anni di dati — dal 2006 al 2024 — e permette di filtrare per regione, provincia e categoria, rendendo possibile un’analisi puntuale anche a livello locale.

Il dato più interessante, però, non è la somma complessiva, ma la sua distribuzione. Una quota significativa dei fondi si concentra sui grandi enti nazionali con sede legale nella regione — istituti di ricerca, fondazioni ospedaliere, organizzazioni di livello nazionale. Le associazioni più piccole, quelle che operano a livello di quartiere, di comune o di provincia, raccolgono importi nettamente inferiori, spesso nell’ordine di poche centinaia o migliaia di euro.

Il divario tra grandi e piccoli enti

Questo divario non è un fenomeno esclusivamente piemontese, ma riguarda l’intero sistema del 5 per mille italiano. I primi dieci enti per importo ricevuto, a livello nazionale, raccolgono ogni anno una percentuale rilevante del totale. Le ragioni sono molteplici: maggiore visibilità, campagne di comunicazione strutturate, un bacino di sostenitori consolidato nel tempo.

Per le piccole associazioni, il 5 per mille è spesso una risorsa a cui si accede quasi per inerzia, senza una strategia di comunicazione dedicata. Eppure, anche importi apparentemente modesti possono fare la differenza nel bilancio di un’organizzazione che opera con volontari e budget contenuti.

Come gli enti devono rendicontare

Dal punto di vista normativo, ogni ente che riceve fondi dal 5 per mille è tenuto a redigere un rendiconto specifico e una relazione illustrativa che descriva come i fondi sono stati impiegati. Questo documento deve essere trasmesso all’amministrazione competente entro un anno dalla ricezione e pubblicato sul sito dell’ente.

Il sistema di rendicontazione è stato progressivamente rafforzato negli ultimi anni, in parallelo con la riforma del Terzo settore avviata nel 2017. L’obiettivo dichiarato è garantire maggiore trasparenza e accountability, due concetti che nel mondo del non profit italiano hanno assunto un peso crescente.

La rendicontazione non è solo un obbligo formale: è uno strumento per costruire e mantenere il rapporto di fiducia con i propri sostenitori. Un ente che rende conto di come ha speso i fondi del 5 per mille sta comunicando ai propri firmatari che la loro scelta è stata rispettata.

Il ruolo dei dati aperti

Uno dei limiti storici del sistema del 5 per mille è la difficoltà di accesso ai dati aggregati. L’Agenzia delle Entrate pubblica elenchi molto dettagliati, ma in formati poco maneggevoli: PDF lunghi centinaia di pagine, difficili da interrogare se non si possiedono competenze tecniche specifiche.

La disponibilità di piattaforme che rendono questi dati ricercabili e confrontabili è un passo avanti significativo per chiunque voglia orientarsi: giornalisti, ricercatori, consulenti del non profit, ma anche semplici cittadini che vogliono sapere dove finiscono i propri fondi.

Per il Piemonte, la possibilità di filtrare i dati per provincia — Torino, Cuneo, Alessandria, Novara, Asti e le altre — consente di ottenere una fotografia precisa del tessuto associativo locale e del suo rapporto con i contribuenti del territorio.

Un patrimonio da non dare per scontato

Il Terzo settore piemontese è un patrimonio costruito nel tempo, fatto di competenze, reti, relazioni con le comunità. Il 5 per mille è uno degli strumenti che lo alimenta, ma funziona solo se i contribuenti lo conoscono, se gli enti lo comunicano e se i dati che ne derivano sono accessibili.

In un periodo in cui si discute molto di partecipazione e di sussidiarietà tra Stato e società civile, il 5 per mille resta uno dei pochi meccanismi in cui il cittadino può decidere direttamente a chi destinare una parte delle proprie imposte. Capire come funziona, verificare i risultati e scegliere con consapevolezza: sono azioni semplici, ma tutt’altro che scontate.






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