Allarme da parte di CSE Sanità sulla situazione definita "ormai insostenibile in cui versa il sistema sanitario pubblico piemontese".
Negli ultimi mesi si sta assistendo a un fenomeno tanto emblematico quanto allarmante: la ricerca di personale infermieristico all’estero. Una scelta che, lungi dal rappresentare una soluzione strutturale, certifica invece il fallimento delle politiche di valorizzazione del personale sanitario interno, mortificato da anni di carichi di lavoro insostenibili, retribuzioni non adeguate e condizioni operative sempre più critiche.
A ciò si aggiunge la gravissima situazione economico-finanziaria delle Aziende Sanitarie Locali. Emblematico è il caso dell’ASL AL: la perdita di esercizio prevista per il 2023 era pari a 44.693.483 euro, mentre per il 2024 si registra un peggioramento fino a 59.868.217 euro. Ciò significa un aggravamento superiore ai 15 milioni di euro in un solo anno, dato che evidenzia in modo inequivocabile una gestione economica sempre più critica e fuori controllo.
Ma il problema non è soltanto economico: è ormai evidente una totale carenza organizzativa, che si manifesta nella incapacità di programmare il fabbisogno di personale, di garantire servizi efficienti e di dare risposte concrete ai bisogni sanitari del territorio.
Particolarmente significativo è quanto sta emergendo in merito agli ospedali di comunità di Ovada, Novi Ligure e Casale Monferrato.
È stata infatti pubblicata sull’Albo Pretorio una gara per l’affidamento del servizio di fornitura di personale infermieristico: un appalto della durata di 12 mesi, rinnovabile per ulteriori 12, per un fabbisogno di 30 ore giornaliere su turnazione, H24 e 7 giorni su 7, per un importo base d’asta pari a 1.757.475 euro (IVA esclusa).
Ancora più grave è la motivazione alla base di tale procedura, nero su bianco:
“Impossibilità di reperire internamente risorse umane con profilo di infermiere. Nonostante le riorganizzazioni attuate, il trend negativo tra cessazioni e nuove assunzioni non permette di garantire l’imminente attivazione di nuovi setting assistenziali, quali gli Ospedali di Comunità”.
Questa dichiarazione rappresenta una vera e propria ammissione di fallimento del sistema di programmazione sanitaria regionale.
Se non si procede con la stabilizzazione del personale all’interno dei presidi sanitari, non si può garantire nel tempo la continuità assistenziale. E senza continuità, i servizi diventano inevitabilmente più fragili, meno efficienti e meno sicuri per i cittadini.
A ciò si aggiunge la carenza cronica di personale, ormai fuori controllo, che si riflette inevitabilmente sull’allungamento delle liste di attesa. Su questo fronte, le recenti evidenze circa presunte manipolazioni nei sistemi di gestione delle prenotazioni rappresentano un fatto di estrema gravità, che mina la fiducia dei cittadini nel sistema sanitario pubblico e richiede immediati accertamenti e interventi correttivi.
Non meno grave è l’atteggiamento della Regione Piemonte, che continua a non convocare questa Organizzazione Sindacale, nonostante il pieno diritto alla partecipazione ai tavoli di confronto sulle materie di competenza, sancito dalla normativa vigente e dai contratti collettivi nazionali.
CSE Sanità ribadisce con fermezza che non è più tollerabile l’esclusione dal dialogo istituzionale in una fase così delicata per il sistema sanitario regionale.
Chiediamo pertanto:
· l’immediata convocazione di un tavolo regionale con tutte le Organizzazioni Sindacali rappresentative;
· un piano straordinario di assunzioni e stabilizzazioni del personale sanitario;
· interventi urgenti e trasparenti per il reale abbattimento delle liste di attesa;
· chiarezza sui conti delle ASL e sulle responsabilità gestionali;
· il superamento delle criticità organizzative che stanno paralizzando il sistema sanitario;
· il rispetto pieno dei diritti dei lavoratori, a partire dai riposi, dalle turnazioni e dalla sicurezza sui luoghi di lavoro.
La domanda che poniamo, con forza e senza più possibilità di equivoci, è semplice:
se la stessa amministrazione ammette di non essere in grado di reperire infermieri al proprio interno, come si può pensare di costruire un sistema sanitario pubblico solido, stabile e universale?
La sanità pubblica piemontese rappresenta un presidio fondamentale di equità e coesione sociale. Lasciarla scivolare in una crisi strutturale significa compromettere un diritto costituzionalmente garantito: quello alla salute.
CSE Sanità continuerà a vigilare e a intraprendere ogni iniziativa utile a tutela dei lavoratori e dei cittadini.














