Un percorso strutturato, partecipato e orientato al futuro: è questa la direzione emersa dall’evento “Costruire una Compassionate City. La road map del progetto a Torino”, svoltosi con il sostegno del Circolo dei lettori presso la sede torinese e con il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo. L’iniziativa segna una tappa fondamentale nello sviluppo del progetto “Torino Compassionate City”.
L’iniziativa ha riunito esperti, istituzioni, operatori sociali e rappresentanti del territorio per condividere metodi, esperienze e obiettivi di un modello innovativo di salute pubblica, fondato sulla partecipazione attiva della comunità nella cura delle persone, in particolare nei momenti di maggiore fragilità.
Una road map quinquennale per il cambiamento culturale
Il percorso che Torino ha intrapreso per confermarsi una Compassionate city si basa su una road map di medio-lungo periodo, con una prospettiva di almeno cinque anni. La consapevolezza emersa è che il cambiamento culturale necessario per costruire una città realmente compassionevole richiede continuità, tempo e partecipazione diffusa. L’ambizione è stabilizzare un modello di comunità capace di prendersi cura dei propri membri in modo diffuso e condiviso.
“Sosteniamo con convinzione il percorso di Torino come Compassionate City – afferma il Sindaco Stefano Lo Russo – che vede impegnate attivamente due realtà di vera eccellenza del nostro territorio, la Fondazione Faro e la Fondazione Piemontese per la Ricerca sul cancro. Insieme, lavoriamo per costruire una città in cui ogni persona sappia a chi rivolgersi quando vive una condizione di fragilità per sé stessa o per un suo familiare, certa di trovare l’aiuto di cui ha bisogno. La nostra città ha nella sua tradizione una lunga storia di solidarietà e attenzione all’altro e vogliamo proseguire su questa strada, rafforzando ulteriormente quel senso di comunità che accoglie, aiuta, accompagna chi si trova in difficoltà”.
Dall'atto medico alla responsabilità sociale
Il progetto poggia sulle solide basi della sensibilità sociale torinese verso temi come la malattia, il fine vita e il lutto, oggi sempre più integrati nel dibattito pubblico e sviluppati da enti del terzo settore profondamente consapevoli dei bisogni del territorio come Fondazione FARO e Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro, promotori insieme alla Città di Torino dell’iniziativa internazionale che promuove modelli di salute pubblica partecipati che si realizza anche a Torino con il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo.
Luigi Stella, Direttore di Fondazione FARO dichiara: “Il percorso di Torino Compassionate City rappresenta un passaggio importante, perché richiama tutti, istituzioni, servizi, terzo settore e cittadini a una responsabilità condivisa verso le persone più fragili. Essere Compassionate City non significa solo garantire risposte assistenziali efficaci, ma scegliere di non allontanare dalla vita della comunità esperienze come la malattia, il fine vita e il lutto. Come FARO, accompagniamo ogni giorno le persone e le loro famiglie in questi momenti e sappiamo quanto sia decisivo poter contare su una rete che non solo cura, ma riconosce, accoglie e sostiene. Il valore di questo percorso sta proprio nel rafforzare una comunità in cui nessuno venga lasciato solo quando attraversa una fase di particolare fragilità: perché la qualità di una città si misura anche da come sa stare accanto alle persone nei momenti più difficili”.
Gianmarco Sala, Direttore Generale Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro commenta: “Nel 2026 la Fondazione Piemontese celebra i suoi 40 anni di attività - basati sulla speranza, sulla ricerca e sull'umanità - a favore dell'Istituto di Candiolo - IRCCS. È una storia che nasce, fin dal primo giorno, da una certezza condivisa: la cura non è mai un atto solitario. È sempre relazione, è sempre rete. È questo lo spirito che appartiene alle donne e agli uomini che ogni giorno lavorano a Candiolo: un incredibile lavoro di squadra, reso possibile grazie al sostegno di persone, imprese e istituzioni che credono nella missione della Fondazione. Il percorso “Compassionate City” offre l'opportunità di estendere quella rete oltre i confini del servizio specialistico, trasformando la comunità intera in un soggetto attivo di questo impegno. A Candiolo sappiamo bene quanto la generosità della comunità - di chi si prende cura, di chi ricerca, di chi dona - sia parte integrante del percorso stesso: è proprio in quella generosità diffusa, nella fiducia tra persone e istituzioni, che si misura la capacità di una città di stare vicino a chi attraversa un momento di fragilità”.
“Con il percorso delle Compassionate Cities, la Fondazione Compagnia di San Paolo assume un ruolo di facilitatore nel rafforzare le alleanze tra terzo settore, istituzioni e società civile. L’obiettivo è mettere a sistema le risorse, le opportunità e i supporti già presenti nel tessuto cittadino, creando connessioni stabili e inclusive capaci di rispondere in modo più efficace ai bisogni delle persone in difficoltà. Solo attraverso una rete cittadina coesa e corresponsabile è possibile costruire contesti di cura, prossimità e solidarietà che accompagnino le persone in ogni fase della vita” sottolinea Carlo Picco, componente del Comitato di Gestione della Fondazione Compagnia di San Paolo.
La visione internazionale: la "Compassionate City Charter"
La Compassionate City Charter, come ha illustrato Allan Kellehear, co-fondatore di Compassionate City UK rappresenta un impegno da parte della città a sposare una visione della salute e del benessere che includa l’empatia sociale, ricordando ai suoi abitanti e a tutti coloro che osservano dall’esterno che “compassione” significa entrare in una dimensione di condivisione e reciprocità. Una città non è semplicemente un luogo dove lavorare e accedere a servizi, ma anche uno spazio in cui godere di supporto nella sicurezza e nella protezione che deve accompagnare i cittadini, fino alla fine dei nostri giorni.
Un "Laboratorio Urbano": mappatura e strumenti operativi
Nel suo intervento di presentazione della road map di attuazione, Marina Sozzi co-responsabile Ufficio Culturale Fondazione FARO e organizzatrice dell’evento ha descritto la costruzione di una città compassionevole come un “grande laboratorio” urbano e collettivo, fondato sulla capacità di individuare risorse, creare connessioni e sviluppare nuovi progetti attraverso il coinvolgimento attivo della comunità.
Per questo, grazie alla preziosa competenza di Iolanda Romano, è stato avviato un processo partecipativo che permetterà di raccogliere le conoscenze che esistono in città sul tema della malattia, del morire e del lutto. Accanto alle risorse già presenti sul territorio, ci si propone di individuare i bisogni che restano senza risposta, le disuguaglianze, i vuoti di informazione. Il processo partecipativo si basa su interviste e attività di ascolto, che andranno a formare un patrimonio di sapere a disposizione della collettività, che verrà successivamente restituito a tutti gli stakeholder.
Accanto alla mappatura, sono stati attivati strumenti concreti, come una comunità di pratica dedicata ai temi della cura e della prossimità gestita da Torino Social Impact e l’avvio di progetti pilota a livello territoriale.
Parallelamente, è in corso la definizione di indicatori per la valutazione dell’impatto sviluppata in dialogo con Cottino Social Impact Campus.
L’evoluzione delle cure palliative: un ponte tra sanità e sociale
Altro argomento centrale ha riguardato il legame profondo tra il paradigma delle cure palliative e il modello delle Compassionate Cities espresso dai Presidenti della Società Italiana Cure Palliative, Gianpaolo Fortini e Federazione Cure Palliative Tania Piccione.
Il Responsabile Ricerca Fondazione FARO e vice presidente dell’EACP Simone Veronese ha poi ampliato il concetto, proponendo un cambio di prospettiva: dalla cura come atto medico alla cura come responsabilità collettiva. Questo principio è confermato dai dati che dimostrano che una persona fragile trascorre solo il 5% del suo tempo assistita da servizi sanitari, mentre il restante 95% lo vive all'interno di reti sociali e informali (famiglia, vicinato, comunità) che devono essere messe in grado di riconoscere e sostenere tale fragilità. In definitiva, si tratta di un cambiamento culturale: passare da una società che delega la cura ai servizi a una comunità che se ne assume la responsabilità, riconoscendo che la qualità della vita, fino alla fine, dipende dalla qualità delle relazioni.
Un network di solidarietà: il confronto con le esperienze italiane
Per arrivare ad attuare correttamente lo sviluppo di Torino come “città compassionevole” è stato fondamentale creare una rete di confronto attivo con le altre città che stanno realizzando questo stesso progetto: condividere i risultati di altre comunità con caratteristiche simili rende possibile la replica di metodologie e procedure efficaci.
Le esperienze delle altre città italiane che stanno svolgendo il percorso di attuazione di Compassionate city come In-Vita a Reggio Emilia raccontata da Silvia Tanzi, il percorso di costruzione di una caring community a Lodi nelle parole di Danila Zuffetti, e quelle di Simone Piazza per Novara e di Carlo Gobitti per Pordenone sono state un contributo di grande valore per procedere con consapevolezza mettendo a frutto i risultati già ottenuti in altri territori. Attraverso esempi concreti, viene evidenziato come la cura reciproca generi valore sociale, rafforzando inclusione e coesione. La compassione emerge così non come debolezza, ma come competenza collettiva capace di rendere le comunità più resilienti e solidali.
Con la tavola rotonda Essere coinvolti nel progetto di una Caring Community moderata da Monica Seminara dell’Ufficio Culturale Fondazione FARO è stato approfondito il significato concreto dell’adesione a un progetto di comunità di cura e il valore che questo può generare nei diversi contesti professionali e istituzionali, contribuendo a costruire una cultura condivisa della cura.
Nel corso del dibattito, Silvia Bertolotti, Coordinatrice progetto In-Vita di Reggio Emilia, Giuseppe Culicchia, Direttore della Fondazione Circolo dei lettori, Guido Bolatto, Segretario generale Camera di commercio di Torino, Iolanda Romano, Founder di Avventura Urbana, Simonetta Pozzoli, Assessora al Welfare, Politiche familiari, di conciliazione e coesione sociale del Comune di Lodi e Jacopo Rosatelli, Assessore al Welfare, Diritti e Pari Opportunità Comune di Torino hanno illustrato i principali passaggi operativi del percorso e gli obiettivi del piano di attuazione, offrendo prospettive diverse ma complementari sul ruolo degli attori locali nella costruzione di una comunità solidale.
Prossimi appuntamenti
Il dialogo con la cittadinanza prosegue domenica 17 maggio al Salone del libro:
● ore 11.00 - Costruire il futuro: risorse per giovani e comunità, in collaborazione con la Città di Torino con interventi di Carlotta Salerno, Assessora alle politiche educative e giovanili e la neuropsichiatra infantile Pia Massaglia
● ore 15.30 - Cura e comunità: i giovani come agenti del cambiamento. Il progetto Torino Compassionate City a confronto con i giovani con Fabio Geda e Daniele Mencarelli















