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Sanità | 23 aprile 2026, 16:06

Pochi e poco conosciuti: luci e ombre dei consultori di Torino nel report sulla Salute delle Donne

Mancano psicologi, servizi per le donne in menopausa e troppe under 45 non sanno cosa sono. Molto usati dalle straniere, meno dalle italiane

Foto generica d'archivio

Foto generica d'archivio

Ci sono pochi consultori a Torino: uno ogni 86 mila abitanti. È il dato emerso dal Report fornito dall'Osservatorio sulla Salute delle Donne della Città di Torino, che ha analizzato la realtà dei luoghi pubblici di assistenza sociosanitaria che si occupano di sessualità, maternità e famiglia. L'analisi è stata presentata nella Sala Colonne del Comune, alla presenza dell'assessore al welfare Jacopo Rosatelli, il direttore generale dell'Asl Città di Torino Carlo Picco, le autrici del report Tullia Todros e Norma de Piccoli e le responsabili dei consultori Giulia Mortara e Maria Chiara Russo.

Una legge del 1996 ha fissato come standard da raggiungere per l'Italia un consultorio familiare ogni 25 mila abitanti nelle aree urbane e la media italiana - secondo uno studio dell'ISS del 2018 - è di 1 ogni 32 mila. I consultori a Torino sono quindi molto al di sotto di questi numeri, anche guardando alla media piemontese che è di 1 ogni 36 mila abitanti.

Diminuzione che va avanti da anni

Come analizzato dal report, il numero di consultori a Torino è diminuito fortemente negli anni, passando da 16 nel 2017 a 10 nel 2023, anno di chiusura di quello in via Abeti. Gli utenti che hanno usufruito dei servizi dei consultori a Torino nel 2023 sono stati quasi 24 mila, che su una popolazione di 860 mila abitanti sono il 2,8%.

Anche in questo caso la cifra è inferiore a quella nazionale e a quella piemontese, pari al 5 e 4,7%: significa che i consultori torinesi risultano poco attrattivi sul bacino di utenza che potrebbe averne bisogno. Secondo le analiste dell'Osservatorio, non sarebbero pochi di numero perché poco utilizzati, ma poco utilizzati proprio perché pochi di numero.

Concentrare le attività su presidi forti

Il direttore generale dell'Asl Città di Torino, Carlo Picco, ha però voluto precisare che andrebbero considerate anche le attività riconducibili alle stesse erogate dai consultori ma che vengono fruite in altri luoghi dell'ASL. "Contando tutti i punti di erogazione di attività consultoriali arriviamo a 21 nella città di Torino - ha commentato - Preferiamo concentrare le attività su presidi forti, ce lo chiede anche il PNRR nelle case di comunità, dove i pazienti trovano una professionalità interdisciplinare importante e continuità".

Ma, anche considerando il numero di consultori come 21 anziché 10, la loro frequenza si attesta su 1 ogni 41 mila abitanti, comunque al di sotto di quell'1/25 mila richiesto e dalle medie nazionali e regionali. "Per essere al passo coi tempi e con le domande, i consultori devono diventare più vicini alle esigenze della popolazione più giovane ma anche dei più anziani, e che siano incardinati nelle case di comunità ma al tempo stesso più diffusi in punti spoke, salvaguardando il principio di prossimità - ha dichiarato l'assessore Rosatelli - A volte la crisi dei consultori arriva anche dalla mancanza di domanda e dobbiamo alimentarla".

Tutti i numeri 

Guardando a chi usufruisce dei servizi dei consultori torinesi, è emerso che quasi la metà appartiene alla fascia tra 23 e 34 anni e un terzo a quella 35-49. La carenza delle over 49 (2,4%) è causata anche dalla mancanza di servizi offerti a questa fascia, e andrebbero incrementati.

Più della metà (57,5%) sono state donne italiane, più di un terzo (34,1%) cittadine non italiane extra UE e l'8,5% dell'Unione Europea. Ma, rapportando il dato alla popolazione, emerge che le residenti straniere usufruiscono molto più delle italiane dei servizi dei consultori: il 14,8% rispetto al 3,6%. Questo anche perché, dalle interviste effettuate a un campione, le ricercatrici hanno scoperto che chi non utilizza i servizi dei consultori lo fa perché ha preferito andare da un ginecologo privato (34%) o da un medico conosciuto (22%), ma ben una donna su cinque ha dichiarato di non esserci mai andata perché non a conoscenza dei consultori. Addirittura, tre le under 45, sono quasi una su tre ad aver dato questa risposta (31,4%) tra quelle che non ne hanno mai usufruito.

Tra i possibili miglioramenti al sistema dei consultori, quindi, è emersa forte la necessità di potenziare il sistema informativo intorno a questi servizi. Grave anche la carenza di personale, in particolare di figure come psicologi e assistenti sociali.

Francesco Capuano

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