Si è tolto la vita in carcere un detenuto del carcere Lorusso Cutugno. L'uomo, classe 1972, si è ucciso intorno alle 15 di questo pomeriggio impiccandosi nei bagni del Padiglione A, secondo quanto riporta Ansa.
Stando a una prima ricostruzione, avrebbe utilizzato un cappio realizzato con pezzi di stoffa di vecchie lenzuola. A trovarlo sono stati gli agenti della polizia penitenziaria, che lo hanno visto privo di sensi e hanno dato immediatamente l'allarme.
Sul posto sono intervenuti i soccorritori del 118, ma per il detenuto non c'è stato nulla da fare.
Sull’accaduto interviene anche il segretario generale del SAPPE, Donato Capece: “Questo dramma riporta alla luce importanti interrogativi riguardo al sistema di assistenza psicologica e sanitaria negli istituti. La Polizia Penitenziaria si trova a lavorare in condizioni di emergenza seria, dove spesso le carceri sono utilizzate come ospedali psichiatrici improvvisati. In mancanza di personale esperto, molte problematiche individuali vengono sottovalutate e la gestione di tali situazioni ricade sulla Polizia Penitenziaria, che deve essere pronta a svolgere ruoli diversi”.
Capece evidenzia come gli agenti siano chiamati quotidianamente a operare anche come soccorritori, operatori sanitari e mediatori, in un contesto di gravi carenze strutturali: “Non è responsabilità del Corpo sopperire alle persistenti criticità della sanità penitenziaria, né si può pensare che i Baschi Azzurri compensino le lacune del sistema. È fondamentale attuare interventi rapidi e concreti per rafforzare il personale medico e psicologico specializzato e dotare gli istituti di strumenti adeguati alla prevenzione”.
Il segretario generale sottolinea inoltre l’impatto di eventi simili sull’intero contesto carcerario: “Il suicidio di un detenuto è fonte di forte stress sia per gli altri detenuti sia per il personale, che opera ogni giorno con professionalità e umanità in condizioni difficili. Occorre rafforzare i programmi di prevenzione e i servizi di intervento, a tutela di tutta la comunità penitenziaria”.
“È evidente – conclude Capece – la necessità di intervenire tempestivamente sulle criticità del sistema. Il Governo è consapevole della situazione e si auspica a breve un confronto per definire strategie condivise. Il suicidio resta purtroppo una delle principali cause di morte in carcere e, nonostante le normative avanzate, continuano a verificarsi episodi drammatici”



















