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Politica | 13 maggio 2026, 19:00

La beffa del gettone di presenza: Torino chiede il conto alle Circoscrizioni (dopo 15 anni)

Ex consiglieri costretti a restituire quanto ricevuto come rimborsi. Lo sfogo degli eletti: "Pagamenti autorizzati. Perché sono stati erogati?"

La beffa del gettone di presenza: Torino chiede il conto alle Circoscrizioni (dopo 15 anni)

A distanza di quindici anni il Comune di Torino ha contattato alcuni consiglieri delle dieci Circoscrizioni (oggi ridotte a otto), chiedendo loro la restituzione di una parte degli emolumenti maturati come capigruppo. La notizia non è nuova: già nel 2023 un centinaio di eletti nei mini-municipi aveva ricevuto la notifica da parte di Palazzo Civico di rendere una quota dei gettoni di presenza, il rimborso legato alla partecipazione alle commissioni e alle attività istituzionali. 

La storia

La motivazione? Secondo la Corte dei Conti questi compensi (circa 60 euro lordi per ogni riunione) erano stati conteggiati erroneamente in busta paga. Se la maggior parte degli ex consiglieri di Circoscrizione - in molti casi eletti poi in Sala Rossa - aveva provveduto a restituire i soldi, c'è chi in realtà non lo ha ancora fatto.

Il caso

E oggi vede la Città nuovamente bussare alla loro porta, o meglio al loro conto corrente, per evitare il danno erariale. È il caso di Monica Amore, dal 2011 al 2016 capogruppo del M5S della ex Circoscrizione 9 di Torino.

Essendo Amore l'unica eletta pentastellata nel mini-municipio di Lingotto/Filadelfia/Mirafiori, di fatto partecipava praticamente a tutte le Commissioni, spesso anche oltre il limite previsto delle 14. Un impegno che le permetteva di percepire circa 800 euro lordi.

"Oggi, - spiega la consigliera - a distanza di dieci anni, la Corte dei Conti chiede la restituzione dei compensi percepiti per le riunioni dei capigruppo. Nel mio caso dovrei restituire al Comune di Torino 1.820 euro". "La domanda - prosegue - è semplice: se quei compensi non erano dovuti, perché sono stati erogati?".

Lo sfogo

"Non stiamo parlando - si sfoga Amore - di una decisione presa dai consiglieri, ma di pagamenti autorizzati e gestiti dagli uffici competenti. Eppure oggi la responsabilità ricade su chi è stato eletto democraticamente e ha semplicemente svolto il proprio ruolo istituzionale".

Su questi compensi poi sono state pagate le tasse, quindi una parte dei soldi nel frattempo è tornato allo Stato.

 

Cinzia Gatti

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