Garantire nell’immediato l’acqua necessaria a non compromettere i raccolti e avviare un lavoro permanente per ripensare la gestione della risorsa idrica in Piemonte. È la posizione portata oggi da Confcooperative Agroalimentare e Pesca Piemonte ai tavoli sull’emergenza idrica convocati dalla Regione Piemonte, con la partecipazione del presidente Alberto Cirio e degli assessori regionali Paolo Bongioanni, Matteo Marnati e Marco Gallo, insieme ai rispettivi direttori regionali.
Per Confcooperative Agroalimentare e Pesca Piemonte erano presenti al confronto il presidente Fabrizio Risso, il vicepresidente Renato Chiadò Puli e il segretario Domenico Sorasio.
Il tavolo si è svolto in un quadro di crescente criticità. Secondo gli ultimi dati di Arpa Piemonte, alla fine di giugno le risorse idriche superficiali complessivamente disponibili in Piemonte, considerando neve, invasi e Lago Maggiore, risultavano inferiori del 31% rispetto alla media del periodo. Nello stesso mese le temperature sono state superiori alla media di 3,5 gradi, aumentando l’evapotraspirazione e lo stress idrico di suoli, colture e vegetazione.
«Siamo nel passaggio più delicato della campagna agricola. Ridurre drasticamente o interrompere l’approvvigionamento irriguo in questo momento significa perdere produzioni sulle quali le imprese hanno già investito mesi di lavoro e sostenuto costi rilevanti, con conseguenze che ricadrebbero sulle cooperative, sull’occupazione e sull’intera filiera agroalimentare. Le priorità di utilizzo dell’acqua devono essere definite in modo trasparente e coordinato, tenendo conto del fatto che oggi garantire la continuità irrigua è indispensabile per portare a termine i cicli produttivi», dichiara Renato Chiadò Puli, vicepresidente di Confcooperative Agroalimentare e Pesca Piemonte.
Per Confcooperative Agroalimentare e Pesca Piemonte, tuttavia, non è più sufficiente intervenire soltanto quando la scarsità d’acqua diventa un’emergenza. Il cambiamento climatico sta modificando la quantità e la distribuzione delle precipitazioni, ma le difficoltà attuali evidenziano anche problemi strutturali nella capacità di trattenere, programmare e distribuire la risorsa disponibile.
«La siccità non è più un evento eccezionale e non lo sarà nei prossimi anni. Non possiamo continuare a occuparcene soltanto quando i fiumi sono in sofferenza, per poi accantonare il problema quando torna a piovere. Il deficit idrico è certamente legato al clima, ma è aggravato da una gestione ancora troppo frammentata. Invasi, reti, prelievi e diversi usi dell’acqua devono essere governati attraverso una regia comune, dati condivisi e responsabilità chiare», prosegue Chiadò Puli.
Tra le criticità indicate dall’organizzazione vi sono la programmazione non sempre coordinata delle riserve disponibili, la manutenzione delle infrastrutture, le dispersioni lungo le reti, la limitata capacità di accumulo e l’insufficiente integrazione tra i diversi soggetti che intervengono nella gestione dell’acqua.
Confcooperative Agroalimentare e Pesca Piemonte chiede quindi che venga istituito un tavolo regionale permanente sulla risorsa idrica, con il coinvolgimento della Regione e degli altri attori territoriali.
Il tavolo dovrebbe lavorare durante tutto l’anno, e in particolare nei mesi autunnali e invernali, per programmare gli interventi di manutenzione, coordinare riempimenti e rilasci dagli invasi, stabilire criteri condivisi per i prelievi e arrivare all’inizio della stagione irrigua con infrastrutture efficienti e risorse disponibili.
«I lavori sugli invasi e sulle infrastrutture devono essere programmati nei mesi in cui la domanda d’acqua è minore, non quando la stagione irrigua è già iniziata. Non ha senso investire risorse sui canali senza affrontare contemporaneamente il problema della disponibilità e della distribuzione dell’acqua. Serve mettere mano al sistema nel suo complesso, superando la logica degli interventi isolati», sottolinea il vicepresidente.
Per l’organizzazione è inoltre necessario aumentare la capacità del territorio di trattenere l’acqua nei periodi più piovosi, attraverso il recupero dei bacini esistenti, la manutenzione di quelli oggi sottoutilizzati e la realizzazione di invasi di diverse dimensioni. Parallelamente occorre accelerare l’ammodernamento delle reti irrigue, estendere condotte e sistemi di controllo dove tecnicamente sostenibili e accompagnare le imprese verso tecniche capaci di utilizzare meno acqua con maggiore efficacia.
«La sostenibilità non può essere ridotta alla semplice richiesta di consumare meno. Significa mettere imprese e territori nelle condizioni di utilizzare la risorsa in modo più efficiente. Occorrono nuovi paradigmi irrigui, infrastrutture adeguate, innovazione tecnologica e un rafforzamento delle competenze e della capacità operativa dei consorzi irrigui, affinché la distribuzione avvenga secondo criteri equi, verificabili e coerenti con le effettive necessità delle colture.»
Una programmazione specifica è necessaria anche per la risicoltura piemontese, valutando, dove le condizioni lo consentono, di anticipare parte degli apporti idrici nei mesi più freddi. Questa pratica può contribuire a distribuire meglio la domanda durante l’anno, evitare sovrapposizioni con le esigenze irrigue di altre colture e favorire la ricarica delle falde.
«Senza una diversa organizzazione della risorsa, mantenere le attuali superfici risicole sarà sempre più difficile. È necessario programmare in anticipo, valorizzando anche la funzione ambientale delle risaie e il loro contributo alla ricarica delle falde.»
Confcooperative Agroalimentare e Pesca Piemonte conferma infine la propria disponibilità a collaborare con la Regione e con tutti i soggetti competenti per definire interventi immediati e costruire una strategia di lungo periodo.
«Il tavolo di oggi è un passaggio necessario, ma non può esaurirsi nella gestione dell’emergenza estiva. Deve diventare l’inizio di un percorso stabile, con obiettivi, tempi e azioni concrete. Il Piemonte non può più permettersi di inseguire ogni nuova crisi idrica: è il momento di programmare e agire»














