La protesta muta forma, ma non rinuncia a far sentire la propria voce. A Venaus, nel cuore della Val di Susa, si è conclusa la tre giorni di mobilitazione degli attivisti No Tav, che hanno deciso di abbandonare il presidio allestito la scorsa settimana.
La fine del bivacco
Si è trattato di una smobilitazione organizzata e simultanea. I circa cinquanta militanti presenti, tra cui figuravano anche diversi residenti della valle, hanno raccolto in fretta zaini, sacchi a pelo e amache per riporli nei propri veicoli. L'area era stata fin da subito definita dagli stessi manifestanti: “Non campeggio”.
Una scelta lessicale e logistica dettata dai rigidi provvedimenti restrittivi imposti dal prefetto di Torino, Donato Cafagna, che aveva categoricamente vietato l'installazione di tende fisse nella zona.
Tensioni e posti di blocco
L'uscita dal presidio si è svolta in un clima di forte accensione collettiva. La carovana di auto e furgoni si è mossa tra il suono insistente dei clacson, lo sventolio delle bandiere e i tradizionali slogan del movimento. In alcuni frangenti la tensione si è riversata sui cronisti presenti, bersagliati da invettive lanciate da alcuni attivisti direttamente dai finestrini dei veicoli.
A monitorare costantemente le operazioni di smontaggio e la successiva partenza è stato il personale della Digos e del Reparto mobile della Polizia. Proprio le forze dell'ordine, intervenute per gestire l'ordine pubblico, hanno successivamente bloccato la carovana di mezzi in uscita dal paese, mantenendo la situazione sotto una stretta e continua sorveglianza.














