Dare una nuova vita ai prodotti tessili usati e ridurre gli sprechi nel settore della moda: è questo l'obiettivo di RiTessiAMO. Il progetto parte da Abito - il "negozio" dove le famiglie in difficoltà economica possono scegliere gratuitamente vestiti di seconda mano -, dove i capi non adatti alla donazione vengono raccolti e, anziché essere scartati, ne viene recuperato il materiale.
Il partenariato che ha ideato il progetto è composto da tre soggetti del territorio: la startup innovativa a vocazione sociale Atelier Riforma, capofila, l'ente no-profit ODV Società di San Vincenzo De Paoli, con il suo emporio solidale Abito, e l'azienda DBT Fibre, attraverso la divisione dedicata al riciclo Closeoop. RiTessiAMO è uno dei 16 vincitori del bando della Città di Torino "Cultura e Imprenditorialità incardinate nell'Economia Circolare e nel Tessuto Urbano", avrà un budget complessivo di quasi 125.000 euro e si svilupperà in 10 mesi, da settembre 2026 a giugno 2027.
Il progetto prevede la creazione, presso l'atelier di Abito, di un sistema per selezionare i capi non idonei alla donazione ma adatti al riciclo: i materiali verranno suddivisi per fibra e colore con il supporto tecnologico di Atelier Riforma, quindi inviati a DBT Fibre, a Biella, per essere trasformati in nuove fibre da reimmettere sul mercato.
Abito e Atelier Riforma attiveranno anche un servizio gratuito per il recupero dei tessili dismessi da aziende ed enti del territorio, destinati in parte al riuso tramite artigiani locali e in parte valorizzati con strumenti digitali. Verrà inoltre rafforzata la sartoria di Abito, con più attività di riparazione e trasformazione dei capi e corsi gratuiti per la cittadinanza. Previste anche attività di sensibilizzazione sul consumo responsabile nella moda, con incontri nelle scuole, workshop e formazione gratuita per aziende e studenti del settore.
"Si tratta di un progetto realmente pionieristico - ha commentato Elisa Valenti, coordinatrice di Abito -. Non risultano esperienze analoghe in cui un ente no-profit dedito alla raccolta solidale di abiti disponga di tecnologie avanzate come un lettore a spettroscopia NIR per l'identificazione delle fibre e una tecnologia di Intelligenza Artificiale per la digitalizzazione e messa in vendita automatica dei capi su un marketplace. Una simile dotazione è stata finora prerogativa di grandi operatori industriali".
Oggi gli abiti usati raccolti tramite donazioni o raccolta stradale vengono valorizzati principalmente attraverso il riutilizzo, ma una quota crescente non è idonea per via della scarsa qualità dei capi, legata al fast fashion. "Il riciclo fiber-to-fiber, che permette di rigenerare nuove fibre a partire dai rifiuti tessili è ancora poco diffuso, soprattutto sui tessili post-consumo, perché richiede materiali accuratamente selezionati per composizione e colore e la rimozione di elementi come bottoni e zip - ha spiegato Federico De Martini, CEO di DBT Fibre -. Per questo motivo, oggi meno dell'1% dei tessili viene effettivamente riciclato in nuove fibre".
Le attività di selezione e preparazione dei tessili vengono oggi spesso svolte all'estero, con una filiera poco efficiente sotto il profilo economico e ambientale. Per questo l'Unione Europea promuove lo sviluppo di sistemi di raccolta, selezione e riciclo più locali e circolari. "Valorizzando competenze territoriali, il modello circolare di RiTessiAMO sarà quasi a km 0, con le fasi di raccolta, cernita, disassemblaggio, riciclo e filatura entro 80 km - ha sottolineato Elena Ferrero, CEO di Atelier Riforma -. In una filiera altamente globalizzata e opaca come quella del tessile post-consumo, questo è un obiettivo ambiziosissimo, che costruisce per Torino e il Piemonte un caso di best practice internazionale".














