Da anni subiva in silenzio angherie, insulti, violenze fisiche e psicologiche da parte del figlio. Ma soltanto qualche giorno fa, nei giorni intorno a Ferragosto, l’ennesimo grave episodio di violenza l’ha convinta a presentarsi al Comando di Polizia Locale di Torino dove è stata accolta, piangente ed impaurita, dagli agenti del Reparto di Polizia di Prossimità.
Qui la vittima, una donna italiana sessantenne che lavora come collaboratrice domestica, ha raccontato il lungo calvario di angherie cui veniva sottoposta da parte del figlio, disoccupato quarantenne con problemi di dipendenza da alcol, che era già stato condannato per questi reati in passato.
False speranze
Qualche anno fa, fiduciosa di un suo ravvedimento, la donna lo aveva riaccolto in casa con sé, nella zona nord della città. Ma, dopo qualche tempo, erano ricominciati gli abusi: insulti, minacce, continue richieste di denaro, aggressioni anche fisiche. Proprio uno di questi episodi, avvenuto nei giorni scorsi, quando l’uomo le ha messo le mani intorno al collo con violenza, ha convinto la donna a chiedere aiuto.
Violenza domestica
Gli agenti del Reparto di Prossimità, compresa la gravità della situazione, hanno immediatamente attivato le procedure protette per le vittime di violenza domestica, il cosiddetto “codice rosso”. La tempestività dell'intervento è stata decisiva. La rete interistituzionale con l’Autorità Giudiziaria, cui è stata trasmessa celermente l’attività di indagine, ha consentito alla Procura di condividere l'urgenza prospettata dagli investigatori, emettendo una misura cautelare nei confronti del figlio violento.
L'ordinanza emessa dal Gip del Tribunale di Torino è stata immediatamente eseguita dagli stessi agenti. L'uomo è stato allontanato dalla casa familiare con divieto di avvicinamento e sottoposto a controllo con braccialetto elettronico.














