Nessun posto libero, neppure in piedi, nella Sala Consiliare del Comune di Collegno mercoledì mattina scorso. Ospite d’onore don Luigi Ciotti, cittadine, cittadini, educatrici, educatori e insegnanti hanno partecipato a un incontro che ha rimesso al centro una domanda decisiva: che cosa significa educare oggi, in una comunità che vuole essere davvero corresponsabile? Presenti in sala anche la Giunta comunale, le dirigenti scolastiche dei tre circoli di Collegno, Anna Di Natale, Elisa Giovannetti e Giovanna Caputo, e il preside della facoltà di Scienze della Formazione Primaria Cristiano Giorda.
Lo storico fondatore del Gruppo Abele ha portato parole che non lasciano indifferenti. “Mi sento piccolo rispetto a voi che avete una grande preparazione. Io ho un solo titolo di studio: la laurea in scienze confuse”, ha detto aprendo il suo intervento. Poi il cuore del messaggio: “Cittadinanza vuol dire corresponsabilità. Oggi viviamo una grande emorragia di umanità. È il noi che vince”.
Un invito a guardarsi dentro, a mettere in discussione certezze, a cercare domande autentiche invece di risposte preconfezionate.
“Per la prima volta abbiamo voluto aprire l’anno scolastico con le educatrici, gli educatori e insegnanti del nostro territorio per condividere obiettivi e riflessioni. Grazie a don Ciotti per aver accettato il nostro invito: le sue parole di ci hanno chiamati uno per uno - racconta il Sindaco della Città di Collegno Matteo Cavallone -. Non solo come amministratori, ma come genitori, come cittadini. È stato un incontro che ha toccato corde profonde e che ci ricorda che l’educazione è un bene comune: va protetto, sostenuto, coltivato ogni giorno. Collegno continuerà a farlo, con responsabilità e con la forza del noi”.
Continua l’Assessora alle Politiche Educative Clara Bertolo: “La grande partecipazione di questa mattina racconta una città che crede nell’educazione e nella comunità. Don Ciotti ci ha chiesto di essere presenti, di ascoltare, di costruire insieme. È un impegno che portiamo avanti con determinazione, lavorando in rete con scuole, famiglie e realtà del territorio per non lasciare indietro nessuno”.
Il passaggio più forte ha riguardato il malessere crescente tra le nuove generazioni: ansia aumentata del 50%, un minore su quattro con sintomi depressivi, reazioni di rabbia, chiusura, ricorso a sostanze. «Non possiamo essere professionisti della lamentela», ha ammonito don Ciotti. «La preoccupazione va trasformata in impegno».














