Baracche in legno e lamiera, animali da cortile e da compagnia che gironzolano tra le sponde del fiume, viavai continuo di residenti e bambini. È il quadro emerso durante l'ultimo sopralluogo effettuato dalla Polizia Locale in lungo Stura Lazio, territorio della Circoscrizione 6, dove la piaga dell'occupazione abusiva e del degrado torna a bussare prepotentemente.
Secondo le stime dei consiglieri circoscrizionali presenti sul posto, l'insediamento conterebbe oggi circa una cinquantina di strutture di fortuna. A colpire durante l'ispezione è il forte contrasto visivo e gestionale lungo l'asse stradale: da un lato la proprietà privata di Iveco, che ha provveduto a demolire ogni manufatto abusivo presente sui propri lotti, recintando le aree, installando la cartellonistica di video-sorveglianza e mantenendo il terreno pulito. Dall'altro, una distesa di terreni in mano pubblica o privata sprovvisti di protezioni, in attesa di bonifica e sgombero.
Un villaggio abusivo tra animali e orti
La situazione all'interno della baraccopoli - che un anno fa, numeri alla mano, contava 27 persone - appare articolata e complessa. Oltre alla presenza abitativa di interi nuclei familiari, la zona si è trasformata in un vero e proprio micro-ecosistema: cani e gatti liberi si muovono tra le baracche insieme ad animali da allevamento come oche e galline. A questo scenario si sommano le vaste porzioni di terreno occupate da orti abusivi, gestiti sia da cittadini italiani sia di origine cinese.
Un quadro che solleva forti preoccupazioni anche sul piano igienico-sanitario e del benessere animale. "Chiederemo un intervento immediato del servizio di Tutela Animali", sottolinea Giulia Zaccaro, coordinatrice all’Ambiente della Circoscrizione 6. "In assenza di controlli e sterilizzazioni mirate, il rischio concreto è quello di trovarci a breve sommersi dal fenomeno del randagismo".
Il rischio idrogeologico
Al problema del degrado si intreccia quello della gestione, futura, dei terreni. Le porzioni non ancora messe in sicurezza appartengono a una pluralità di soggetti, divisi tra Demanio, Città di Torino e vari privati.
L'aspetto più critico riguarda la destinazione d'uso dell'area: da Piano Regolatore Generale, la striscia di terra a ridosso dello Stura è classificata come fascia esondabile e destinata a parco pubblico. La presenza fissa di persone e infrastrutture precarie su un suolo a forte rischio idraulico aumenta la vulnerabilità dell'intera zona in caso di piene improvvise del torrente, rendendo il tema dello sgombero e del ripristino ambientale una priorità non più rinviabile.
Eppure la situazione è ben lontana dall'arrivare a una conclusione. Con problemi che in autunno e inverno si moltiplicano: dal rischio incendi dei rifiuti abbandonati passando per le piene che più di una volta si sono portate via immondizia di ogni tipo.
























