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Attualità | 14 ottobre 2026, 08:46

"Pasta con il ketchup: lo so, è grave". DisFestival 2026 lancia la campagna cittadina contro i pregiudizi

Obiettivo mettere in discussione i pregiudizi con cui guardiamo alla disabilità

"Pasta con il ketchup: lo so, è grave". DisFestival 2026 lancia la campagna cittadina contro i pregiudizi

In vista della terza edizione del DisFestival, in programma a Torino dal 28 novembre all’8 dicembre 2026, la CPD lancia “Lo so, è grave!”, una campagna teaser pensata per attirare l’attenzione, suscitare curiosità e, soprattutto, mettere in discussione i pregiudizi e gli automatismi con cui guardiamo alla disabilità.

I manifesti

Dal 15 ottobre la campagna sarà presente in città con tre diversi manifesti. Il claim, volutamente provocatorio, gioca sul confine tra giudizio e pregiudizio, mettendo chi osserva di fronte alle proprie associazioni immediate. I tre soggetti ritraggono persone con disabilità alle prese con altrettante provocazioni gastronomiche: c’è chi mangia la pizza con l’ananas, chi spezza gli spaghetti prima di metterli in pentola e chi condisce la pasta con il ketchup.

Gesti innocui che, soprattutto nell’immaginario italiano, vengono scherzosamente considerati piccoli “crimini” gastronomici e diventano così il terreno ideale per giocare sul significato della parola “grave”. Il meccanismo dei manifesti parte sempre dallo stesso interrogativo: che cosa stiamo davvero giudicando?

A un primo sguardo, l’affermazione “Lo so, è grave!” accostata all’immagine di una persona con disabilità può generare un’associazione immediata. Ma è proprio quell’associazione a diventare parte del messaggio.

La campagna invita così a interrogarsi sugli automatismi con cui attribuiamo significati a ciò che vediamo e sul ruolo che il nostro sguardo ha nella costruzione del pregiudizio.

In fondo, che cosa è davvero grave? Spezzare gli spaghetti, mettere il ketchup sulla pasta, mangiare la pizza con l’ananas? Oppure continuare a guardare le persone attraverso il filtro dei nostri pregiudizi.

Il concept

I manifesti mostrano persone con disabilità accompagnate da un'affermazione volutamente forte: “Lo so, è grave!”. L'accostamento può portare chi guarda a una conclusione immediata: che quella “gravità” si riferisca alla disabilità della persona ritratta.

Ma il manifesto non lo ha mai detto. Basta continuare a guardare per scoprire il vero oggetto della frase: c'è chi ama la pizza con l'ananas, chi mette il ketchup sulla pasta, chi preferisce spezzare gli spaghetti prima di metterli in pentola.

Piccole provocazioni gastronomiche che, soprattutto nella cultura italiana, vengono scherzosamente considerate imperdonabili. Sono queste le cose “gravi” di cui parlano i protagonisti della campagna. Ed è proprio qui che avviene il cortocircuito. Se per un istante abbiamo pensato che la parola “grave” si riferisse alla disabilità, quell'associazione non era contenuta nel messaggio: l'abbiamo costruita noi, l’ha costruita l'osservatore.

La campagna utilizza così l'ironia per mostrare come i pregiudizi possano agire attraverso automatismi e associazioni inconsapevoli. Non punta il dito contro chi guarda, ma lo coinvolge direttamente, spostando l'attenzione dalla persona rappresentata al nostro modo di osservarla.

Disfestival

Quanto di ciò che vediamo appartiene davvero a chi abbiamo davanti e quanto, invece, appartiene al nostro sguardo? La campagna di sensibilizzazione “Lo so, è grave!”, firmata da CPD e DisFestival, accompagnerà Torino verso la terza edizione del Festival, in programma dal 28 novembre all’8 dicembre 2026

Tutte le info su: https://www.cpdconsulta.it/disfestival/

comunicato stampa

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