Tornare a camminare senza dolore, riprendere le proprie attività e guardare al futuro senza il peso di una malattia che rischiava di compromettere per sempre il proprio ginocchio. Per Marco, nome di fantasia di un ragazzo di 18 anni residente nel territorio dell'ASL TO5, questa possibilità è diventata concreta grazie a un intervento chirurgico di elevata complessità eseguito all'ospedale Maggiore di Chieri.
Il giovane si era rivolto agli specialisti per un dolore che rendeva difficoltosa la deambulazione. Gli accertamenti avevano evidenziato una necrosi del condilo femorale esterno, una condizione che aveva compromesso una porzione di cartilagine e dell'osso sottostante.
La necrosi, la cui causa è rimasta sconosciuta, avrebbe potuto evolvere rapidamente verso una gonartrosi precoce, compromettendo in modo significativo la funzionalità dell'articolazione. Per un ragazzo così giovane, l'alternativa sarebbe stata il ricorso a una protesi, con la prospettiva di affrontare ulteriori interventi di sostituzione nel corso della vita.
L'équipe della Struttura complessa di Ortopedia e Traumatologia ha scelto una soluzione chirurgica particolarmente complessa: rimuovere la porzione di osso e cartilagine danneggiata e sostituirla con un frammento osteo-cartilagineo di forma corrispondente, proveniente da un donatore e fornito dalla Banca dei Tessuti Muscoloscheletrici.
La particolarità dell'intervento, tra i primi di questo tipo eseguiti nell'ASL TO5, risiede soprattutto nella preparazione necessaria per ottenere un risultato preciso. Attraverso le immagini della tomografia computerizzata (TC) e della risonanza magnetica del ginocchio del paziente e del condilo del donatore, è stato realizzato un modello tridimensionale utilizzato per progettare guide di taglio personalizzate.
Queste speciali maschere hanno consentito di delimitare con precisione millimetrica la porzione da asportare e di preparare l'innesto con una geometria perfettamente corrispondente alla sede da ricostruire. L'obiettivo era preservare il più possibile il tessuto sano e garantire il corretto inserimento del frammento, come in un puzzle nel quale ogni elemento deve combaciare esattamente con quello adiacente.
La complessità della procedura ha richiesto un importante lavoro preparatorio, nel quale competenze ortopediche, analisi radiologica avanzata e progettazione tecnica si sono integrate con una tecnica chirurgica maturata negli anni nella gestione delle patologie e dei traumi del ginocchio.
L'intervento, durato circa un'ora e mezza, è stato eseguito da un'équipe composta dagli ortopedici Antonino Cantivalli, che ha diretto l'intervento, Luigi Conforti, direttore della Struttura complessa di Ortopedia e Traumatologia, Gianmarco Bosa e Riccardo Giai Via, con la collaborazione dell'anestesista Lorenzo Rizzi e del personale di sala operatoria coordinato da Stefania Stroppiana.
Oggi Marco è stato dimesso e sta bene. Per lui inizia ora la fase di recupero, durante la quale sarà fondamentale rispettare le indicazioni postoperatorie e seguire l'evoluzione dell'innesto, affinché possa integrarsi con il tessuto del paziente.
«Ci siamo trovati di fronte a una lesione importante in un paziente molto giovane, nella quale era fondamentale trovare una soluzione capace di preservare il più possibile l'articolazione» - afferma il direttore della S.C. Ortopedia e Traumatologia, il dott. Luigi Conforti - «La difficoltà non riguardava soltanto l'esecuzione chirurgica, ma soprattutto la pianificazione: era necessario rimuovere esclusivamente la parte danneggiata e ottenere un innesto perfettamente corrispondente alla sede da ricostruire. Le guide personalizzate, progettate sulla base delle immagini radiologiche, hanno reso possibile questa precisione. È un lavoro che richiede esperienza, confronto tra professionisti e una stretta collaborazione tra competenze cliniche e tecnologiche. Siamo soddisfatti del decorso iniziale e seguiremo il ragazzo nella fase di recupero, che sarà fondamentale per il buon esito dell'intervento».
«Per un ragazzo di 18 anni, poter preservare la propria articolazione ed evitare una protesi significa guardare al futuro con prospettive diverse» aggiunge il Direttore generale dell'ASL TO5, il dott. Bruno Osella - «È un risultato che valorizza il lavoro dei nostri professionisti e la qualità dell'assistenza che l'ASL TO5 è in grado di garantire sul territorio, riducendo anche la necessità per i pazienti e le loro famiglie di affrontare spostamenti verso altre strutture».













