/ Economia e lavoro

Economia e lavoro | 10 dicembre 2019, 13:05

Comital, rischia di saltare tutto: "L'Italia non è la Cina: se Dingsheng vuole investire, rispetti le nostre regole"

L'assessore regionale al Lavoro Chiorino critica sulle condizioni stringenti poste dai compratori: "Inaccettabili l'idea di assumere solo metà dei lavoratori e senza chiedere ammortizzatori sociali. Abbiamo anche chiesto più tempo alla curatela, senza ottenerlo". Domani il giorno decisivo. Furibondi i sindacati

Comital, rischia di saltare tutto: "L'Italia non è la Cina: se Dingsheng vuole investire, rispetti le nostre regole"

Rumori sinistri, al tavolo che dovrebbe scrivere il futuro delle aziende Comital e Lamalu: le due realtà di Volpiano che dopo il fallimento e due bandi emessi dalla curatela hanno trovato un aspirante compratore (l'unico) nel gruppo cinese Dingsheng.

Già nei giorni scorsi, infatti, si era diffusa la notizia della volontà degli asiatici di rilevare le attività, ma solo metà della forza lavoro (in tutto sono 130 i dipendenti coinvolti nella vicenda). E dal tavolo di questa mattina, alla presenza dell'assessore regionale al Lavoro Elena Chiorino, i sindacati, la curatela fallimentare, il sindaco di Volpiano e il legale che rappresenta Dingsheng non sono arrivati segnali incoraggianti.

In sostanza - si legge in una nota diffusa dall'assessorato - la società cinese subordina l’acquisto di Comital all’accettazione, da parte dei sindacati, delle loro condizioni piuttosto stringenti: nessun ammortizzatore sociale (che avrebbe potuto essere attivato a costo zero o quasi), soltanto il 50 per cento dei lavoratori riassunti e poi un piano ambizioso, ma dai contorni non ancora ben definiti. Circostanza che non convince le parti sociali e nemmeno i lavoratori dell’azienda che, anche questa mattina, hanno chiesto di definire meglio il piano, senza ottenere risposte precise.

"I cinesi hanno un piano ambizioso. Si tratta di accettare o meno una scommessa", ha spiegato il legale della società. A nulla è anche servito il tentativo proposto dall’assessore Chiorino ai curatori fallimentari di una proroga alla procedura. Una mossa che avrebbe consentito di guadagnare tempo utile a impostare ulteriori ragionamenti con i potenziali compratori. I curatori hanno chiuso ogni porta adducendo ragioni tecniche dovute a costi - a loro parere - non più sostenibili.

La palla, ora, sta alla società cinese: che da un lato può tirarsi indietro, oppure scendere a più miti consigli. "L’Italia non è la Repubblica Pololare Cinese - ha tuonato Chiorino - E chi viene qui ad investire se lo metta bene in testa. Abbiamo le nostre regole come i cinesi hanno le loro. Chi viene qui le rispetti. Punto".

"C’è un limite a tutto - prosegue -: l’Italia e il Piemonte non possono accettare ricatti di nessun tipo. Non comprendiamo né la ragione “culturale” che impedisce agli investitori cinesi di accettare di chiedere gli ammortizzatori sociali e nemmeno il rifiuto, da parte dei curatori, di chiedere una proroga. Quello che posso affermare è che si tratta di scelte politiche e non tecniche. Scelte politiche, seppur legittime, sulle quali occorre avere il coraggio di assumersi la responsabilità, proprio come se la assume la sottoscritta dicendo no a un accordo che ritengo, come detto, inaccettabile".

Insoddisfatti (per non dire di peggio) anche i sindacati. "Il piano di rientro riguarderebbe appena il 10 per cento della forza lavoro a gennaio 2020, un’ulteriore tranche del 20% tornerebbe in fabbrica a giugno e una quota analoga entro fine 2020. In questo scenario, per la metà dei lavoratori non resterebbero altre prospettive che la Naspi", dicono gli esponenti della Uilm.

"La procedura scadrà il 16 dicembre ma, in base alle tempistiche prospettate dall’azienda, domani potrebbe essere l’ultimo giorno utile per raggiungere un’intesa".

"C'è un'illogicità nella posizione dell'azienda - commenta Edi Lazzi, segretario provinciale di Fiom Cgil - e continuiamo a sostenere che debbano assorbire tutti i lavoratori. L'impegno è fumoso, senza elementi precisi e comunque con garanzie che andrebbero a coprire, nella migliore delle ipotesi, solo il 50% dei dipendenti. Hanno la pretesa di fare quello che vogliono, pur sapendo che ci sono due anni di ammortizzatori sociali a disposizione. Anche perché poi parlano di potenziali nuove assunzioni, quando avrebbero già lavoratori formati e affidabili. Scaricano sui sindacati responsabilità che non hanno e che spetterebbero a chi pretende la libertà d'impresa".

“Se l’azienda non presenterà un piano in grado di ricollocare tutti i lavoratori, per noi la proposta resta inaccettabile e quindi non ci sono le condizioni per firmare un accordo - dicono Luigi Paone, segretario Uilm di Torino e Ciro Di Dato, responsabile Comital-Lamalù per la Uilm - Abbiamo ribadito la richiesta di utilizzare tutti gli strumenti a disposizione per tutelare i lavoratori, a partire dalla cassa integrazione per riorganizzazione aziendale. Auspichiamo che l’azienda riveda la sua posizione, diversamente sarà un’opportunità persa per la società cinese, non per i lavoratori”.

Questo il commento del sindaco di Volpiano Emanuele De Zuanne: «Abbiamo messo a disposizione una sala del Comune per la riunione dei lavoratori. Ora la situazione è complicata, perché da una parte vi è una proposta che oggettivamente è difficile da accettare ma che vede la possibilità per il 50 per cento dei dipendenti di avere un contratto di lavoro, in varie fasi, ed eventualmente anche per gli altri nel percorso successivo, e la Naspi per chi non verrà assunto; l'alternativa è nessuna soluzione, perché si prevede il ritiro dell'offerta e la chiusura di tutto».

Oggi pomeriggio è prevista un'assemblea dei lavoratori a Volpiano.

Massimiliano Sciullo

MoreVideo: le immagini della giornata

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium