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Sport | 03 luglio 2024, 10:44

"Lacchè e uomo di m", l'ira degli ultras della Juve contro Marchisio. Lui risponde sui social: "Avete esagerato"

La "colpa" dell'ex Principino bianconero è aver detto, in un'intervista, che a Torino il tifo "caldo" è quello granata. Gli esponenti del tifo organizzato hanno reagito esponendo uno striscione davanti al ristorante dell'ex giocatore

"Lacchè e uomo di m", l'ira degli ultras della Juve contro Marchisio. Lui risponde sui social: "Avete esagerato"

Gli ultras della Juve dichiarano guerra a Marchisio. Ebbe sì, avete letto bene: Claudio Marchisio, ex "Principino" bianconero, uno che è nato a Torino e ha giocato nella Juve dai pulcini fino alla Champions League.

A scatenare l'ira del tifo organizzato contro uno dei simboli indiscussi della juventinità è stata una dichiarazione dello stesso Marchisio sul tifo organizzato e della presunta "freddezza" di quello juventino rispetto ad altri e in particolare a quello granata. "Torino è calda soprattutto per la tifoseria del Torino, non della Juventus", aveva detto Marchisio. "Il tifoso della Juventus a Torino non è che lo si trova tanto. Torino-Torino è proprio del Toro e loro sono una tifoseria calda. Infatti quando c'è il derby della Mole sono loro l'anima del derby, che lo tengono sempre attivo, mentre il tifoso della Juventus è un po' sparso ovunque".

Apriti cielo. Gli ultras hanno reagito esponendo uno striscione prima davanti allo Stadium poi davanti al ristorante dove Marchisio è socio. "𝗗𝗮 𝗚𝗶𝗼𝗰𝗮𝘁𝗼𝗿𝗲 “𝗟𝗮𝗰𝗰𝗵𝗲” 𝗗𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗦𝗼𝗰𝗶𝗲𝘁à", si legge a caratteri cubitali, "𝗗𝗮 𝗗𝗶𝘀𝗼𝗰𝗰𝘂𝗽𝗮𝘁𝗼 𝗦𝗲𝗶 𝗨𝗻 𝗥𝗶𝗻𝗻𝗲𝗴𝗮𝘁𝗼 𝗘 𝗡𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗩𝗶𝘁𝗮 𝗠𝗔𝗥𝗖𝗛𝗜𝗦𝗜𝗢 𝗨𝗼𝗺𝗼 𝗗𝗶 𝗠𝗲𝗿𝗱𝗮!". A reggere lo striscione, 4 tifosi incappucciati e la scritta "Drughi" che fa riferimento al principale gruppo di ultras bianconeri. Secondo quanto riportato dall'Ansa, la Digos della Questura di Torino sta indagando sullo striscione, firmato 'Secondo Anello'.

"Ho citato una statistica sul tifo in alcune città italiane durante un podcast e, questa mattina, mi sono svegliato con il cellulare intasato dalla foto dello striscione", ha raccontato Marchisio sui social. "È evidente che ognuno è libero di avere il proprio pensiero e che, nei limiti della decenza, abbia il diritto di condividerlo. Quello che però proprio non sopporto è che certe persone pensano che essere "tifosi" dia loro il diritto di compiere gesti che vanno oltre i limiti. Perché pensate di avere il diritto di appendere quello striscione fuori da un ristorante di cui, tra l'altro, non sono unico socio? Perché pensate che i ragazzi che lavorano al ristorante debbano perdere del loro tempo prezioso rimuovendolo?", si è chiesto l'ex numero 8 bianconero.

"Voi quattro, che mostrate quella scritta, non sapete niente", ha scritto poi Marchisio. "Non avete idea dei sacrifici miei e della mia famiglia, dei chilometri percorsi per allenarmi da bambino e da ragazzo nei campi più sperduti della provincia. Dell'adolescenza mai vissuta, delle amicizie perse perché non c'ero mai. Non avete idea del tempo sottratto a mia moglie e ai miei figli, che non recupererò mai più. Non avete idea della sofferenza per gli infortuni avuti per non essermi mai risparmiato un solo giorno. Del coraggio di farsi da parte quando era il momento di mettere davanti la squadra ai miei interessi personali. Ma non avete neanche idea di quanto sia stato bellissimo vivere questa vita insieme ai tantissimi tifosi che hanno colorato la mia vita. Tifosi, loro sì, voi no!".

Sotto il post, una pioggia di messaggi di solidarietà e affetto da parte dei tifosi juventini, evidentemente non ultras, che riconoscono al Principino bianconero l'appartenenza, l'attaccamento alla maglia e una juventinità che non ha eguali.

"Citando uno striscione decisamente più romantico di questo", conclude lo stesso Marchisio, "'Sono tutti Juventini ma Marchisio lo è un po' di più'".

Lo striscione alla Gran Madre, rivolto ad altri tifosi

Nella notte tra venerdì 28 e sabato 29 giugno, lo stesso gruppo di tifosi aveva affisso un grande striscione sui cancelli di ingresso della Chiesa Gran Madre di Torino, visibile a metri di distanza anche da Piazza Vittorio Veneto.

La scritta riportava la seguente frase: “Quando scrivi ti devi firmare, almeno sappiamo chi cercare” a firma, Drughi. Un monito, quasi una minaccia, che sembrava potesse essere indirizzata a qualche professionista dell’informazione. Come spiegato invece in una storia nella pagina Instagram del gruppo di ultras bianconeri il messaggio era rivolto ad altri gruppo di tifosi che avrebbero nei giorni scorsi imbrattato la sede dei Drughi.

Vogliamo precisare e puntualizzare - si legge sulla pagina Instagram - visto le ripetute scritte davanti la nostra sede dove nessuno si firma, che gli ultras che hanno una mentalità si firmano. A Torino le cose si sanno ma vogliamo almeno che siate uomini”.

Noi quando facciamo qualcosa - continua il messaggio sui social - ci firmiamo, non siamo vili o senza le cosiddette… almeno che non siate davvero nessuno. Se siete venuti a casa nostra allora siete pronti ad aprirci la porta. Torino è bianconera".

redazione

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