"Dobbiamo prenderci cura non solo delle periferie geografiche, ma anche di quelle esistenziali. C'è un disagio che cresce, una sofferenza che si diffonde, soprattutto tra i giovani. Lo dimostrano i numeri dei suicidi in aumento: è un grido che non possiamo ignorare". Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera e del Gruppo Abele, lancia l’ennesimo appello al mondo adulto, alle istituzioni e alla politica, invitando a un cambio di rotta.
L'intervento alla presentazione di Barriera Unite
Intervenuto alla presentazione del progetto Barriera Unite, promosso dalla Fondazione Gruppo Abele ETS con una rete di realtà del territorio nel quartiere Barriera di Milano. Un presidio sociale nei giardini Saragat, chiamati “Leoncavallo”, e un incontro pubblico dentro la scuola Einstein, recentemente salita alla cronaca per l’esecuzione di sei misure cautelari nei confronti di giovani studenti dopo gli scontri con la polizia.
"I ragazzi oggi ci stanno lanciando un segnale forte. Non si tratta solo di disagio individuale: è una richiesta collettiva di ascolto e di senso. Dobbiamo coglierla, perché non è attraverso la violenza che si ottengono risposte, ma è nostro compito dare segnali credibili. La risposta non può essere la repressione”.
"Aumentano i suicidi, aumenta il malessere"
E sempre sui giovani ricorda: "Aumentano i suicidi, aumenta il malessere. È un grido che dobbiamo saper ascoltare. I ragazzi non vanno giudicati solo per le loro reazioni, ma compresi nella loro solitudine. Non si ottiene nulla con la violenza, ma è nostro compito dare loro segnali chiari e concreti, restituire fiducia, costruire legami veri".
E ancora. "C’è una stanchezza democratica che attraversa il nostro Paese. Si decide tutto altrove, lontano dalle persone. La città sicura è quella di cui ci si prende cura”.
"Basta parlare solo di repressione e reclusione"
"In Italia si sente sempre più forte predicare repressione e reclusione – ha detto Don Ciotti – ma noi dobbiamo continuare ostinatamente a parlare di prevenzione e inclusione. Le vite prendono forma o si deformano in base alle opportunità che vengono offerte".
Poi un appello alla città: "Torino dovrebbe diventare la capitale del sociale. Qui sono nate le prime cooperative, qui hanno praticato i santi sociali, qui esistono esperienze che hanno cambiato la storia del Paese. Ma oggi questa città è in sofferenza: l’industria chiude, le fragilità aumentano, e con esse il rischio di abbandono".
"Il sociale è l'ossigeno che si deve respirare"
Infine, un richiamo alla responsabilità collettiva: "Serve un mondo adulto più coerente, capace di accompagnare, ascoltare e rendere i giovani protagonisti. Solo così potremo costruire un futuro diverso. Il sociale è l’ossigeno: è lì che le persone possono tornare a respirare", ha concluso Don Ciotti.














