Un residente di via Scarlatti, nel quartiere Barriera di Milano, ha immortalato una scena ormai sempre più comune nelle città italiane: un uomo intento a rovistare in un cassonetto alla ricerca di oggetti ancora utilizzabili, pratica nota come “dumpster diving”.
Ma che cos'è?
Il dumpster diving non è semplicemente un gesto di disperazione o, comunque, non lo è per forza. In molti casi è una forma di riuso creativo e resistenza agli sprechi, diffusa in tutto il mondo. Chi pratica questa attività recupera cibo, vestiti, libri o materiali di vario genere destinati alla discarica, ridando loro una seconda vita.
Nonostante gli aspetti positivi legati alla sostenibilità, il fenomeno porta con sé anche criticità igieniche e di sicurezza. Cassonetti stracolmi o contenenti materiali pericolosi possono rappresentare rischi per chi vi si avventura. Inoltre, in alcune città, la pratica può essere soggetta a sanzioni amministrative per violazione di norme sulla raccolta rifiuti o sulla proprietà privata.
"Li portano al suk"
In Barriera di Milano, come in molte altre zone della città, questa pratica rappresenta quindi uno specchio delle disuguaglianze e delle nuove forme di sostenibilità, che parlano di cittadini creativi ma anche di fragilità sociali da affrontare con politiche mirate.
Tuttavia nella zona di via Scarlatti e via Montanaro, ostaggio da sempre dello spaccio, c'è chi punta il dito contro tossici e piccoli delinquenti. "Sono le stesse persone che poi trovi, qualche ora dopo, a vendere quel che trovano al suk abusivo del giardino delle 3 lanterne". Un mercatino improvvisato finito recentemente nel mirino della politica, e già oggetto di svariati controlli a tappeto da parte delle forze dell'ordine. Ma il problema, vale la pena dirlo, non è stato ancora risolto. Anche se, proprio pochi giorni fa, la Città ha annunciato l'arrivo di nuovi provvedimenti. A cominciare da un nuovo impianto di illuminazione e controlli rafforzati.














