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Politica | 17 febbraio 2026, 19:31

CPR di Torino, le consigliere di AVS attaccano: "Un inutile inferno in terra"

Su 680 persone passate dal Centro di Rimpatrio di corso Brunelleschi ne sono state rimpatriate 80

Le consigliere regionali di AVS di fronte al CPR di corso Brunelleschi

Le consigliere regionali di AVS di fronte al CPR di corso Brunelleschi

A cinque giorni dalla condanna della direttrice del CPR di Torino per il suicidio di Moussa Balde, la situazione non sembra cambiata. “È un inferno ed è inutile – tuonano le consigliere regionali di AVS Alice Ravinale, Giulia Marro e Valentina Cera dopo un sopralluogo - Da quando ha riaperto sono passate da qui 680 persone e ne sono state rimpatriate 80: le persone entrano qui, subiscono un trauma e poi escono. Ci sono persone che sono rientrate in CPR quattro volte nel giro di 10 anni perché fuori non riescono ad ottenere nessun tipo di permesso di soggiorno, neanche con dei contratti”.

Emblematico il caso del Marocco: “Le persone di origine marocchina continuano a essere rinchiuse nel CPR anche molto giovani, sono una decina adesso ed è dall'estate del 2024 che non c'è nessun rimpatrio - spiega Marro - Sanno già che usciranno da qui ma ci devono stare almeno tre mesi, in questo inferno su terra”.

I comportamenti autolesionisti nel Cpr

I comportamenti autolesionisti sono all’ordine del giorno: i migranti che vengono trovati senza permesso di soggiorno sono portati nel Centro di Rimpatrio di corso Brunelleschi e spesso non comprendono il motivo della loro reclusione e non sanno cosa li aspetta. “La situazione è molto tesa – dice Ravinale - Le persone qui dentro effettuano comportamenti autolesionistici, anche gravi e sono disperate per una situazione che non comprendono. La gente è qui dentro solo per non avere i documenti in regola, non hanno commesso nessun reato”.

Ci sono persone che ingeriscono batterie e accendini – aggiunge Cera - che si spaccano i piedi. Si infliggono queste pene perché non vedono via d'uscita, sono in gabbia. La maggior parte di loro prende psicofarmaci, anche dopo una settimana che sono qui. Anche chi lavora lì dentro dice che non capiscono come possa esistere un'istituzione del genere”.

"Vogliamo la chiusura di queste strutture"

La speranza di AVS è in primis la chiusura dei CPR, in quanto realtà disumane oltre che inutili. Ma, per migliorare la situazione nell’immediato, il gruppo consiliare ha fatto approvare al consiglio regionale un emendamento al nuovo piano sociosanitario per chiedere più verifiche sulle condizioni dei detenuti. “È gente che viene sradicata dalla famiglia – commenta Ravinale - abbiamo incontrato tante persone che hanno figli italiani che vivono qua. Chiediamo anche che si possa rinnovare il permesso di soggiorno in carcere, perché abbiamo incontrato un ragazzo di 24 anni rimasto in carcere tre mesi, poi è stato assolto ma nel frattempo gli è scaduto il promesso di soggiorno ed è finito qua dentro”.

Infine, un invito alla garante regionale delle persone private della libertà personale, Monica Formaiano: “Non ha visitato nemmeno le carceri, non è pervenuta. La invitiamo a visitare il CPR”.

Francesco Capuano

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