Non un nuovo focolaio, ma un caso isolato già seguito dal sistema sanitario. È questa la posizione diffusa dagli occupanti del Neruda dopo le polemiche degli ultimi giorni legate alla segnalazione di un episodio di tubercolosi all'interno dello stabile.
Dal collettivo Spazio Popolare Neruda parlano apertamente di ricostruzioni distorte e rivendicano il lavoro sanitario svolto negli ultimi mesi. "Tutti gli abitanti hanno preso tutte le misure necessarie dal primo momento, suggerite da medici infettivologi, ed eseguito screening a tappeto curando chi ne aveva bisogno. Gli stessi medici non hanno mai smesso di seguirci e, ad oggi, abbiamo quasi chiuso il secondo giro di screening".
Secondo quanto riferito, le strutture sanitarie sarebbero state informate fin dall'inizio. "Dalla data del 14 ottobre gli uffici dell'ASL hanno ricevuto una lista completa degli abitanti del Neruda, dei casi accertati e di quelli da accertare, oltre ad aver aperto loro le porte ad un'ispezione il giorno 28 ottobre".
Gli occupanti sostengono inoltre di aver agito spesso senza supporto istituzionale: "Gli sforzi sono stati massimi e spesso facendo da soli, senza supporto degli stessi uffici dell'ASL e istituzioni varie, con email e telefonate senza risposta e lentezze procedurali".
Inoltre, il collettivo ha contestato anche la definizione di "nuovo caso", spiegando che si tratterebbe invece di una ricaduta clinica: "Quello che viene descritto strumentalmente come un nuovo caso, non è altro che una recidiva dovuta alla risposta tossica al farmaco ed è stato subito ripreso in carico dall'ospedale. L'emersione di questo caso non sarebbe stata possibile senza la metodicità con cui abbiamo seguito gli appuntamenti di terapia e screening". E ancora: "Abbiamo fatto tutto il necessario per tutelare la nostra salute e quella altrui nonostante un sistema sanitario a pezzi che se ne frega dei bisogni delle persone".
Gli esponenti della realtà del Neruda hanno poi attaccato il clima politico attorno alla vicenda: "Ci siamo rotti le scatole delle falsità e calunnie di questi mesi da parte di omuncoli e fascisti come Marrone e ASL che, nella veste di Roberto Testi, mentono sapendo di mentire: adesso prendiamo parola noi".
Nel dibattito è intervenuta anche la consigliera regionale di AVS Alice Ravinale, che ha preso posizione sulla gestione della vicenda e sul clima politico attorno al caso. "Il caso di recidiva di tbc per la persona che si ammalò di tubercolosi già ad agosto - a cui seguì uno screening sanitario avviato soltanto a ottobre con una assurda denuncia per epidemia colposa da parte dell'ASL, che quel rischio avrebbe dovuto impedirlo - non venga di nuovo strumentalizzato e piegato per beceri fini di posizionamento politico".
"Quello che è mancato, allora come oggi, è stato l'accesso immediato alle cure e ai test, tanto più per le persone straniere prive di codice fiscale: un aspetto, quello sì, di sicurezza pubblica che l'ASL e dunque la Regione dovrebbe garantire, e che invece manca dalla pandemia, con la destra che ha anche bocciato un nostro emendamento al piano socio-sanitario che reintroduceva questo servizio. I problemi di cui dovrebbe occuparsi chi governa la sanità e il welfare regionale sono le barriere nell'accesso alla sanità, la prevenzione che non c'è, le persone fragili e marginalizzate, spesso straniere. Quello spazio autogestito garantisce esattamente il contrasto allo sfruttamento e a condizioni abitative e igieniche disperate di cui blatera Marrone, e anche per questo continueremo a difenderlo contro la crociata della destra", ha infine aggiunto Ravinale.
In chiusura resta la linea dura dell'assessore regionale alle Politiche sociali Maurizio Marrone, che parla invece di un quadro ben diverso: "Avrebbero portato una donna anche a perdere la sua gravidanza. Le istituzioni come la Regione e il Comune dovrebbero fidarsi dei tecnici dell'ASL oppure di questa gente che usa stranieri in difficoltà come scudi umani per la militanza politica antagonista? La tubercolosi è solo la punta di un iceberg di violenza, omertà e sopraffazione che il Comune di Torino non può fingere di ignorare, se non intende condividerne le responsabilità”.
Il Direttore del Dipartimento Prevenzione Asl di Torino, il dottor Roberto Testi, ha sottolineato: "Quel luogo è un edificio inadatto all’abitazione, occupato da circa 600 persone, non controllato ma controllabile, e rappresenta uno dei problemi sanitari più gravi degli ultimi anni. Mancano verifiche e bonifiche, e le condizioni, dai bagni agli spazi comuni, sono tutt’altro che idonee. Il Comune deve assumersi la responsabilità di intervenire insieme all’ASL, anche valutando uno sgombero temporaneo per rendere l’area agibile e trasferire le persone in spazi adeguati, perché non vogliamo vedere persone ammalate o famiglie sbattute in strada".


















