Lo stato di salute dell'economia del Piemonte? "E' quello di una regione che, nonostante le criticità, ha numeri incoraggianti. Questo non vuol dire che non ci siano i problemi, a cominciare dalla crisi dell'auto o l'effetto dei dazi. Ma ci sono numeri oggettivi che ci dicono che il Piemonte, dal 2009 a oggi, ha recuperato 9 punti di Pil. E abbiamo recuperato la velocità di crescita rispetto alle altre regioni del Nord". Parola di Alberto Cirio, governatore del Piemonte, che nel pomeriggio di oggi ha incontrato, insieme alla sua giunta, gli esponenti di Confindustria Piemonte. "Ci siamo dati un metodo di lavoro, incontrandoci come ogni anno e poi proseguendo con i confronti più specifici, a seconda delle tematiche e delle categorie".
Allo stesso passo degli altri
"Ci siamo messi a correre allo stesso passo degli altri, anche se alcune regioni hanno forse rallentato. Ma noi abbiamo accelerato", prosegue Cirio. E sul 2026 le attese sulla crescita del Pil siamo tra i territori con le prospettive migliori. "Merito dell'export - spiega il governatore - e le difficoltà dell'automotive verso la Germania è compensato dall'andamento dell'aerospazio, che sta anche dando una mano al riposizionamento delle filiere. Ma il settore ha commesse per i prossimi 15 anni. Ma senza dimenticare l'industria del lusso o dell'alimentare".
Disoccupazione ai minimi
Infine, "abbiamo uno dei tassi di disoccupazione più bassi degli ultimi 26 anni, anche se si può poi analizzare la tipologia di lavori e di contratti", conclude Cirio. "Ma ci sono anche difficoltà. Ma anche obiettivi da raggiungere, a cominciare dalla sburocratizzazione. E da domani va in aula il Cresci Piemonte: è una legge speciale, a scadenza, che sarà integrata da un emendamento che prevede l'ampliamento dei benefici anche alle grandi città. Proprio come richiesto da Confindustria e dal sindaco di Torino".
Soldi per le bonifiche e Zes
"Ci è stato chiesto un fondo per la possibilità di recuperare un'area già industrializzata - aggiunge Cirio -. Abbiamo chiesto allo Stato di istituire questo fondo e lo vogliamo mettere anche nella prossima programmazione di Fondi Ue 2028-2033: vogliamo metterlo a disposizione delle imprese che devono avviare delle bonifiche per rendere appetibile un investimento di questo genere anche dal punto di vista dei costi. Non tutti i territori sono uguali e noi forse abbiamo più aree industriali da recuperare rispetto ad altri territori: questo lo vogliamo spiegare a Bruxelles". Attenzione anche ai costi dell'energia, ma senza fare distinzioni di ambito. "Pensiamo all'automotive, ma non ci sono preferenze".
Zes, se ne parla in Senato
"Siamo una regione con Zls, zone logistiche speciali. Ma si può ambire a diventare Zes, Zone economiche speciali con benefici fiscali enormi per i territori interessati - dice il governatore -. Sono molto diffuse al Sud, ma se per il Piemonte nel suo insieme non abbiamo numeri adatti, magari possono esserlo determinate zone e province, come la provincia di Torino o parti di quella di Alessandria o di Asti. Mentre sarebbero un folle abominio pensare questi aiuti per Cuneo, Novara o il Vco. Ne parleremo anche domani in una Commissione al Senato".
Parola alle aziende
"Stiamo migliorando, rispetto agli altri territori. Ma è positivo dare alla Regione stimoli e far presente bisogni - concorda il presidente di Confindustria Piemonte, Andrea Amalberto -. A cominciare proprio dai costi di bonifica. Il rischio è che venga lasciato lì tutto quel patrimonio edilizio dismesso che potrebbe essere recuperato. E' positivo invece poter pianificare la presenza di uno fondo, quantificare le risorse e capire come agire e in quali tempi".
"Un altro tema è quello dell'intermodalità tra ferro e gomma - prosegue Amalberto -, così come i passi avanti per i corridoi di collegamento. Sulla formazione stiamo andando avanti con Its e corsi di reskilling e upskilling. Quanto all'export, dopo la missione in Giappone stiamo pensando anche a missioni in India o Argentina".
Servizi "in casa"
Un ultimo pensiero riguarda l'import-export all'interno dei confini nazionali. "Un pezzo di servizi li compriamo dalle altre regioni d'Italia: una forma di import locale su cui possiamo lavorare per diventare meno dipendenti da altre zone e diventare più autonomi", dice Cirio. "Si tratta di una spesa che equivale al 29% nel differenziale tra quello che compriamo e quello che forniamo", concorda Amalberto. "Ridurre questa esposizione almeno al 20% potrebbe solo farci bene".

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