Una sigla a matita tracciata oltre duecento anni fa e la memoria storica dei bibliotecari hanno permesso di risolvere un giallo internazionale lungo ottant’anni. Le "Odae felices" di Nicolaus Nomeseius, un tesoro editoriale stampato a Roma nel 1588, sono finalmente tornate a casa, nella Biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna, dopo un viaggio tortuoso che le aveva portate tra la Svizzera e gli Stati Uniti.
Il giallo del volume scomparso
L’opera, di eccezionale importanza e fino ad oggi censita in una sola altra copia al mondo (custodita a Parigi), era svanita nel nulla dopo il 1944. In quell'anno terribile, i bombardamenti che devastarono Bologna colpirono duramente anche il Palazzo dell'Archiginnasio. Nel caos del dopoguerra, l'opuscolo – parte della prestigiosa collezione del marchese Aldobrandino Malvezzi de' Medici – era sparito dagli inventari, finendo nel mercato nero dei collezionisti.
L'intuizione a Torino
La svolta è arrivata a fine 2024 a Torino. Un collezionista emiliano, che aveva acquistato il libretto da una libreria antiquaria negli USA, ha presentato il volume alla Soprintendenza per ottenerne la certificazione di importazione. Ma agli occhi esperti degli storici dell’arte qualcosa non tornava: sul frontespizio apparivano tracce inequivocabili del passato, tra cui un timbro e una nota manoscritta legata al naturalista Ulisse Aldrovandi.
Le indagini dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale hanno fatto il resto, ricostruendo i passaggi tra Zurigo e gli Stati Uniti e bloccando la vendita del bene, che era già destinato a ripartire per l'estero.
Quella firma a matita salvifica
A confermare l'identità del "fuggiasco" è stato un dettaglio quasi invisibile: una piccola sigla "UA" scritta a matita in fondo al frontespizio. Gli specialisti dell'Arma l'hanno sottoposta ai bibliotecari bolognesi, che hanno riconosciuto la calligrafia di Lodovico Montefani Caprara, bibliotecario del Settecento. Quel segno rapido, apposto secoli fa per catalogare il fondo Aldovrandi, è diventato oggi la prova regina per riportare il volume nel suo archivio d'origine.
Con una cerimonia privata, il Nucleo TPC di Torino ha restituito il prezioso libretto alla collettività. Un successo dal valore simbolico: la ricomposizione di un patrimonio che la guerra aveva tentato di disperdere e che oggi torna a essere l'unico esemplare conosciuto in Italia.
















