Cresce la preoccupazione nel mondo agricolo per l’impennata dei costi di produzione legata alle tensioni geopolitiche internazionali. A lanciare l’allarme è Gabriele Carenini, presidente regionale di Cia Agricoltori italiani del Piemonte, che richiama l’attenzione sulle ripercussioni immediate per le aziende agricole, proprio mentre si avvicina la fase cruciale delle semine e delle lavorazioni primaverili nei campi.
«L’agricoltura piemontese sta affrontando un momento estremamente delicato – afferma Carenini –. L’aumento del costo dei carburanti, legato all’instabilità internazionale e alle tensioni nei principali snodi energetici globali, rischia di trasformarsi in un effetto domino su tutta la filiera produttiva. Il gasolio agricolo è una voce essenziale per il lavoro nei campi e il suo rincaro si riflette inevitabilmente su tutte le altre forniture, dai trasporti ai mezzi tecnici».
Secondo il presidente regionale di Cia Piemonte, il comparto primario si trova a fronteggiare una vera e propria “tempesta perfetta”, tra incremento delle spese energetiche, difficoltà nell’approvvigionamento di alcune materie prime strategiche e tensioni commerciali internazionali.
«Le imprese agricole – prosegue Carenini – stanno già facendo i conti con costi di produzione cresciuti negli ultimi anni e con le incertezze legate ai dazi statunitensi su alcuni prodotti agroalimentari. Ora, con l’ennesima crisi geopolitica e il rischio di nuove tensioni sui mercati energetici e logistici, il peso economico rischia di diventare insostenibile, proprio nel momento in cui gli agricoltori devono affrontare le spese più consistenti per le lavorazioni dei terreni».
Cia Agricoltori italiani Piemonte richiama quindi l’attenzione delle istituzioni nazionali ed europee sulla necessità di misure immediate per contenere l’impatto dei rincari energetici e garantire la continuità produttiva delle aziende agricole.
«Serve una risposta politica forte – conclude Carenini – che protegga il settore primario, oggi più che mai strategico per la sicurezza alimentare. Occorre intervenire sui costi energetici, sostenere concretamente le imprese agricole e accelerare la costruzione di un modello energetico più autonomo e sostenibile. Senza interventi rapidi rischiamo di compromettere la competitività del nostro agroalimentare e la tenuta economica di migliaia di aziende».














