(Adnkronos) - L'isola iraniana di Kharg, nel Golfo Persico, colpita negli attacchi americani nel corso della guerra con Iran, rappresenta il cuore dell'industria petrolifera di Teheran ed è uno dei bersagli economici più sensibili del conflitto in corso. Il terminale è attraversato da oltre il 90% delle esportazioni di greggio dell'Iran, ma l’infrastruttura era finora rimasta. E lo sarebbe rimasta anche dopo i raid avvenuti notte italiana tra 13 e 14 marzo, che non avrebbero preso di mira gli impianti, secondo quanto assicurato da Teheran. Nei giorni scorsi, gli analisti avevano avvertito che un attacco a Kharg potrebbe provocare un’ulteriore impennata dei prezzi del petrolio, destabilizzando ancora i mercati energetici globali.
Situata a circa 55 chilometri dal porto di Bushehr e circondata da acque profonde, Kharg si estende per soli otto chilometri, ma ospita la principale piattaforma di esportazione del greggio iraniano. Attraverso oleodotti sottomarini e terminali di carico, convoglia petrolio dai giacimenti centrali e occidentali verso le petroliere dirette soprattutto ai mercati asiatici, con la Cina tra i principali acquirenti. Normalmente transitano dal terminale 1,3–1,6 milioni di barili al giorno, con capacità di stoccaggio di decine di milioni di barili.
Il valore strategico dell’isola spiega perché finora non sia stata colpita. Secondo Neil Quilliam, analista di Chatham House, un attacco potrebbe far salire il prezzo del petrolio fino a 150 dollari al barile. Distruggere o paralizzare l’impianto significherebbe togliere dal mercato l’intero flusso di esportazioni iraniane, mentre parte della produzione regionale è già bloccata nello Stretto di Hormuz.
Anche una possibile occupazione militare sarebbe estremamente complessa: servirebbe un massiccio dispiego di forze e potrebbe creare uno stallo energetico, con l’Iran che continuerebbe a produrre senza poter esportare e gli Stati Uniti che controllerebbero il terminale senza poterlo far funzionare.
Oltre all’aspetto economico, Kharg ha un forte valore simbolico. Abitata fin dall’antichità e contesa da potenze regionali ed europee, divenne un hub petrolifero negli anni Sessanta e fu bombardata durante la guerra Iran-Iraq negli anni Ottanta. Le sue acque profonde permettono ancora oggi alle superpetroliere di trasportare il principale sostegno economico della Repubblica Islamica.














