Decollo effettuato, adesso Torino resta con il naso all'insù. Con il lancio della missione Artemis II, si avvicina dopo oltre 50 anni il ritorno dell'uomo sulla Luna e il distretto sabaudo è pronto a recitare un ruolo da protagonista nel volo attorno al satellite della Terra. A Torino, nel sito di Thales Alenia Space, partecipata di Leonardo , sono in realizzazione per la Nasa e l’Asi la prima casa sulla Luna per gli astronauti (Multi-Purpose Habitat – MPH), che garantirà un ambiente sicuro e confortevole per i successori di Armstrong e permetterà di effettuare esperimenti scientifici e di interoperare con altri asset esterni, e il primo lander lunare europeo Argonaut, progettato per l’ESA per trasportare e far atterrare carichi sulla superficie lunare.
Verso una nuova "casa"
Dai sistemi di alimentazione alle attività di tracciamento, le tecnologie di Leonardo e delle sue joint venture sono protagoniste della missione partita dal Kennedy Space Center di Cape Canaveral, in Florida. Come spiega Roberto Cingolani, amministratore delegato e direttore generale di Leonardo, “lo Spazio si conferma sempre più strategico per gli equilibri geopolitici e la sicurezza globale. Stiamo passando da una logica di esplorazione a quella di infrastruttura abilitante capace di generare dati e capacità critiche anche per la Terra. Sviluppare una presenza duratura sul suolo lunare è una sfida che rafforzerà lo sviluppo tecnologico, la sicurezza e la competitività industriale”.

Si torna sulla Luna
Proprio ora, quattro astronauti stanno viaggiando per circa dieci giorni a bordo del veicolo Orion, raggiungendo una distanza di circa 7.400 km dalla Luna. La navicella sarà spinta dal modulo di servizio europeo (European Service Module - ESM) fornito dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA) alla NASA, cuore tecnologico che assicura energia, propulsione, controllo termico, aria e acqua al veicolo. Un obiettivo ambizioso, reso possibile anche dall’impegno europeo e italiano, che include le tecnologie di Leonardo, Thales Alenia Space e Telespazio.
Un nuovo velivolo di difesa

Ma non solo: nelle scorse ore Leonardo è stata anche proagonista per l'assegnazione del primo contratto internazionale congiunto per il Global Combat Air Programme (GCAP), la collaborazione internazionale tra Italia, Giappone e Regno Unito per lo sviluppo di un velivolo da combattimento di nuova generazione. E Torino sarà il territorio di riferimento per quanto riguarda il contributo tricolore a questo progetto.
L’Agenzia GCAP, che gestisce il programma per conto delle tre nazioni, ha affidato il contratto a Edgewing, la joint venture industriale trinazionale costituita per guidare la progettazione e lo sviluppo del programma. Il contratto, del valore di 686 milioni di sterline, finanzia attività chiave di progettazione e ingegneria e consente al partenariato trilaterale di consolidare il proprio slancio e accelerare i tempi di realizzazione. Proprio mentre altri progetti simili, sempre di matrice europea, arrancano un po'. Marco Zoff, amministratore delegato di Edgewing, ha dichiarato: “La rapidità con cui Edgewing e l’Agenzia GCAP hanno aumentato la propria operatività è stata resa possibile dal nostro obiettivo condiviso e dalla forza della collaborazione. Siamo orgogliosi di portare avanti questo slancio”.

Il GCAP, lanciato nel 2022, porterà allo sviluppo di un innovativo caccia stealth di nuova generazione dotato di tecnologie all’avanguardia, sostenendo le industrie sovrane dei Paesi partner nel rispondere alle minacce globali.













