Il torinese Trio Concept torna a casa per suonare insieme all’Orchestra Filarmonica Torino nel concerto “Il metronomo in salotto” che si svolgerà martedì 14 aprile.
L’ensemble composto dai giovani Edoardo Grieco (violino), Francesco Massimino (violoncello) e Lorenzo Nguyen (pianoforte) si è affermato in tutta Europa con debutti in sale simbolo come Musikverein di Vienna, Concertgebouw di Amsterdam ed Elbphilharmonie di Amburgo.
“Ci siamo conosciuti al Conservatorio dove eravamo compagni di studi - racconta Lorenzo Nguyen -. Eravamo adolescenti, abbiamo iniziato a suonare insieme per gioco perché i nostri insegnanti erano musicisti di un trio per cui ci è sembrato naturale. Era un’esperienza ludica, provavamo anche due volte la settimana perché ci piaceva, ma è stato qualcosa che abbiamo affrontato anche con tanta serietà”.
Inizialmente il vostro nome era Trio Chagall, perché avete deciso di cambiare?
“Era una scelta naif, quando avevamo 13 anni c’era questa moda di chiamare i gruppi con i nomi di artisti e Chagall non era ancora preso. Con il tempo abbiamo realizzato che non siamo né pittori, non siamo né russi né francesi, non ci siamo sentiti rappresentati al massimo. Quest’anno è partita la tournée nelle principali sale europee e quindi abbiamo scelto un nome che ci descrivesse meglio. Michelangelo Buonarroti scrisse che “Non ha l'ottimo artista alcun concetto”. Idealmente voleva dire che la scultura è già nel marmo, bisogna solo togliere quello che è in eccesso. Ecco anche noi diamo vita alla musica attraverso suoni che sono già lì”.
Al centro del programma che porterete sul palco, il Triplo Concerto op. 56 di Ludwig van Beethoven. Perché questa scelta?
“Per noi è il concerto per eccellenza. È una delle principali opere di trio per orchestra scritta dal grande compositore. Ci sono altri concerti, ma sono opere meno conosciute. È un grande piacere tornare con quest’opera. La musica da camera per sua struttura esprime al meglio l’idea di convivialità. Noi insieme all’orchestra rappresentiamo una sintesi straordinaria, non è uno insieme molti come nei concerti solisti, ma un insieme di persone, una piccola collettività verso il tutto”.
Qual è il vostro rapporto con l’Orchestra Filarmonica?
“L’OFT ha una forte identità cittadina, lo spirito è avere un ambiente piacevole di lavoro, di condivisione e di crescita. Ci sono molti giovani che possono imparare dagli adulti e viceversa. C’è un’idea di scambio, tutto ciò con una marcata identità torinese”.
Oggi vivete tutti all’estero, ma qual è il vostro rapporto con Torino?
“Cinque anni fa ci siamo trasferiti a Basilea, abbiamo suonato tanto in Italia e Europa, ma Torino è casa nostra. Sentiamo un legame profondo con la città che ci è mancata tanto. Siamo felici di tornare con l’OFT che ci ha supportati nel corso di questi anni”.
Cosa ne pensate del ruolo della città nella promozione della musica?
“Torino ha molto da offrire alla musica. È una città elegante e straordinaria, sia nelle persone, sia nella musica con un’offerta non è pomposa, ma sostanziale. Sono visceralmente legato alla città, mi sento protetto dalla catena di montagne che ci circonda. Siamo debitori alla città per la nostra musica. La musica da camera non è tradizionalmente italiana, ma è stata una fortuna crescere in un ambiente in cui poterla respirare sin dall’inizio. Torino è un’eccezione in Italia, le siamo davvero debitori”.
Quali sono i prossimi progetti del Trio?
“Abbiamo in programma tanti concerti nelle principali sale europee poi partiremo per una tournée in Cina il prossimo autunno. Un giorno ci piacerebbe condividere quello che avremo, fare in modo che i musicisti italiani possano contare su repertorio di trio. Vorremmo dare vita a nuove opere, creare qualcosa che resti”.














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