75mila morti, 19 musei e 145 siti archeologici e monumenti danneggiati o distrutti nella sola area di Gaza. A tanto ammontano i danni della guerra in Palestina dal 2023 ad oggi. Dopo tre anni di conflitto a Torino, la Fondazione Merz ospita la prima grande mostra che celebra l’arte antica e moderna palestinese.
Il progetto mette in relazione una selezione di circa ottanta reperti archeologici dal Mah - Musée d’art e d’histoire di Ginevra su mandato dello Stato di Palestina e dal Museo Egizio di Torino - dall’età del bronzo al periodo ottomano - con le opere di artisti contemporanei palestinesi e internazionali Samaa Emad, Mirna Bamieh, Khalil Rabah, Vivien Sansour, Wael Shawky, Dima Srouji e Akram Zaatari.
“Gaza, il futuro ha un cuore antico” mira a tenere viva la memoria di una civiltà millenaria, sensibilizzando il pubblico sulla necessità di proteggere e tramandare il patrimonio culturale minacciato dalla guerra e dall'oblio.
“Si tratta di un progetto corale nato quasi un anno fa. Volevamo risollevare l’attenzione sul genocidio di Gaza e il patrimonio culturale perduto" spiega Beatrice Merz che insieme agli altri attori della mostra lancia un appello: “Abbiamo discusso molto sui padiglioni di Venezia, ma non si è mai pensato a un padiglione palestinese. Sarebbe bello eleggere questa mostra a Padiglione della Palestina alla Biennale di Venezia”.
Greco: "Inaccettabile accanirsi sulla cultura"
“Di fronte alle vite che vengono colpite non riflettiamo su cosa significhi distruggere il patrimonio culturale perché significa distinguere la memoria di un Paese - commenta il direttore del Museo Egizio, Christian Greco - La perdita di vite umane non è meno importante, ma è inaccettabile colpire i beni culturali perché si colpisce il passato, il presente e il futuro”.
Il titolo si ispira ai versi di Carlo Levi in cui lo scrittore torinese evidenziava l’importanza di mantenere il legame tra passato, presente e futuro. “Non può esserci futuro per Gaza se sono recise le sue radici - sottolinea lo storico, Tommaso Montanari -. Israele distrugge il suo patrimonio perché vuole che il popolo palestinese non sia libero. Questa mostra forse riesce a fare qualcosa che le nostre autorità costituite non hanno saputo fare. Torino dice una parola importante, in un grande silenzio”.
Nel 2007 il Mah di Ginevra fece una grande mostra sull’arte araba. Per realizzarla nel 2006 uscirono circa 300 oggetti da Gaza, a cui se ne aggiunsero altri da Parigi dopo la grande mostra sugli scavi palestinesi iniziati nel 1994, anno in cui poterono finalmente fare scavi nella loro terra.
Crocevia per le rotte commerciali, religiose e culturali, la città ha conosciuto nel corso dei secoli una straordinaria stratificazione storica. Sono proprio questi aspetti che la selezione di reperti provenienti da Gaza vuole sottolineare.
Blandin: "500 oggetti da Gaza"
“Oggi abbiamo più di 500 oggetti da Gaza - commenta Béatrice Blandin del MAH - Nel 2023 pensavamo ci fosse un modo di farli ritornare poi c’è stato il 7 ottobre. Pensavamo di tenerli due o tre mesi, alla fine sono rimasti 20 anni. La città di Ginevra se prenderà cura il tempo necessario”.
Fadel Al Utol è arrivato da Gaza nel 2025 e oggi lavora al Mah. Prima di uscire dal Paese ha realizzato quasi 5 mila fotografie inviate Ginevra e che saranno utilizzate per custodire la memoria di tutto quello che è stato distrutto.
“Quello che mi ha particolarmente colpito è vedere il sito dove avevo cominciato a lavorare come archeologo andare distrutto - racconta -. Se chiudo gli ho lo rivedo ancora con la mente. È dove ho lavorato per anni, è triste”.
“Devo ringraziare il Mah di Ginevra - aggiunge - ricordo che quando dovevamo far uscire alcuni reperti da Gaza attraverso l’Egitto, il girono dopo il nostro passaggio, Israele ha chiuso le frontiere. Se avessimo lasciato lì gli oggetti sarebbero andati perduti. La mostra di oggi è importante perché racconta tutti i 3 mila anni di storia e di cultura di Gaza”.
Tra gli artisti contemporanei in mostra anche Samaa Emad che è riuscita ad arrivare a Parigi come richiedente asilo. “Parlando attraverso tutti i mezzi è possibile ricordare il nostro Paese” commenta l’artista che espone di opere, una che ritrae i monumenti scomparsi dall’inizio del conflitto e altra dedicata alla memoria del cibo.






















