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Attualità | 25 maggio 2026, 10:14

Arcidiocesi di Torino, al via la seconda edizione del premio letterario in memoria di don 'Meco' Ricca

Tutto quello che c'è da sapere

Immagine d'archivio

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Istituito da Forum Terzo Settore Piemonte e Salesiani Don Bosco Piemonte e Valle d’Aosta, organizzato quest’anno in collaborazione con l’Associazione Giovanile Salesiana e patrocinato dalla Città di Torino, il concorso letterario è aperto a tutti, dai 14 anni in su. Chi desidera partecipare deve presentare, entro il 31 luglio, un elaborato (saggio, racconto o composizione musicale) sul tema_ *“Atti di cura, scelta di legalità”*. _Bando e modulo di iscrizione sono disponibili sul web, agli indirizzi_ www.terzosettorepiemonte.it/progetto/premio-letterario-meco-seconda-edizione/ _e_ salesianipiemonte.info/premio-letterario-meco-al-via-la-seconda-edizione-dedicata-agli-atti-di-cura-scelte-di-legalita/

Raccontare, in parole o in musica, come la legalità possa prendere forma nei gesti quotidiani e la cura diventare una scelta capace di cambiare sé stessi e gli altri. Questo è il tema proposto per la *seconda edizione del Premio letterario intitolato a Don Domenico “Meco” Ricca*, il sacerdote salesiano scomparso due anni or sono, che aveva dedicato quasi una vita intera ai ragazzi detenuti nel carcere minorile del Ferrante Aporti. 

Con il Premio “Meco”, il Forum del Terzo settore in Piemonte (di cui don Domenico era stato tra i fondatori) e i Salesiani del Piemonte e della Valle d’Aosta che ne sono i promotori e il settimanale diocesano _La Voce e Il Tempo_, intendono rendere omaggio e ricordare la figura del religioso che è stato per oltre quarant'anni anni non solo guida spirituale, ma soprattutto confidente, formatore e riferimento e, fatto non meno importante, aveva contribuito con le sue proposte e le attività da lui organizzate a migliorare i percorsi di rieducazione e le condizioni di vita nell'istituto torinese di pena per minori.

Per la seconda edizione del concorso è stato scelto il tema *“Atti di cura, scelte di legalità”*, con l’intento di spingere a esplorare che cosa significhi vivere la legalità come pratica quotidiana, concreta e relazionale, da esprimere attraverso gesti di cura verso sé stessi, verso gli altri e verso la comunità.  

Come è spiegato nella pagina web di presentazione del Premio, “la legalità non è solo un insieme di regole da rispettare, ma una scelta consapevole che nasce dal riconoscimento del valore dell’altro e del contesto in cui viviamo. È un modo di abitare il mondo, che si traduce in responsabilità, rispetto e partecipazione. In questo senso, ogni atto di cura può diventare un atto di legalità. Prendersi cura significa riconoscere i bisogni, ascoltare, intervenire, assumersi responsabilità e scegliere di non restare indifferenti”. 

A coloro che prendono parte al concorso istituito in memoria di don Meco è richiesto di riflettere su come, nei fatti, la legalità non rappresenti qualcosa di distante o di astratto, ma invece prenda forma in tanti, anche semplici, gesti quotidiani: dal rispetto delle regole alla tutela dei diritti, alla capacità di costruire relazioni sane e giuste.

*I partecipanti* sono invitati a condividere, attraverso la scrittura o la musica, le proprie riflessioni, i propri vissuti, le esperienze personali o immaginate, mettendo in luce il valore degli “atti di cura” come scelte di legalità. Parole o note per raccontare come la cura possa diventare legalità e le scelte quotidiane contribuire a costruire una società più giusta. 

Il *modulo di iscrizione* è disponibile sul web, agli indirizzi www.terzosettorepiemonte.it/progetto/premio-letterario-meco-seconda-edizione/ e salesianipiemonte.info/premio-letterario-meco-al-via-la-seconda-edizione-dedicata-agli-atti-di-cura-scelte-di-legalita/ 

Tre le categorie in cui è articolato il concorso: *Giovanissimi* (dai 14 anni ai 20 anni), *Giovani* (dai 21 ai 30 anni), e *Adulti* (dai 31 anni in su).

Gli elaborati - il *“racconto breve”* (2500 parole) di fantasia o autobiografico, il *“saggio breve”* (massimo 4000 parole) che esplori il tema del concorso sotto aspetti sociologici, psicologici o filosofici, la *“canzone”*, una composizione musicale originale, in formato testo o mp3, che affronti il tema della cura e delle scelte responsabili - devono essere consegnati *entro il 31 luglio*.

La giuria del Premio è presieduta da *don Alberto Martelli* (direttore dell’Opera Salesiana Rebaudengo) e ne fanno parte *Barbara Daniele* (responsabile Legacoopsociali Piemonte), *Stefano Delmastro* (da 30 anni impegnato nel campo delle cooperative editoriali), la giornalista *Marina Lomunno* (caporedattrice a _La Voce e Il Tempo_ e autrice del libro _Il cortile dietro le sbarre: il mio oratorio al Ferrante Aporti_), *Claudio Sarzotti* (professore ordinario di Sociologia del Diritto presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Torino, direttore della rivista _Antigone_), *Stefano Tassinari* (dirigente nazionale Acli aps e Enaip), e *Marco “Zuli” Zuliani* (rapper e storyteller torinese con oltre vent’anni di esperienza artistica e sociale). 

Ambasciatore del Premio è *Francesco Carlo “Kento”*, rapper e attivista da anni impegnato in progetti educativi e sociali, in particolare all’interno delle carceri e con i giovani in contesti fragili. Attraverso il rap promuove percorsi di espressione, consapevolezza e legalità. È autore del libro _Barre – Rap_, sogni e segreti in un carcere minorile, in cui racconta la sua esperienza nei laboratori musicali in ambito penitenziario.

La cerimonia di *premiazione* avverrà in autunno, in occasione dell’edizione 2026 delle “Giornate della legalità”. 

Gli elaborati vincitori della prima edizione del Premio “Meco” sono raccolti nel volume _“Dietro le sbarre. Racconti, poesie e saggi brevi”_ (edito da Elledici). I proventi della vendita del libro vengono interamente devoluti alla comunità per minori Harambée di Alessandria, dove don Meco era di casa.

Chi è don Domenico “Meco” Ricca?

Sacerdote salesiano dal 1975, don Meco è stato per oltre quattro decenni il cappellano del carcere minorile torinese “Ferrante Aporti”. Ha speso tutta la sua vita per e con i giovani reclusi, come don Bosco voleva dai suoi salesiani, preti da oratorio, preti da cortile. E proprio lo stile da oratorio, della presenza, dell’ascolto e delle chiacchierate informali, è stato sempre quello adottato da don Meco con tutti i suoi ragazzi, qualunque fosse stato il reato che li aveva condannati alla reclusione. I suoi ragazzi, come soleva dire, erano solo nati nella culla sbagliata e lui, nel quotidiano fare concreto e nel pieno spirito degli insegnamenti di don Bosco, in ogni giovane cercava quel punto accessibile su cui far leva per combattere le fragilità e consentire di lasciarsi alle spalle il marchio di “discolo o pericolante”, come diceva don Bosco per quei ragazzi a rischio di cadere nella rete delle attività illegali. 

Don Domenico Ricca può essere descritto come “prete di frontiera” ed è stato tra i fondatori della cooperativa sociale Valdocco, dell’associazione Aporti Aperte, dei Salesiani per il Sociale e del Comitato piemontese del Forum del Terzo Settore. È stato inoltre presidente dell’Associazione Amici di don Bosco per le adozioni internazionali, delegato per le Acli e altro ancora, nonché, naturalmente, punto di riferimento per tutti coloro che si occupano di disagio minorile. 

La parola fine sulle pagine della sua vita terrena è comparsa il 2 marzo del 2024. L’allora Rettor maggiore dei salesiani, il cardinal Angel Fernandez Artime, lo aveva ricordato come un figlio di don Bosco che ha speso tutta la sua vita di salesiano per accompagnare i giovani finiti al Ferrante Aporti, un prete che i giovani ha amato veramente, soprattutto quelli che hanno avuto di meno.

comunicato stampa

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