Il Carcere Lorusso-Cutugno di Torino tra i 34 istituti penitenziari italiani di 29 città visitati oggi da delegazioni composte da rappresentanti dell'Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione, insieme a esponenti delle istituzioni locali, del mondo dell'università, della cultura e della società civile.
Focus sulla condizione delle carceri italiane
Obiettivo riportare l'attenzione dell’opinione pubblica sulle condizioni delle carceri italiane, attraversate da una crisi sempre più grave, e riaffermare il principio secondo cui la pena deve essere conforme ai valori sanciti dall'articolo 27 della Costituzione: umanità, dignità della persona e finalità di reinserimento sociale.
La visita della delegazione si è concentrata sui padiglioni B e C, quelli più affollati, e su quello femminile. “C’è un grosso problema di sovraffollamento - spiega Beatrice Robba, della Cooperativa Terra Mia, in rappresentanza del Cnca (Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienti) -. Sono 1500 le persone detenute a fronte di una capienza di mille. C’è un’alta percentuale di persone straniere e giovani adulti, sia arrestati direttamente sia provenienti dall’istituto minorile. Ci sono poi problematiche di persone con dipendenze e con problematiche psichiatriche, spesso detenuti inerme”.
Il tutto in questo periodo è esasperato dalle temperature estive elevate. “L’interno dell’Istituto è molto caldo, le celle sono senza ventilatori. A tutto questo si aggiunge la carenza di personale che oggi è sotto di circa 200 unità”.
“Vogliamo - conclude Robba - che oggi sia un punto di partenza di un percorso condiviso perché bisogna parlare di carceri perché vuol anche dire parlare di diritti e di responsabilità”.
Boosta: "Difficile parlare a mente lucida"
Tra i delegati, anche Davide Dileo (in arte Boosta) dei Subsonica, e la vice sindaco, Michela Favaro. “È difficile parlarne a mente lucida, ho passato la mattinata con la possibilità di girare tra i padiglioni, cercando di evitare e di essere un turista. È una situazione umana faticosa. Abbiamo il dovere di non voltare le spalle” commenta l’artista, per la prima volta in visita al carcere Lorusso.
“Questa società ha già un grosso problema di scala mobile sociale, che è crollata da diverso tempo, qui percepisci un’assenza di futuro, lo respiri è nostro dovere non girare le spalle” aggiunge. “Qui hai una varietà umana che è davvero immensa. Quello che mi sembra evidente, è che tenere le persone impegnate possa essere utile, credo che dare uno scopo che non sia quello di passare il tempo fino a fine detenzione, qualora ce ne sia una, quello è un punto di partenza. Il mio compito oggi è di riportare attenzione sull’argomento”.
Favaro: "Una struttura non più attuale"
Tra le attività organizzate per coinvolgere i detenuti anche quelle del Festival LiberAzioni che da domani avvierà un nuovo laboratorio e a breve concluderà la post produzione del cortometraggio realizzato con giovani adulti del padiglione C.
“Il carcere di Torino è una struttura degli anni ’70 che non è più attuale - conclude Favaro - Sarebbero tanti gli interventi da fare. Per quanto riguarda il reinserimento, tra i progetti di lavoro condivisi con il Comune, ne partirà uno a settembre realizzato con Compagnia di San Paolo rivolto ai giovani adulti, tra i 18 e i 15 anni, obiettivo accompagnare le persone in maniera completa: dal supporto psicologico, alle attività sportive e culturali fino alle formazioni per l’inserimento lavorativo”.
















