In tema di incendi boschivi, l’estate 2026 verrà ricordata, per il Piemonte, come una delle peggiori. A causa delle condizioni meteoclimatiche eccezionalmente avverse di questa stagione estiva, caratterizzata da temperature elevate e siccità prolungata, si registra sin dall'inizio di giugno un incremento progressivo e costante dei roghi sull'intero territorio piemontese. È opportuno evidenziare come, fino a tempi recenti, gli incendi estivi nell'area alpina costituissero un fenomeno raro o quasi inesistente; tuttavia, i mutamenti climatici dell'ultimo quindicennio stanno determinando un aumento significativo di tali eventi anche nei mesi caldi.
Due mesi di operazioni
In risposta a questo scenario così critico, è stata disposta una massiccia intensificazione delle attività di prevenzione e vigilanza. Nell'arco di circa due mesi, i Carabinieri Forestali hanno avviato oltre 600 operazioni mirate, tra controlli e investigazioni, su tutto il territorio regionale, volte sia alla dissuasione sia alla repressione degli illeciti.
Dal 1° giugno sino ad oggi sono 129 gli incendi sui quali sono intervenuti i Carabinieri Forestale per l’espletamento delle attività di indagine finalizzate all’individuazione delle cause e all’identificazione degli autori. A titolo di paragone, nello stesso periodo dell’anno scorso erano stati soltanto 35 eventi. Le particolari condizioni ambientali hanno anche favorito diversi incendi da fulmine, tipici dei periodi più caldi e siccitosi quando l’avvento di fronti temporaleschi innesca la caduta di fulmini al suolo, soprattutto in area montana. Dal 1° giugno se ne contano ben 18 (sono stati soltanto 2 nel corso dell’estate del 2025). Quattro degli incendi più gravi, quello di Premosello Chiovenda nel Verbano-Cusio-Ossola del 1° luglio, di Valprato Soana nel Parco Nazionale del Gran Paradiso del 22 luglio, del Monte Barone nel biellese del 3 agosto e quello di Mornese (Al) del 5 agosto, sono imputabili a tale origine.
Venti persone denunciate
In totale, dal 1° giugno, sono state denunciate 20 persone per il reato di incendio boschivo; 32 sono state le violazioni amministrative contestate per accensioni vietate per 91.450 euro in tutto.
Il reato di incendio boschivo è estremamente grave e prevede la pena della reclusione, per l’ipotesi dolosa, da 6 a 10 anni, per quella colposa, da 2 a 5 anni. Nel caso di accensioni pericolose od in prossimità di aree boscate durante il periodo di grave pericolosità, anche ove non si cagioni un incendio, è prevista una sanzione amministrativa con pena pecuniaria da 5.000 a 50.000 euro.
La legge prevede infine che, sui suoli percorsi dal fuoco, ci sia il divieto di cambio di destinazione d’uso per 15 anni, quello di edificazione, pascolo e caccia per 10 anni ed il divieto di rimboschimento per 5 anni. Le condizioni di pericolo non sono ancora cessate. Pertanto, si raccomanda la massima cautela e di evitare del tutto accensioni nelle aree boscate od in prossimità di esse; anche involontariamente si può causare un incendio e produrre la devastazione di ampie aree naturali, con gravi conseguenze per l’ambiente e per se stessi.














